Morto Panzanato, «leone timido»
per nove anni difensore del Napoli

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Pino Taormina
Era come una cantilena: Zoff, Ripari, Pogliana, Zurlini, Panzanato, Bianchi. È stata la migliore difesa della storia del Napoli. Campionato 1970-71 a sedici squadre, solo 17 gol subiti (più uno 0-2 a tavolino). Ieri all'età di 81 anni è morto Dino Panzanato, 262 presenze con la maglia del Napoli dove ha giocato dal 1964 al 1973. Un difensore centrale d'altri tempi, secondo una definizione di moda: ha vestito le maglie di Mestrina, L.R. Vicenza, Inter, Modena, Napoli e Latina, chiudendo la sua esperienza con il calcio anche con qualche esperienza da allenatore in Serie C prima al Casoria e poi nel Campania nella stagione 1985/86, in serie C1.
 
Nella classifica dei calciatori con più presenze, Panzanato è al 19esimo posto tra gli azzurri. Panzanato era nato a Favaro Veneto il 3 agosto 1938: dopo l'iniziale perplessità, di innamorò talmente tanto della città da decidere di sposarsi nella chiesa di Sant'Antonio a Posillipo e qui a Napoli sono nati i suoi figli, Elena e Cristiano. Veneto tosto, un armadio a due ante, un tipo che non permetteva alla mosca di passargli sotto il naso. Non a caso, nella memoria di tutti restano le nove giornate di squalifica che rimediò dopo un Napoli-Juventus per aver preso le difese di Omar Sivori. Quel pomeriggio di dicembre del 1968 un intervento duro di Favalli sul Cabezon scatenò la rissa. Panzanato scattò dalla difesa e intervenne per difendere l'argentino, ma fu colpito da Salvadore. Reagì. Duramente. Una rissa gigantesca. Rimediò la squalifica più lunga della storia del calcio italiano. Si racconta che fuori dal campo era talmente timido da balbettare per l'emozione poi, quando entrava sul terreno di gioco, subiva una metamorfosi. Da timido, da quasi introverso, diventava un leone. Rispetto per tutti, paura di nessuno. Né fisicamente, né calcisticamente. La rissa entrò nella storia. Panzanato, che tutti chiamavamo Titta, magro come un'acciuga, da stopper usava tutti i mezzi, leciti e illeciti, per fermare i centravanti. Era alto appena 1,79cm ma in difesa si faceva rispettare da tutti. Coraggio da vendere tant'è che spesso piuttosto che uscire preferiva farsi bendare e continuare a giocare con il sangue sulla testa. Ha segnato in tutta la sua carriera, una sola rete: alla Sampdoria e con il Napoli ha conquistato nel 1966 la vecchia Coppa delle Alpi. Sul web tantissimi tifosi fin dal momento in cui la notizia viene diffusa lo ricordano proprio per il suo coraggio. E per quella formidabile rissa. Da anni si era trasferito a Modena dove era iscritto al Clun Napoli della città. «Non sono stato mai stato felice come in quegli anni a Napoli». Ultimo aggiornamento: 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA