Napoli, tribune e porta vuote:
com'è triste la notte del San Paolo

Lunedì 18 Febbraio 2019 di Francesco De Luca
Dopo quasi tre mesi (0-0 con il Chievo il 25 novembre) Napoli senza gol al San Paolo. Tante occasioni e zero reti nello stadio vuoto, scivolando a -13 dalla Juve: la sfida del 3 marzo con la capolista a Fuorigrotta varrà solamente per l’onore. 

C'è da riflettere su questa negativa fase degli attaccanti perché nelle ultime quattro partite vi sono stati tre 0-0: non è un caso. Tre gol (e tre punti) soltanto contro la Samp, oltre a quelli segnati a Zurigo contro il primo modestissimo avversario di Europa League. Questione di sfortuna ma anche di poca freddezza e precisione in un campionato che non ha nient'altro da raccontare. Gli stimoli ci sono pure, ma i gol no. Si è spenta da tempo la luce di Mertens, che verrà probabilmente congedato a fine stagione; Insigne raramente efficace e Milik non fa compiere il salto di qualità. Verdi non è stato un valore aggiunto e non soltanto per i frequenti infortuni. Sul materiale a disposizione ci sarà da interrogarsi in estate. L'eventuale avvicinamento alla Juve - molto complicato per i capitali che il club bianconero investe - deve essere pianificato da De Laurentiis più che da Ancelotti, che in questi mesi ha sfruttato le risorse a disposizione. Il tema degli investimenti da fare, e assicurati dal presidente pochi giorni fa a Zurigo, verrà presto messo sul tavolo anche se le linee programmatiche sono già chiare, perché ispirate ai percorsi del passato: calciatori giovani, anche con un costo del cartellino elevato ma dallo stipendio contenuto per non squilibrare il monte-ingaggi.
 

L'approccio con il Torino di Mazzarri è stato vigoroso. Ma, come a Firenze otto giorni prima, è stato all'insegna dei frequenti errori sotto porta: in particolare Milik ha sbagliato tutto quello che poteva. A spingere la prima linea c'erano tutti gli azzurri, perfino Malcuit (brillante sulla fascia destra) e Koulibaly (eccellente in tutte le zone del campo). Nella ripresa il copione non è cambiato: attacchi a testa bassa, con il Torino che seguendo la dottrina mazzarriana si chiudeva a riccio. Un tiro al bersaglio, i palloni respinti da Sirigu e dal palo (quello di Insigne, che si è prodotto in una serie di tiri a giro sul secondo legno per provare a beffare il portiere), una pressione costante che non ha prodotto l'auspicato effetto. Ancelotti le ha provate tutte, ha inserito Verdi e Mertens, però al termine di questo travaglio di oltre novanta minuti non è arrivato il gol.

Vuota la porta di Sirigu, vuote le tribune del San Paolo. La sollecitazione di De Laurentiis dopo le scarse presenze registrate al San Paolo nelle prime partite del 2019 - meno di 20mila spettatori per Lazio e Sampdoria - non è stata raccolta perché a Fuorigrotta si sono presentati in 21mila. Desolante per Ancelotti, abituato a dirigere le sue squadre in stadi esauriti, e per gli azzurri, che hanno tentato di opporsi finché è stato possibile alla furia della Juve in campionato. Si è aperto il dibattito su queste assenze ed è stato riproposto il tema del sofferto rapporto tra il presidente e una parte della tifoseria. Ma, se è tale, lo è anche nei momenti belli e in questi anni ne sono vissuti tanti in uno stadio pieno. E allora il problema qual è? La lettura più corretta e semplice è questa. Il campionato che non offre prospettive pesa su questo allontanamento, che è fisico e non affettivo perché resta solido il feeling con un gruppo di giocatori che è stato escluso dalla Champions per la differenza di un gol e ha blindato il secondo posto in classifica. Risultati senz'altro significativi ma che non riescono a spingere, a prescindere, la gente a Fuorigrotta. Ultimo aggiornamento: 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA