La solidarietà con discrezione: ecco la Napoli di Koulibaly, il gigante buono venuto dal Senegal

Sabato 2 Marzo 2019 di Bruno Majorano
La montagna questa volta non ha partorito un topolino. Perché il cuore del gigantesco Kalidou Koulibaly continua a dimostrarsi grande proprio come il petto dove è custodito. Non una sorpresa se si tiene in considerazione che sulla parete della sua cameretta da bambino non c'erano i poster formato xxl dei grandi campioni del calcio degli anni '90, ma quelli - altrettanto grandi - di Mandela e Malcolm X. Loro gli idoli di Kalidou, da piccolo così come oggi. Gli hanno trasmesso i valori della lotta e non solo. E il senegalese è uno che ci mette la faccia. Sempre. Non solo quando c'è da mettere la museruola ai campioni del mondo del calcio. Per lui la vita è una continua sfida, schierato dalla parte dei più deboli.
 
Se per il piccolo Ceikh Ndiaye, forse, è iniziata una nuova fase più serena e felice, il merito è anche di Koulibaly. Il bambino senegalese che solamente poco tempo fa aveva subito delle gravi ustioni al viso e agli arti e che era stato trasferito da Dakar a Napoli per un doppio intervento chirurgico, per la loro ricostruzione, ora può sperare in un futuro migliore. Nonostante il momento complicato, il piccolo dodicenne aveva espresso un desiderio: incontrare il suo idolo Kalidou Koulibaly. Ed è così che, a distanza di pochi giorni, il difensore del Napoli ha realizzato il sogno del piccolo Ceikh presentandosi al Primo Policlinico di Napoli facendogli una sorpresa. Il centrale senegalese ha donato 10 mila euro alla madre e, gesto ancora più apprezzato dal giovane tifoso, anche una sua maglietta del Napoli, un'altra del Senegal e una terza con il cognome del bambino.

Ma attenzione, questa è solo l'ultima delle iniziative di cuore firmate da Koulibaly. Lui, che per ragioni legate anche alla posizione in campo (difensore centrale), non è solito trovare gloria in attacco, preferisce segnare questo genere di gol. Ad una condizione: la discrezione. Di riflettori puntati ne ha già abbastanza. Perché oltre ad essere un punto fermo del Napoli è anche uno dei difensori più forti e famosi del mondo. Ecco perché tutte le sue iniziative benefiche vengono realizzate nell'ombra. Per informazioni rivolgersi ai bambini dell'ospedale pediatrico Santobono o a quelli del Pausillipon dove Kalidou è spesso ospite per regalare loro un sorriso e un attimo di felicità. Ma non solo. Da quando è diventato uno dei volti più noti della città, Koulibaly ha letteralmente adottato tutti i suoi connazionali a Napoli. Non risulta difficile incrociare sul Lungomare un venditore ambulante che ha praticamente tatuata addosso una maglia del Senegal che Koulibaly gli ha regalato dopo averla indossata in una gara ufficiale. O ancora. Basta chiedere il trattamento ricevuto dai ragazzi arrivati dal continente africano e che oggi lavorano nella ristorazione a Napoli. Non c'è volta in cui Koulibaly non trascorra anche solo 10' nelle cucine per un saluto e un abbraccio. Piccoli gesti che qualificano la grandezza dell'uomo, prima ancora dell'atleta e del calciatore.

Sempre pronto ad aiutare chi ne ha bisogno, Kolibaly non si tira mai indietro. Tra le sue iniziative passate c'è stata anche quella di acquistare dei giubbotti in dotazione anche alla squadra del Napoli per regalarli ai suoi connazionali ai semafori. E ancora. Due anni fa una ragazzina tifosa della Lazio lo fermò davanti allo stadio Olimpico dopo che la gara con il Napoli era stata interrotta dall'arbitro Irrati per qualche minuto in seguito a «buu» contro di lui. Gli disse: mi dispiace. Il difensore senegalese chiese all'autista del pullman azzurro di aspettarlo cinque minuti. Regalò una maglia alla bimba di fede biancoceleste e la ringraziò con affetto. Al di là della rivalità sportiva, al di là della fede calcistica. Koulibaly è uno che ci mette la faccia ma sopratutto il cuore. Si impegna per la squadra - in campo - ma anche la gente (fuori). Una piccola grande missione che condivide con la sua famiglia. È l'amico di tutti, una scelta di vita dettata dagli insegnamenti della sua famiglia senegalese - suo papà andava per boschi a tagliare alberi, la madre arrangiava facendo la cameriera - quando ancora vivevano in Francia a Saint-Diédes-Vosges, una cittadina che accoglieva tanti stranieri. Lì ha imparato a giocare a calcio, per strada, con arabi, turchi e senegalesi. Lì ha capito il significato della diversità che lui stesso ha più volte definito «Un arricchimento». Come quello che uno come Koulibaly può dare e sta già dando a Napoli: sia dal punto di vista calcistico che da quello umano. © RIPRODUZIONE RISERVATA