Osimhen & Insigne, cantaNapoli:
è la coppia più forte della serie A

Lunedì 27 Settembre 2021 di Bruno Majorano
Osimhen & Insigne, cantaNapoli: è la coppia più forte della serie A

Oramai non fa quasi più notizia. Perché nel Napoli segna sempre lui: Victor Osimhen. E anche contro il Cagliari il copione non cambia. Il nigeriano è sempre di più al centro del progetto, ma soprattutto al centro dell'attacco. Il vantaggio del Maradona porta la sua firma, ma si tratta di un acuto all'interno di un coro che non stecca una sola nota. Sul lancio di Anguissa c'è Zielinski che si infila, e sul taglio del polacco arriva puntuale il piattone di Victor che in un attimo anticipa tutti e spedisce la palla alle spalle di Cragno. Sembra un gioco da ragazzi, ma alle spalle del gol c'è un lavoro lungo e faticoso, costruito allenamento dopo allenamento, scambio dopo scambio con i compagni che oramai lo considerano il punto di riferimento assoluto quando c'è da buttarla dentro.

Ma d'altra parte per i difensori avversari quella pantera lì appostata sulla linea del fuorigioco è un pericolo costante. Victor è così: si piazza in zona trequarti di campo e aspetta, come uno staffettista già in posizione per raccogliere il testimone e scattare. Nel caso di specie, però, lui parte prima ancora che il pallone arrivi, recupera quei 4-5 metri al difensore avversario che va in affanno e il gioco è fatto. Il Napoli sa che può appoggiarsi sul suo numero 9, e lui sa che i compagni sono dalla sua parte. Lo cercano con lo sguardo prima e con il pallone poi e le difese avversarie sono costrette solo a ricorrere e prendergli il numero di targa. Anche ieri sera il copione non è cambiato, con Godin e Walukiewicz che non sono riusciti ad arginarlo mai, nemmeno per sbaglio. 

D'altra parte i numeri di Osimhen parlano da soli. In Europa solo Benzema ha segnato quanto lui nel mese di settembre (6 centri), e alle spalle in questa speciale classifica i due si sono messi alle spalle gente del calibro di Haaland. Insomma, tra campionato ed Europa League il Napoli ha trovato quel bomber spietato che in area di rigore fa un po' quello che gli pare. E anche se non segna, mette paura. Contro il Cagliari, ad esempio, si fuma mezza difesa prima di calciare dal limite dell'area di rigore e Cragno deve solo ringraziare che la conclusione finisca di un soffio larga alla destra della porta. Ma questo è Osimhen, pochi dubbi. 

 

Ma il Napoli di Luciano Spalletti non è solo Osimhen. L'allenatore vuole una squadra che gioca da squadra. Con qualche solista, ma soprattutto con un grande gruppo. Al gran ballo serate partecipano un po' tutti, e con l'abito buono. C'è Insigne, ad esempio, che proprio poco prima dell'inizio della partita contro il Cagliari è stato premiato per le sue 400 gare con la maglia azzurra. La prima, per altro, l'ha vestita per merito di quel signore che siede sulla panchina del Cagliari: Walter Mazzarri. Ecco perché al momento dell'ingresso in campo, il capitano del Napoli corre subito ad abbracciarlo per un saluto. Ma nella serata magica di Insigne c'è anche uno strano e insolito omaggio. Si tratta di un errore tecnico, ma gradito perché al momento della lettura delle formazioni, quando viene invocato il nome di Lorenzo, sui maxischermi del Maradona non compare il canonico numero 24, bensì il magico 10, quello che è stato il numero di 10. Un errore (non l'unico, perché i numeri del Napoli sono quasi tutti sbagliati in grafica) che fa sorridere Insigne che quella 10 del Napoli non potrà vestirla e per adesso deve accontentarsi di quella azzurra (anch'essa) della Nazionale. «La 10 non si tocca», puntualizza subito Insigne. «È stata la maglia di una leggenda che ha portato noi napoletani sul tetto del mondo: è giusto che rimanga nel cassetto». Ma le giocate di Lorenzo sono da fuoriclasse anche se sulle spalle c'è il 24. Freddissimo dal dischetto per il raddoppio su rigore procurato dal solito devastante Osimhen che si induce Godin al fallo in area. «Questo era il modo migliore per festeggiare le 400 presenze. Ma da capitano ricordo che bisogna rimanere concentrati e con i piedi per terra perché la strada è ancora tutta in salita», dice subito Insigne appena finita la grande festa del Maradona. Da una curva all'altra dello stadio i giocatori si vanno a prendere il grande abbraccio, tra «Un giorno all'improvviso» e «Abbiamo un sogno nel cuore». Quello stadio che ha incoraggiato e sostenuto anche Insigne per tutta la partita. «È un'emozione indescrivibile, ci aiutano ad arrivare al risultato». Si chiude con un paragone, quello tra il Napoli di Spalletti e il Napoli di Sarri che sfiorò lo scudetto nel 2018. «Due squadre e due allenatori diversi, noi cerchiamo di esprimere il gioco di Spalletti. Ha allenato grandi campioni e noi è giusto che lo seguiamo».

Ultimo aggiornamento: 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA