Napoli-Spal, lo show non ha fine:
contro l'Atalanta tra sfizio e sogno

Lunedì 29 Giugno 2020 di Francesco De Luca
In prevedibile scioltezza il Napoli ha liquidato la Spal, che ha comunque segnato nell’unico momento di incertezza dei due laterali Callejon e Hysaj e del centrale Koulibaly per pareggiare temporaneamente con Petagna, che non ha esultato in omaggio alla sua prossima squadra. Ampio il divario tecnico rispetto all’ultima in classifica, peraltro il Napoli dal punto di vista fisico e mentale c’è, grazie all’ottimo lavoro svolto durante il lockdown e alla conquista della Coppa Italia che ha dato un’ulteriore spinta motivazionale. L’ottavo successo nelle ultime sette partite - accompagnato da momenti di altissimo livello tecnico come l’esecuzione dei gol di Mertens, Callejon e Younes, a segno subito dopo essere entrato in campo - ha consentito al Napoli di portarsi a 3 punti dal quinto posto e dalla Roma, che domenica prossima sarà al San Paolo, ma non ha modificato il distacco dall’Atalanta che ha di fatto blindato il quarto posto e la qualificazione Champions vincendo a Udine. Giovedì c’è il confronto tra gli azzurri e gli uomini di Gasperini, quelli che che hanno tratto nuove e impensabili energie dal dramma vissuto da Bergamo durante la pandemia: è complicato cancellare 12 punti di svantaggio nelle utime dieci giornate, ma il Napoli proverà a realizzare questo colpo esterno non avendo nulla da perdere e potendo sfruttare una vasta rosa, in cui è rientrato anche Manolas dopo l’infortunio subito durante la sosta. 

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È piacevole vedere giocare gli azzurri. Commettono inevitabilmente qualche errore ma sono sempre sul pezzo. Non c’è più il gruppo dei titolarissimi, anche per gli impegni a distanza ravvicinata Gattuso si concede il turnover e ieri contro la Spal ha effettuato sette cambi rispetto alla squadra che aveva vinto martedì a Verona. È partito, però, col tridente titolare, dando spazio a Callejon dopo la firma della mini proroga contrattuale e lo spagnolo è tornato a segnare con un colpo di classe. Sono piaciuti il sacrificio e la personalità di Insigne, a cui è stato annullato un gol per il fuorigioco di Mertens che gli aveva servito il pallone, anche se sul suo volto è stata colta una smorfia, uno sguardo torvo, quando è stato sostituito. Niente a che vedere con i plateali sfoghi del passato, sia chiaro. Ma anche una reazione così stona avendo Gattuso ricostruito una squadra anche sul piano comportamentale. Insigne deve molto all’allenatore, che gli ha restituito la giusta collocazione in campo e la leadership dello spogliatoio: non commetta, Lorenzo, l’errore di innervosirsi per un cambio perché la fascia è un segno di responsabilità di fronte all’intera squadra. A centrocampo vi è stata una completa rotazione ed è emersa la figura di Fabian, che ha dato ordine alla squadra, ha coperto bene e ha avviato l’azione, offrendo gli assist a Mertens e Younes, altro ripescato che - come Lozano e Ghoulam - ha risposto bene alle sollecitazioni dell’allenatore.
 
 

Con la ripresa del campionato, intanto, è inevitabilmente ricominciata la polemica sull’utilizzo del Var. La Fiorentina ha nuovamente chiesto di concedere alle squadre un challenge, per invitare l’arbitro in uno o due casi ad osservare il replay al video, dopo che sabato Fabbri ha concesso un rigore molto dubbio alla Lazio sicurissimo del fatto suo, dunque senza avvertire la necessità di interpellare il Var. «Bisogna farne buon uso» avverte il presidente del club viola, Commisso, il finanziere italo-americano che già a febbraio aveva contestato gli arbitro dopo un evidente torto subito nella partita contro la Juve. Per farne un buon uso, è necessario che i vertici arbitrali vadano al di là del protocollo e invitino l’arbitro in campo a consultare quello al Var, senza manifestare infondate certezze che possono danneggiare una squadra: quando è stato concesso il rigore alla Lazio, i viola vincevano per 1-0. Il Var è progresso e non si può limitarne l’uso. La tecnologia c’è per essere utilizzata e farlo non è un segnale di debolezza. In una fase molto delicata, con perdite economiche significative e club che anticipano le operazioni di mercato per realizzare plusvalenze di bilancio (è il caso della Juve e dello scambio Pjanic-Arthur) e limitare il rosso, non ci si può permettere che importanti investitori stranieri, come il patron della Fiorentina o altri che potrebbero arrivare, dubitino del corretto funzionamento del nostro sistema calcistico.
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