Napoli, la fedeltà di Maggio:
un applauso lungo dieci anni

Sabato 19 Maggio 2018 di Roberto Ventre
Dieci anni da raccontare: una vita a Napoli, testimonial perfetto dell'era De Laurentiis. Christian Maggio è a scadenza di contratto, quella di domani contro il Crotone può diventare la sua ultima partita in maglia azzurra. Addio in vista ma non ancora certo perché potrebbe esserci più avanti lo spiraglio per il prolungamento di un altro anno. Tutto dipenderà dal programma, dall'allenatore, dalle mosse del club e dalla volontà del terzino. E anche Massimo Briaschi, il suo procuratore ha lasciato un punto interrogativo. «Futuro? Non c'è ancora nulla di definito. Avremo modo di incontrare la società e decidere la cosa migliore, quando i discorsi tecnici saranno più definiti», ha detto a Radio Crc. Un fatto è certo, lui vuole continuare a giocare, a correre sulla fascia destra, con il Napoli o da qualche altra parte, magari nel Torino dove ritroverebbe Mazzarri, il tecnico con il quale ha sempre avuto un feeling straordinario. «Dirigente? Difficile. Ci stiamo guardando intorno, lui vuole sicuramente continuare a giocare: è in perfetta forma fisica, è un grande professionista. Giocare col Crotone? Se fosse davvero l'ultima in azzurro sarebbe bello poterla sfruttare», ha proseguito l'agente.

Una bandiera Christian Maggio, domani riceverà l'applauso del San Paolo: un leader silenzioso, un professionista esemplare, mai una parola fuori posto, mai un allenamento svolto con minore intensità di quella abituale. Soprattutto la straordinaria affidabilità nel farsi trovare sempre pronto ogni qual volta Sarri lo ha chiamato in causa: venti presenze in questa stagione (13 in campionato, 6 nelle coppe europee e una in coppa Italia). Con umiltà e serenità nelle ultime stagioni con Sarri ha accettato il ruolo di riserva di Hysaj dopo i tanti anni vissuti da titolare prima con Mazzarri e poi con Benitez.

Il veterano del gruppo, solo Hamsik ha una maggiore anzianità nel Napoli di De Laurentiis: il terzino fu acquistato a giugno del 2008, la sua prima esperienza al sud per un ragazzo veneto di Montecchio Maggiore che aveva giocato con Vicenza, Fiorentina, Sampdoria e Treviso. Ci ha messo poco per innamorarsi di Napoli e dei napoletani e con la sua famiglia non si è spostato più dalla città: un rapporto straordinario con la gente. Il Napoli lo comprò per 8 milioni della Samp e firmò il suo primo contratto per cinque anni. Primo allenatore Reja che lo schierò esterno destro di centrocampo nel suo 3-5-2, stesso ruolo e stesso modulo ricoperto poi più avanti con Mazzarri (che ritrovò dopo l'esperienza alla Samp) dopo la parentesi Donadoni. Gli anni più belli con l'attuale tecnico del Torino: protagonista assoluto sia nella prima Champions League chiusa agli ottavi di finale contro il Chelsea che in campionato. Poi il cambio di modulo e di ruolo con Benitez: terzino destro nel 4-2-3-1, posizione ricoperta a volte anche in Nazionale.
A Napoli la grande gioia delle due vittorie in coppa Italia e della Supercoppa e anche le pagine amare. Quest'anno il sogno scudetto inseguito a lungo e sfumato soltanto nel finale, una stagione vissuta con grandissimo trasporto, un ruolo fondamentale il suo nello spogliatoio: esperienza, equilibrio e professionalità.

 

Tredici presenze da titolare: 6 in campionato, 4 in Champions, 2 in Europa League e una in coppa Italia. Trentasei anni, una carriera infinita, 34 presenze con l'Italia, un campionato europeo da protagonista nel 2012, quelle perso in finale dagli azzurri di Prandelli contro la Spagna (ha giocato anche con Lippi il mondiale in Sudafrica del 2010). Uno dei pilastri del progetto Napoli: 308 presenze e 23 gol. Uno score di assoluto rilievo, il simbolo con Hamsik della squadra dell'ultimo decennio, dopo lo slovacco è il secondo calciatore azzurro con il maggior numero di presenze europee. Tante pagine da raccontare, tante emozioni, momenti indimenticabili: dieci anni da raccontare per il vice capitano azzurro e uno spiraglio ancora aperto per il futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA