Il metodo Calzona: così vuole cambiare il Napoli

Il nuovo tecnico ha portato le sue idee per invertire la rotta degli azzurri

Francesco Calzona
Francesco Calzona
Eugenio Marottadi Eugenio Marotta
Venerdì 23 Febbraio 2024, 06:00 - Ultimo agg. 24 Febbraio, 09:04
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Le prime prove tecniche hanno restituito al Napoli un pizzico di fiducia in più per il futuro nonostante la sciagurata stagione agonistica condotta finora dai campioni d’Italia. I tre cambi in panchina, del resto, sono la fotografia della crisi attraversata dal club che porta lo scudetto sul petto. L’arrivo di Calzona - subentrato a Mazzarri che a sua volta aveva sostituito Garcia - ha portato in dote un briciolo di ottimismo. Tutto ancora da dimostrare, intendiamoci. Ma almeno le premesse sembrano convincenti. Il nuovo nocchiero del Napoli - l’ex ragazzo di Calabria - ha provato fin da subito ad imprimere il suo marchio ed il suo credo tattico alla squadra. Il tecnico ha mostrato carattere, personalità e coerenza. Il tutto contro un avversario come il Barcellona, nella gara 1 degli ottavi di Champions, e sopratutto con un allenamento e mezzo nelle gambe (e nella testa) dei giocatori. Non solo. Calzona ha subito messo in chiaro alcun concetti che dovranno essere come un mantra nello spogliatoio: collettivo, rispetto e meritocrazia. E li ha anche messi in pratica. Al tempo.

Se il buongiorno si vede dal... mattino, i riflettori del Maradona mercoledì sera hanno messo in mostra i prodromi (almeno quelli: di più, onestamente, non si poteva) di una squadra che ha provato a rispettare le consegne con una precisa identità tattica: idee chiare, partenza dal basso, ricerca della profondità, i centrocampisti che devono coprire entrambe le fasi e svariate soluzioni in attacco funzionali ai riferimenti offensivi di cui si dispone. Stesso modulo tanto caro a Spalletti - che Mazzarri aveva detto di aver studiato, ma probabilmente non così bene a tal punto dal tornare spesso sui suoi passi - con differenze sostanziali dettate dagli uomini, dall’impronta dell’allenatore e naturalmente anche da quello che ti consente l’avversario di turno.

Rispetto al 4-3-3 attuato dalla precedente gestione tecnica, ed al netto delle presenze di giocatori di un certo spessore - il Napoli ha evitato leziosismi e possesso di palla sterile, cercando un buon mix tra manovra e verticalizzazioni. Il tutto con una certa intensità che non può che migliorare con il tempo. Basti pensare che contro il Genoa sabato scorso, con Mazzarri in panchina, gli azzurri hanno avuto il 74% del possesso palla, con 25 conclusioni offensive, ma solo sette dalle parti di Martinez. Il Napoli mercoledì sera si è ritrovato il Barcellona di Xavi che ha provato ad aggredirlo fin dagli spogliatoi e cercando di sfruttare il momento delicato che oggettivamente stava attraversando la squadra affidata da poco più di 24 ore a Calzona. Nonostante le difficoltà iniziali, nonostante la posta in palio ed il rischio di un tracollo, il tecnico è andato avanti per la sua strada. Ed ha avuto ragione. Il bilancio parla di un possesso praticamente alla pari rispetto ai blaugrana (49,1 %) con sei tiri dalle parti di ter Stegen. Uno di questi è andato a bersaglio grazie al solito Osimhen.

Fin qui i numeri che, sebbene non tradiscono mai, rischiano di essere asettici. Contro il Barcellona si è visto anche dell’altro. Con tutte le premesse del caso e con la dovuta cautela dettata da una sola partita del nuovo corso, il Napoli ha mostrato uno spirito diverso con la forza delle idee: che siano efficaci o meno sarà il tempo a dirlo. Calzona prima ha ridisegnato il centrocampo (convincente l’ingresso di Traorè) e poi non si è fatto problemi nel richiamare in panchina il talento di Kvara (oggettivamente sotto tono) affidando quella fascia a Lindstrom. Dopo il pareggio si è spinto oltre. Ha mostrato coraggio e coerenza, cercando il ribaltone e rischiando anche in contropiede. Il tutto contro il Barca, nella gara uno degli ottavi di Champions. Insomma, l’ex ragazzo di Calabria ci ha messo del suo ed ha dato un segnale. Al gruppo ed anche agli avversari. Ora c’è il campionato.

L’auspicio è che il Napoli possa soltanto crescere. Nella gara di ritorno poi - con più benzina nelle gambe e concetti nella testa - si vedrà maggiormente la sua «mano». L’augurio è che basti per la qualificazione.

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