Stadio San Paolo, patto in sospeso:
ADL non firma la convenzione

Sabato 17 Agosto 2019 di Luigi Roano
I tifosi e gli appassionati di sport durante le Universiadi si sono goduti un San Paolo restituito all'antica grandeur grazie ai nuovi sediolini, ai bagni, all'illuminazione, ai tabelloni, alla pista di atletica e a tanti altri lavori che hanno cambiato in meglio la faccia del vecchio e glorioso impianto di Fuorigrotta. Ma il cantiere è ancora aperto, il ventre dello stadio dove Insigne e compagni prepareranno le partite e dove smaltiranno le fatiche dopo i match - e speriamo festeggino anche tante vittorie - allo stesso modo sta cambiando pelle.
 
È stata necessaria una variante al progetto di risistemazione della pista di atletica dal valore di circa 255mila euro per trasformare il ventre dello stadio in una moderna e accogliente spa, dove gli atleti e gli arbitri potranno prepararsi alle competizioni. Variante che la giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris ha licenziato con una apposita delibera appena l'8 agosto, e che rientra sempre nei lavori per le Universiadi che non si è riusciti a portare a termine per la data dei Giochi. Il committente è ancora - infatti - il commissariato per le Universiadi retto da Gianluca Basile. I lavori sono stati progettati assieme agli architetti della Ssc Napoli del patron Aurelio De Laurentiis perché riguardano gli spogliatoi e tutta l'area che li circonda. Spogliatoi allargati in modo che in 25 possano andarci comodi, così come le docce e i bagni. Sono stati utilizzati tutti gli stratagemmi tecnici per garantire tranquillità e comfort agli azzurri. Dall'isolamento «termico e acustico realizzato con pannelli rigidi in lana di roccia, al pavimento in piastrelle di gres fine porcellanato, prima scelta, a colori chiari, con pavimento antiscivolo». Ma è l'area delle vasche - che erano state tombate - a rinascere. Con due supervasche dove gli atleti potranno svolgere anche esercizi di fisioterapia tra il primo e il secondo tempo delle gare, vasche supermoderne per il defaticamento. Allargato anche lo spazio dell'infermeria e quelli a disposizione dei tecnici, vale a dire dove mister Ancelotti con i suoi collaboratori mette a punto gli schemi e fa le ultime valutazioni su chi mandare in campo. Insomma, per il 15 settembre - quando gli azzurri disputeranno la prima gara a Fuorigrotta contro la Sampdoria - si può dire che il nuovo San Paolo sarà pronto per il battesimo del calcio giocato. Ma i lavori proseguiranno.

Sempre nel cuore dell'impianto sono previste ristrutturazioni delle 12 palestre di cui godono nel resto della settimana gli sportivi napoletani. E poi ci sarà da mettere delle toppe alla copertura. Piove dentro le tribune così verranno sostituiti i cupolini. Infine, ci sarà la messa in sicurezza e manutenzione di circa un milione di bulloni, quelli che sostengono la stessa copertura.

La premessa è che tra il patron e il Comune è tornato il sereno, tuttavia queste sono giornate dove a Palazzo San Giacomo si è piuttosto in trepidazione. Il motivo? Esattamente a un mese dal via libera del Consiglio comunale della convenzione per la gestione del San Paolo - era il 17 luglio - De Laurentiis non ha apposto ancora il suo autografo sul quel documento licenziato dall'assemblea cittadina e che non può più essere cambiato. Costato non poco in termini politici alla maggioranza dove non tutti erano d'accordo. La deadline è quella del 15 settembre, quella appunto della prima gara casalinga del Napoli. Per quel giorno le carte devono essere a posto - trapela da Palazzo San Giacomo - altrimenti poi la contromossa sarebbe quella di attivare un iter che porterebbe diritti in Tribunale atteso che la Ssc Napoli è stata diffidata a pagare circa 2 milioni che nel computo del dare e dell'avere tra le parti deve versare al Comune. Ipotesi estrema perché, nonostante i timori, c'è fiducia che il patron appena liberatosi dal calciomercato, che anche assessori e sindaco seguono con trepidazione, poi firmi la convenzione. Un patto che prevede il saldo del debito appunto di 2 milioni. In quanto il Comune è dotato di un regolamento in base al quale chiunque non è in regola con i pagamenti verso l'amministrazione non può avere nessun rapporto con la stessa. Il risvolto politico di quel 17 luglio invece raccontò che sulla convenzione non ci fu accordo in Consiglio comunale in particolare nella maggioranza: l'atto passò con appena 17 voti favorevoli e 4 astensioni. Gli arancioni si spaccarono. Se De Laurentiis firmasse la convenzione avrebbe la gestione dello stadio fino al 2028, il patto è lo stesso che da qualche mese è all'attenzione dei suoi avvocati. Vale a dire canone da 850mila euro annuo, al netto della pubblicità, che dovrà essere pagato prima dell'inizio della stagione agonistica. © RIPRODUZIONE RISERVATA