Osimhen, tempi di recupero lunghi:
«L'occhio era uscito dall'orbita»

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Pino Taormina
Osimhen, tempi di recupero lunghi: «L'occhio era uscito dall'orbita»

La prima telefonata, al risveglio dopo l'anestesia totale, è stata di Aurelio De Laurentiis. C'era il medico del club Canonico, al suo fianco, all'ultimo piano della clinica napoletana Ruesch dove ieri mattina è stato sottoposto all'intervento chirurgico per la riduzione delle fratture dello zigomo e dell'orbita. Tre ore e venti minuti sotto i ferri. Un tempo lunghissimo. Perché non è stata una operazione banale. «La complicanza maggiore è stata quello dello schiacciamento dell'orbita. Non ha avuto solo una dislocazione, ha avuto un esotrauma. L'osso malare si è pluri-frammentato. Avrà avuto una ventina di fratture, Osimhen è finito come sotto una pressa. La cavità oculare si è stretta. L'occhio è uscito dall'orbita, andiamo con i piedi di piombo», è il racconto choc del chirurgo maxillo-facciale che lo ha operato, Gianpaolo Tartaro. Una situazione drammatica, per sistemare Osimhen sono stati necessari una ventina di viti e sei placche. E alla fine davvero è andata bene al nigeriano perché la collisione, quella con la nuca di Skriniar, ha rischiato di fare danni grossissimi all'occhio dell'attaccante. Victor Osimhen ha rischiato seri e duraturi danni alla vista. Due giorni di preoccupazione. Ora tutto è scongiurato. Alla fine di questo calvario, tutto tornerà come prima per mister sfortuna. E poi c'è un aneddoto che ha voluto raccontare solo ai compagni che lo hanno chiamato: aveva capito, sul prato di San Siro, che l'incidente era grave. Ma aveva deciso di non uscire in barella ma con le sue gambe per non far preoccupare i suoi familiari e gli amici che erano a casa e che guardavano la partita in tv. 

Resterà ricoverato per almeno altre 48 ore per accertamenti. Poi piano piano prima tornerà a casa e poi partirà il programma di recupero. Spalletti si è illuso di poterlo riavere in campo prima di Natale, ma non sarà così. Anche ieri mattina ha parlato di «4 o 5 partite da saltare». A spegnere il suo ottimismo ci ha pensato lo stesso club, dopo un colloquio tra i sanitari che lo hanno in cura: «Ci vogliono circa 90 giorni», recita il comunicato. Un mazzata, non ci sono dubbi. Vuol dire rivederlo in campo a febbraio, con o senza Coppa d'Africa. Perché dovesse tornare a essere miracolosamente disponibile prima, dovrebbe teoricamente partire per il Camerun. Di sicuro il Napoli avrebbe difficoltà a schierarlo in campionato con la competizione in corso. Ma questa è una questione che sarà affrontata a metà dicembre, nel caso in cui la Nigeria dovesse convocarlo per la Coppa. Prima va rimesso in sesto Osimhen. Nei primi giorni, anche per dare coraggio al povero Victor, si è ipotizzato l'uso di una mascherina per proteggere lo zigomo e l'occhio. Ma il prof. Tartaro spegne gli entusiasmo. «La maschera che tutti credono sia facile da realizzare, purtroppo, scarica su dei punti particolari: questa maschera si appoggia dove c'è la frattura. Dobbiamo studiare una maschera adatta alla conformazione di Victor, non è una questione così banale, anzi. C'è un nervo lì, tutto molto complicato». L'area dove è ricoverata la stella del Napoli è controllata dagli steward del club che ovviamente garantiscono la privacy del paziente Victor. A parte le telefonate del presidente prima e poi anche di Spalletti prima della partenza per Mosca (la squadra ha fatto una videochiamata all'ora di cena quando era già nel ritiro in Russia), il calciatore ha evitato contatti ed è rimasto a riposo. Ci vuole tempo, a Castel Volturno tornerà a correre tra una settimana.

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA