Insigne, la grande bellezza:
quel magico destro che è un sospiro

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Marco Ciriello
Insigne, la grande bellezza: quel magico destro che è un sospiro

Sarà anche bipolare il suo modo di giocare, sarà che si perde e ritrova, che sbaglia e segna, ma Lorenzo Insigne porta i sospiri tra i suoi piedi, così quando rompe la difesa del Legia Varsavia, quando batte finalmente il bravissimo portiere Cezary Miszta, non cade solo il muro difensivo costruito da Czesaw Michniewicz, ma anche l'irruenza dei mastini polacchi e l'intera strategia tattica e si libera la partita del Napoli. Il destro d'Insigne è la sintesi delle possibilità napoletane, il suo aver vagato da calabrone sulle fasce, da destra a sinistra e viceversa, vagocampista veggente alla ricerca del gol e degli spazi, del pallone da far passare, dopo una miriade di tagli che non trovavano la tela, quel destro di controbalzo, su cross di Politano, diventa la traiettoria giusta, quella perfetta, una volée con la forza di una cannonata, un ossimoro, morbida e fortissima, nata all'incrocio dei desideri e dell'aria e dell'erba, rapacità e scintille, culla d'affanni e speranze, che si sgancia dal corpo del fantasista e s'incarna nella perfezione, divenendo gol del vantaggio, liberazione e ponte di passaggio per altri due gol. L'istinto d'Insigne è anche la sua ambizione massima, se non ci pensa inventa, se ci pensa s'incarta, per questo deve continuare a inventare e incartarsi, a vivere la sua bipolarità d'errore dal dischetto con troppi pensieri e di meraviglia in movimento senza pensieri perché è questo il calcio, una oscillazione tra due stati d'animo, e due moti. Ha una sua pista, che è piena di curve e deviazioni, battere e levare, dribblare e crossare e poi arriva al gol, con il carico di meraviglia, con l'improvvisa esposizione verticale d'una fuga impossibile, quella della palla, che dal suo piede decolla verso la rete. È il suo ripetuto verso, da un lato e dall'altro, una stoffa doubleface e complicata, rozza e oscena, raffinata e perfetta, banale e complessa, uno sbuffo di fantasia, quella dell'infinita bellezza di creare e perdere l'offensiva, di cercare e non trovare il gol, per poi trovarlo nell'inatteso. L'assoluto danzante che diventa involuzione e subito dopo alla partita successiva risolve con l'assurdo, un azzardo d'alto loco calcistico, una spanna di classe sopra le teste degli avversari e dei denigratori, gli irrefrenabili che non sanno mendicare la bellezza calcistica, né cercarla né tantomeno aspettarla, negli angoli d'area inattesi.

 

Il destro d'Insigne ha mille volti, oggi dardo, ieri petardo inesploso, animo pietoso, e poi fionda per portieri polacchi; oggi rasoio, domani chissà, che importa, se il prezzo da pagare è questo qua. Il disappunto è lecito, ma poi c'è il risvolto, e quindi il mondo capovolto, la forza di rigirarlo con un tocco, d'accompagnare la geometria, tessere la tela di controbalzo, con la furbizia d'un furetto, schegge di divino, e poi trovare anche il tempo per mandare in porta l'Osimhen fuggente. Quando Insigne ha la sorte di seguire il suo istinto vengono sempre fuori delle trame calcistiche da incorniciare, e pazienza se quando va dal dischetto gli scappa di pensare, di piegarsi e d'avvilirsi, mettendo in subbuglio gli animi dei tifosi e consegnando il pallone ai portieri, questo va per quello, l'errore va considerato come una finta, alla stregua d'un passo fatto per sviare, uno sguardo di lato, con rimando, un appuntamento mancato. Ma se gli errori, e le discussioni, e i dispiaceri, poi servono a generare queste rette sconosciute che partono dal suo piede destro, allora: affare fatto. Per ogni rigore sbagliato, un conseguente gran gol inventato. I passi segreti d'Insigne, il suo bipolarismo, con le ammaccature, la gloria e l'ebbrezza, sono la forza del suo romanzo calcistico, unico perno prima dell'oblio.

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