Napoli, il rifiuto di Osimhen: «Non posso giocare»

L'attaccante: non sono al centro per cento

Osimhen
Osimhen
di Pino Taormina
Sabato 17 Febbraio 2024, 08:25 - Ultimo agg. 18 Febbraio, 10:26
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Inviato a Castel Volturno 

Lo lascia a casa. Perché nel trovarsi faccia a faccia con quel faccione sempre sconsolato e incavolato con il mondo di Osimhen, Mazzarri non se l'è sentita di forzare la mano e di andare allo scontro quando la stella nigeriana gli ha fatto capire di non sentirsi al top, di temere di potersi far male e che, quindi, non gli va di scendere in campo con il Genoa con il terrore di poter rimediare uno strappo muscolare.

«Preferirei di no», ha risposto Osimhen imitando Bartleby "lo scrivano". E allora, che fare dopo il rifiuto? Mazzarri è debole, ha pochi mesi di contratto ed è un tecnico traghettatore che si è fatto due conti: meglio recuperarlo per la supersfida di Champions. E meglio, anche, non correre il minimo pericolo di mandarlo al tappetto, visto che qui si tratta di armeggiare un talento da 120 milioni. Roba preziosa, metallo pregiato. Mazzarri non ha avuto voglia (ma non ne ha la forza) di andare allo scontro con Osimhen, non ha voluto convocarlo contro la sua volontà anche se ha giocato un mese intero con la sua nazionale senza saltare una partita. Non ha senso creare un altro fronte: vuole riposare, Osi? E allora, lo faccia. Per qualche ora, Micheli e Meluso hanno provato a convincerlo almeno ad andare in panchina, per evitare polemiche.

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Invece, Osimhen non si è smosso: «Non sto al 100 per cento, non posso giocare, meglio che mi alleno». Una breve trattativa ma alla fine Mazzarri ha deciso di lasciar perdere. Mazzarri, uomo di campo, ha voluto dare un segnale al gruppo, un modo per dire che questa squadra non ha bisogno di eroi a mezzo servizio. Chi non si sente al top se ne sta da parte. Senza drammi. Non ne ha parlato con De Laurentiis, a Roma alle prese con gli ultimi dettagli della sua ultima produzione.

Anche perché il patron nei giorni scorsi gli ha dato carta bianca. E il nigeriano non verrà convocato per la gara con il Genoa. «Quando l'ho sentito l'ultima volta era "spappolato", non è semplice recuperare dalla fatiche delle ultime settimane», ha provato a giocare di anticipo Mazzarri. L'idea che Osimhen sia il salvatore della patria potrebbe non piacere a un gruppo che da due mesi è alla ricerca disperata della propria identità mentre il capocannoniere dell'ultima serie A è in Africa prima in vacanza anticipata con la famiglia e poi per la Coppa tanto amata. E allora, giusto chiedere come sta, ma senza insistere. Anche per non screditare Simeone e Raspadori e un gruppo che, senza di lui ormai da due mesi, ha lottato tra alterni risultati. Un richiamo alla responsabilità per quelli che stanno tirando la carretta.

Ci mettono tempo per farlo sapere. Mazzarri ne parla con Frustalupi e Santoro, gli unici detentori dei suoi segreti. Provano a mascherare la decisione, rinviano le convocazioni, fanno andare via la squadra verso le 16 per dare appuntamento in hotel, a Pozzuoli, per il ritiro, alle 20. Lo staff medico non trova nulla che non va: il calciatore è solo stanco, ma per uno ragazzo di 25 anni un viaggio anche di 18 ore non può mandare totalmente ko. La gastroenterite non ha portato postumi, tant'è che Osimhen fa quasi per intero il lavoro in campo con la squadra nel pomeriggio, anche se arriva quando la seduta è già iniziata. Si è sottoposto a un massaggio, poi ha parlato con Mazzarri. Sarebbe andato in panchina, di questo si discuteva. Ma la scelta è stata di lasciarlo a casa, anche stamattina sarà a Castel Volturno con due preparatori per consentirgli poi di presentarsi in piena forma contro il Barcellona. Mazzarri a lungo ha provato a far credere che sarebbe stato vitale la sua chiacchierata con Osimhen. Ma non era vero: aveva deciso già in mattinata, perché ha il polso dello spogliatoio, della vecchia guardia, di un gruppo che forse si aspettava che l'uomo da 120 milioni di euro, quello che guadagna più di tutti (12 milioni a stagione) dopo la finale persa con la Costa d'Avorio si sarebbe imbarcato sul primo volo per Napoli per tentare di dare una mano. E invece è arrivato meno di 48 ore prima del match con il Genoa. Ha giocato l'ultima volta a Roma il 23 dicembre. Dice: «Contro il Barcellona sarò al top». È l'unica speranza.

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