Napoli, quel benedetto Insigne:
adesso sia leader in campo e fuori

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Francesco De Luca
La sfrenata gioia sabato sera all'Olimpico dopo la vittoria che ha spinto l'Italia all'Europeo, la profonda emozione ieri mattina in Vaticano per la stretta di mano a Papa Francesco. Per Lorenzo Insigne momenti speciali. È stato il suo terzo incontro con Bergoglio, grande appassionato di calcio e titolare della tessera di socio numero 1 del San Lorenzo de Almagro, il vecchio club di Ezequiel Lavezzi: il primo nel 2013, a poche ore dall'amichevole Italia-Argentina in cui avrebbe segnato il primo gol in Nazionale, e il secondo dieci mesi dopo, prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, in cui avrebbe firmato una doppietta, mentre cominciava in ospedale il calvario di Ciro Esposito, il tifoso azzurro ferito a morte a Tor di Quinto. Una stretta di mano e un sorriso con Papa Francesco, a cui il ct Roberto Mancini, alla presenza del presidente federale Gabriele Gravina e del vicepresidente vicario Cosimo Sibilia, ha donato la maglia numero «10». Quella dei campioni, che indossava il Mancio e che Insigne porta in Nazionale, ovviamente non nel Napoli perché diciannove anni fa è stata ritirata in omaggio a Diego Armando Maradona.

 

IL RITORNO
Dopo la missione in Liechteinstein, una gita per l'Italia qualificata con il primo posto nel girone, si riaprirà la stagione. Sette impegni in 17 giorni per la squadra tra campionato e Champions League. Per Insigne è il momento per riprendersi il Napoli, dopo la panchina nella partita col Brescia, la tribuna a Genk e i 67' deludenti a Torino. È apparso in grande spolvero all'Olimpico, soprattutto nel secondo tempo. E nell'esultanza a fine partita c'era l'orgoglio per l'obiettivo centrato - lui che era tornato dopo tre sole partite dal Mondiale 2014 in Brasile e che era stato ignorato nel playoff per il Mondiale 2018 - e lo sfogo per i momenti difficili vissuti nella squadra del cuore. «Quella per cui mi farei ammazzare», dice. La Nazionale ha restituito a Insigne il sorriso. Mancini lo fa giocare da esterno sinistro nel 4-3-3, il discorso con Ancelotti è diverso. E non solo per questioni tattiche perché Lorenzo non ha avuto remore a nascondere differenze caratteriali e qualche discussione a Castel Volturno. Ve ne sarebbe stata una anche dopo due momenti felici, una vittoria a Lecce e una festa familiare, perché il tecnico chiede a Insigne un comportamento da leader in campo e fuori. Non sono casuali i riferimenti fatti sulla forza morale del grande Milan da parte del tecnico che nei giorni scorsi ha fatto un tuffo nel passato incontrando gli ex compagni di quegli anni. Si vince con la qualità - e quella Insigne ce l'ha senz'altro, lo ha confermato anche Mancini che lo considera titolarissimo nella squadra che affronterà Euro 2020 - e anche con il sacrificio.
IL CHIARIMENTO
Il futuro del Napoli è da decifrare dopo la fase calante accusata dalla squadra, dalla partita col Cagliari a quella di Torino. Ma non si può prescindere da un chiarimento tra Ancelotti e Insigne sul suo impiego. Il tecnico aveva spiegato che avrebbe dato corso alla turnazione, anche perché sul lato di Lorenzo deve dar spazio a Lozano, l'investimento più costoso nella storia del Napoli. La sosta restituirà a Carlo giocatori molto motivati: Insigne, Mertens, Lozano, Fabian, Elmas, forse anche Milik, a segno con la Polonia (sua prima rete stagionale). Pronti per i due obiettivi da centrare prima della sosta di metà novembre: avvicinarsi al vertice della classifica (la Juve è a sei punti ma ci sono da scavalcare Inter e Atalanta) e blindare la qualificazione agli ottavi Champions (azzurri in testa al girone, +1 sul Liverpool). Aspettando gol e assist, esplosioni di felicità come quella di sabato sera, immortalata da Insigne in una foto pubblicata sul suo profilo Instagram. Tra i commenti dei tifosi azzurri quelli di chi gli chiede di tornare a saltare per loro: l'ultimo gol di Insigne risale al 22 settembre, vittoria per 4-1 a Lecce. Poi il Napoli ha frenato.
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