Insigne tenta il recupero,
nel suo mirino c'è il Liverpool

Lunedì 9 Settembre 2019 di Pino Taormina
Ci sono scelte giuste che poi diventano sbagliate. Come quella di stringere i denti nonostante il dolore e continuare a giocare. Lorenzo Insigne ha rischiato, stretto i denti: contro la Juventus prima di alzare bandiera bianca ci ha pensato mille volte. Ma poi, quel leggero stiramento che ne ha condizionato la prestazione lo ha costretto ad arrendersi. E a rinunciare anche alla Nazionale, dove ha conquistato la maglia numero 10 e a cui, col passare del tempo, si è davvero molto affezionato. Da oggi, l'enigma Insigne dovrebbe avrebbe almeno una schiarita: due giorni di riposo assoluto daranno la dimensione dell'infortunio.

 

Poiché si tratta, in ogni caso, di un problema muscolare, bisogna andare avanti a piccoli passi, senza accelerazioni. Ed è chiaro che con il tour de force alle porte, il primo della stagione, con una partita ogni tre giorni, è importante avere una rosa da poter ruotare. E sabato lì davanti possono esserci problemi: Milik è un punto interrogativo, Insigne pure, Llorente si è aggregato da 10 giorni e Lozano rimetterà piede a Castel Volturno solo 36 ore prima del fischio d'inizio. Insomma, da oggi pomeriggio che c'è la ripresa degli allenamenti Carlo e Davide Ancelotti avranno un bel po' di margherite da dover sfogliare.
IL DILEMMA TATTICO
Sarà quel che sarà, ma almeno quest'anno Insigne ha iniziato a giocare esattamente dove voleva: con Sarri partì trequartista ma dopo tre giornate arrivò l'abiura. Mentre per vedere la rinuncia a Lorenzo seconda punta è dovuto passare quasi un anno intero. Decisivo quel faccia a faccia (si fa per dire, perché quel Primo maggio c'era la folla a casa Ancelotti) in cui il capitano azzurro chiese di tornare alle sue origini, ovvero a una posizione sul campo di esterno. Accontentato. Ora con lui c'è un altro della stessa scuderia, Lozano. Rivali? Al momento amici perché Mino Raiola li ha messi in contatto. Ma i giorni passati insieme sono stati davvero pochi.
IL RINNOVO
È argomento che ora non gli interessa. Del nuovo contratto si tornerà a parlare la prossima primavera o quando De Laurentiis lo riterrà opportuno. Lui ha tre anni ancora di contratto, ed è tra quelli che guadagna più di tutti. Ora guarda a questa stagione, Insigne: lo scudetto col Napoli e l'Europeo con l'Italia da protagonista. Non è un 2020 semplice. D'altronde, non gli interessa il passato, ma nel presente e pure nel futuro. È un simbolo, ora. Il capitano. Non a caso scelto dagli organizzatori delle Universiadi come colui che ha acceso il braciere che ha dato il via alla trentesima edizione dei giochi napoletani. 307 partite in maglia azzurra, 79 gol (il primo 7 anni fa al San Paolo: era il 16 settembre, con Parma). Sabato vuole esserci anche perché in campo c'è Fabio Quagliarella: avranno anche 8 anni di differenza, saranno pure espressione di generazioni e culture diverse, ma in comune hanno talento e genio. Sono il presente, il passato e il futuro del calcio italiano, che di talento e genio è disperatamente alla ricerca.
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