Napoli, maxi schermo e telecamere:
così cambia lo stadio San Paolo

Giovedì 12 Settembre 2019 di Pino Taormina

Sarà, in ogni caso, la medaglia dell'orgoglio da mostrare a petto in fuori e amplificherà il prestigio del club. Al netto dei lavori al fotofinish degli spogliatoi. I lavori che hanno (sia pure parzialmente) rinnovato lo stadio San Paolo, finanziati dalla Regione Campania, consegnano, in ogni caso alla città e ai tifosi un impianto moderno. I 35mila spettatori attesi tra due giorni per la gara d'esordio con la Sampdoria (e almeno 50mila con il Liverpool martedì) troveranno grandi novità: sediolini nuovi, due tabelloni luminosi, bagni funzionali, rampe rimesse a nuovo, vie d'accesso rinnovate, varchi ammodernati. E le telecamere sofisticate, al servizio della polizia, contro i violenti.
 
E tanti altri piccoli ritocchi che hanno trasformato l'impianto di Fuorigrotta. Le Universiadi lo spartiacque tra il prima e il dopo, con l'Aru che ha svolto un ruolo di cabina di regia. Ma entro 30 giorni tutto tornerà nella mani del Comune.

L'assessore allo sport Ciro Borriello sa che la grande sfida, adesso, è la manutenzione di quello che è un piccolo gioiello. «C'è il ruolo dei tifosi, che siamo certi avranno tutta la voglia di preservare questi interventi. E poi ci sarà l'impegno di questa amministrazione che farà in modo che venga tutelato il lavoro fatto in questi mesi». Fondamentale è la convenzione che il Comune si prepara a firmare con il Napoli (data ultima il 30 settembre): definito il passato, il nuovo accordo prevede un canone annuo di 1,1 milioni di euro con cui il Napoli si accolla pulizia e sorveglianza nei giorni delle partite e in quello immediatamente successivo (martedì, prima della gara di Champions, possibile un nuovo incontro ma è possibile che il j'accuse di ieri di Ancelotti faccia saltare tutto). In pratica, dal 2020, la gestione del San Paolo non costerà più nulla al Comune perché gli 86 giorni di concessione copriranno ogni spesa. «Perché nella cifra stabilita con il Napoli rientrano tutti i costi che annualmente ci siamo accollati per la gestione dell'impianto. È un bel passo in avanti di cui siamo fieri», dice ancora Borriello.

Borriello passeggia senza fatica sulle rampe della tribuna. Ora che l'Aru esce di scena, non è per nulla spaventato dall'idea della gestione che torna al Comune. Tranne per gli 86 giorni di affidamento al Napoli prevista dalla concessione. «Con un'altra decina di milioni di finanziamento potremo terminare alcuni interventi che magari non erano prioritari. Per esempio, da ottobre dobbiamo pensare al terzo anello che abbiamo messo in sicurezza ma che magari potremmo cercare di brandizzare cercando sponsorizzazioni. Ma anche la superficie della copertura potrebbe essere sfruttata meglio. Insomma, ne abbiamo di ipotesi di lavoro attorno a cui lavorare». Certo, sponsorizzare alcuni settori o magari trovare uno sponsor per tutto lo stadio potrebbe portare introiti da destinare ad altri ammodernamenti. Ora il San Paolo è un impianto che non dà più il senso malinconico del tempo che passa. D'altronde, inaugurato nel 1959, ha avuto il suo secondo restyling solo a partire dal 1988 (in occasione di Italia 90) e adesso sono dovuti trascorrere altri trent'anni per un intervento radicale e di una certa portata (e sostanza). «I sediolini sono ribaltabili, nei Distinti e in Tribuna. I posti sono tutti numerati (sono poco meno di 55mila), sarà più difficile salirci in piedi e sarà anche più comodo restare seduti». Quasi un milione (dei 24 complessivamente spesi) è stato destinato alla riqualificazione dei bagni. Ne sono in uso, da sabato, ben 54. Tutti rifatti daccapo. Peraltro, in modo tale che in caso di perdita adesso è possibile risalire all'impianto danneggiato senza fare il giro dello stadio.

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