Caos Napoli, l'ammutinamento deciso prima del Salisburgo. Ecco la banda dei cinque
che ha rotto il fronte

Giovedì 7 Novembre 2019 di Pino Taormina

Inviato a Castel Volturno

Insorgono un attimo dopo aver capito che sarebbero tornati da dove era partiti, quattro ore prima, ovvero a Castel Volturno. In ritiro prolungato. Nonostante il pari che per la squadra ha il sapore del pass agli ottavi di finale di Champions. Se lo sono promesso nel pomeriggio Mertens, Callejon, Allan, Insigne, Koulibaly e company. E così hanno fatto: quando il ds Giuntoli ha spiegato che il bus li aspettava nel parcheggio del San Paolo, Mertens è stato il primo ad alzare la voce e a protestare. Ma sapeva benissimo di non essere da solo. E infatti tutti gli altri si sono uniti senza perdere un secondo. Allan interviene, e il brasiliano alza i toni con il direttore sportivo. «Noi ce ne andiamo a casa, dillo pure al presidente». Il centrocampista infortunato cerca quasi lo scontro anche con De Laurentiis junior che nel frattempo è arrivato: «Stiamo sempre dalla vostra parte, dovete accettare la decisione della società», dice. Nulla da fare. La tensione sale alle stelle, perché tutti gli altri sono lì a rumoreggiare, a protestare. Mertens non ci pensa un attimo: neppure si fa la doccia e va via. Gli altri continuano a discutere, Giuntoli e De Laurentiis junior continuano a spingerli ad andare in albergo per la notte e a rinviare la discussione alla mattinata (ieri mattina, ndr). Nulla da fare: i nervi ormai sono saltati del tutto e quando Ancelotti - che ha una stanza tutta per sé a qualche metro dal grande stanzone dei giocatori - ha capito che c'era poco da fare, ha preso la sua borsa, ha disertato la sala stampa ed è andato dritto a Castel Volturno. Lui e il suo staff. Da soli. Sapendo bene che da soli sarebbero rimasti. Ancelotti ha seguito l'evoluzione della situazione fin quasi alle 3 del mattino, nella hall dell'hotel Golden Tulip, assieme al figlio Davide e al resto dei collaboratori. 

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CHE CAOS
Un pandemonio. Che ascoltano tutti, perché non è possibile non udire quello che sta succedendo. Aurelio De Laurentiis evita di scendere, si limita a un saluto frettoloso a Lozano e poi se ne va dallo stadio. Anche lui blindato dal silenzio. Quello che succede lo sa subito dopo, quando per primo si stupisce per l'assenza di Ancelotti alle conferenze della Uefa (ci sono multe in arrivo di quasi 50 mila euro). Il tecnico spiega: «Cosa vado a dire dopo tutto quello che sta succedendo?». Gli animi sono surriscaldati, un gruppetto resta chiuso nello spogliatoio e continua a discutere. Nessuna marcia indietro. Quando escono, ognuno per conto proprio, misurano le parole con il lanternino. «Non è giusto, diamo il massimo, per noi questo è un provvedimento punitivo che non accettiamo», il monologo dello spogliatoio azzurro. 
 

 

L'ANTEFATTO
La squadra è certa di avere Ancelotti dalla propria parte. De Laurentiis è invece sicuro che il ritiro sia «per finalità costruttive» e non «punitive» (lo scrive il Napoli anche in un secondo comunicato diffuso nel pomeriggio di ieri) e che stia quasi facendo un favore al suo allenatore. È certo che sia la cosa giusta da fare. I calciatori sono infastiditi dal fatto di aver appreso la notizia dai giornali (Il Mattino ha anticipato il provvedimento proprio il lunedì mattina). I veterani ricordano il precedente del 2015, quando Maggio, il capitano, con il sostegno di Benitez, fece cambiare idea al patron che pure aveva messo tutti dietro alla lavagna dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia. De Laurentiis non dice no ma fa sapere che se deve fare marcia indietro, deve essere Ancelotti a chiederlo e non i calciatori (a cui negli ultimi giorni ha pure accordato i premi per la Champions). Ma il tecnico non fa nulla. Ovvero, non ha problemi a schierarsi e a mettere la faccia ma traccia una linea netta tra sé, i suoi compiti e tutto il resto del mondo: sono completamente d'accordo con voi, dice alla squadra, e lo dirò anche pubblicamente ma queste sono scelte della società e io non mi permetto di interferire perché non tocca a me farlo. Mertens e Callejon allora si muovono per altre vie perché sono certi che si tratti di un provvedimento anche contrattualmente illecito: nessuno, dicono, può costringerli a restare così tanto tempo in ritiro. Peraltro, i nazionali sono quelli più incavolati: da domenica andranno via da casa per altri 10-13 giorni. Una infinità. Allan consulta un avvocato, c'è chi chiama l'Assocalciatori, quasi tutti si fanno fare una consulenza dai propri manager che a loro volta si rivolgono a dei legali. I pareri sono constrastanti, ma lnsigne, Callejon e soci decidono di proseguire lo stesso con la protesta. Il dado ormai è tratto. 
 

Ultimo aggiornamento: 14:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA