Napoli, la metamorfosi di Gattuso:
così Ringhio ha rivoluzionato tutto

Martedì 29 Settembre 2020 di Pino Taormina
Veleno. Equilibrio. Mentalità. Non un sarrista doc, ma gli si avvicina spesso per le idee. D'altronde, quando De Laurentiis lo scelse come successore di Ancelotti lo accolse con una speranza: «Rino ci riporterà alla grande bellezza e con lui risorgerà il sole». Domenica sera il Napoli si è ritrovato primo in classifica (cosa che non succedeva dalla seconda giornata del campionato 18/19), con otto gol fatti e neppure uno subito (mai successo in serie A nell'era De Laurentiis dopo le prime due giornate e l'ultima volta che c'è stata una partenza così, senza prendere gol, bisogna tornare indietro alla stagione 2005/2006 quando il Napoli era in serie C). Insomma, Gennaro Gattuso pare proprio aver preso per le mani quella che sembrava una bestia fuori controllo. Non si illude ancora di averla domata, ma pare proprio che sia sulla strada giusta. Ne ha viste troppe per credere che un modulo sia una soluzione, e in effetti non è così, anche se sia contro il Parma che contro il Genoa ha illuminato con il suo 4-2-3-1. Ma seguire il giro palla difensivo degli azzurri, con Koulibaly sempre più play, dimostra che quello è il primo mattone di ogni azione.

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C'è poco da fare: alla sfida con la Juventus, Gattuso ci arriva con un Napoli che ha trasformato nella tecnica, nella tattica e nel carattere. Prima di arrivare in serie A ha sgobbato in lungo e in largo, nessuno gli ha mai regalato niente. Ed è evidente che questo è stato il messaggio che per primo ha inviato ai suoi giocatori: io non regalo nulla a nessuno, perché nessuno ha regalato nulla a me. E così, Lozano, Mertens, ma anche Koulibaly, Hysaj, Manolas, hanno capito immediatamente che era necessario cambiare rotta. E anche questa estate, nei pochi giorni in cui la squadra ha lavorato a Castel di Sangro, Gattuso ha spinto molto su questo aspetto. E i frutti si vedono: Politano, titolare fino all'anno scorso, per la seconda volta è partito dalla panchina ma una volta in campo ha brillato. Così come Elmas. Ed è questo spirito che colpisce. Quando si parla di Gattuso, si è spesso prigionieri di una certa retorica narrativa che pretende di ridurlo a un personaggio ruvido, senza paura e basta. Ringhio, per l'appunto. Ma il gioco di Gattuso, come il suo lavoro, hanno sfumature e raffinatezze che la squadra ha imparato ad apprezzare dopo il primo mese sull'ottovolante.
 
 

Volevano lavorare e hanno trovato uno che li fa lavorare. Anche due ore durano gli allenamenti. Di tattica e di tecnica. Perché Gattuso non dimentica da dove arriva: alla fine di ogni allenamento, anche con la Nazionale, si metteva da solo a fare esercizi di tecnica. Perché non si smette mai di imparare. E Mertens e soci lo hanno capito: basta lasciarlo dire (e fare) e qualcosa si impara sempre da Gennaro Gattuso, campione del mondo nel saper gestire uno spogliatoio. E i suoi sfoghi non sono di poco conto: alza spesso la voce, anche in giornate di poco conto. Come a Parma, a luglio, tra il primo e il secondo tempo. In questi mesi napoletani ha ampiamente dimostrato di essere un tattico non di poco conto perché il Napoli, sia che giochi con il 4-3-3 o con il 4-2-3-1, è capace di mutare in base alle esigenze. Ha un vantaggio, enorme. Tipico dei grandi allenatori. Motivo per cui sono più i giocatori con cui va d'accordo che quelli con cui si scontra: ha la capacità di spiegare il calcio con semplicità. Il divulgatore Gattuso ha studiato tanto e si vede: alterna l'uso della tecnologia (i dati fisici sui giocatori ne orientano l'allenamento in tempo reale) all'istintiva gestione del gruppo. Anche per questo il match con la Juventus ha per il tecnico calabrese un significato speciale: per arrivare a questo appuntamento, Rino ce ne ha messo di anni. E questa fame è la stessa che ha ritrovato il suo Napoli. Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA