Perinetti compie 70 anni:
da Maradona a Gattuso, che storia

Sabato 16 Gennaio 2021 di Francesco De Luca
Perinetti compie 70 anni: da Maradona a Gattuso, che storia

Un lungo viaggio cominciato all'inizio degli anni '70, sui campi sterrati della periferia romana. Mezzo secolo di calcio, Giorgio Perinetti è il direttore sportivo più longevo. Undici squadre nella carriera del dirigente nato il 17 gennaio del '51 a Roma. Compie settant'anni di domenica, il giorno sacro del pallone prima che arrivassero le tv a dare tanti soldi ai club e a togliere un po' di passione ai tifosi. Mezzo secolo di calcio, con tappe importanti a Napoli per il ds dal doppio cognome - Perinetti Casoni, il secondo era però utilizzato da solo in alcune missioni all'estero per acquistare  calciatori e depistare i cronisti - che è partito dalla Roma, dove scovò talenti che diventarono poi giocatori di valore, e ha lavorato anche per Palermo, Juve, Como, Siena, Bari, Venezia, Genoa e Brescia. Tante rose, molte spine e tanti presidenti “particolari”, come ricordò in una poesia degna di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri detto Trilussa, pubblicata sul blog dove raccontava la sua vita, segnata cinque anni fa dalla scomparsa della dolce moglie Daniela. L'aveva conosciuta grazie a Luciano Moggi, anzi a uno dei suoi storici ritardi, in un albergo romano dove la futura signora Perinetti lavorava come manager e Giorgio era in attesa di concludere una trattativa.

Direttore sportivo del Napoli due volte, fasi completamente differenti della storia calcistica del club azzurro. Cinque anni dal 1987, l'immediato post scudetto (lasciò l'amatissima Roma dopo l'arrivo di Pierpaolo Marino da Napoli), al 1992, la rottura con il presidente Corrado Ferlaino a causa del licenziamento di Claudio Ranieri e del ritorno di Ottavio Bianchi in panchina. E poi dal 2002 al 2004 al fianco di Salvatore Naldi, quattro allenatori in un anno e mezzo (Franco Scoglio, Franco Colomba, Andrea Agostinelli e Gigi Simoni), con la società ridotta sul lastrico: sarebbe fallita il 2 agosto. Era stato Moggi a chiamare Perinetti a Napoli nell'87 perché Ferlaino, innamorato del calcio giovanile, voleva che fossero da scudetto - il primo tricolore della società lo aveva conquistato Mariolino Corso con gli azzurrini nel 1979 - anche le squadre giovanili. E Giorgio era un maestro nella ricerca di bravi istruttori e validi talenti grazie ad amici fidati e preziosi collaboratori in tutta Italia: a Napoli i suoi storici punti di riferimento sono Ciro Femiano e Luciano Tarantino.

Nel Napoli che vinse la Coppa Uefa e il secondo scudetto il dirigente romano lavorava per il futuro e il presente, braccio destro di Moggi finché non decise di interrompere il rapporto con il Napoli perché Maradona era diventato ingestibile e si era concluso il ciclo più bello della storia. Ferlaino affidò a Perinetti l'incarico di direttore sportivo, con una consulenza a Nardino Previdi, dirigente della Roma campione d'Italia nell'83. Toccò a Giorgio, a fine marzo del '91, recarsi a casa di Maradona per ufficializzare la notizia della sua positività al doping e nei giorni successivi ingaggiare l'allenatore (Ranieri, conosciuto ai tempi delle giovanili della Roma) e scegliere i giocatori per aprire un nuovo ciclo, partendo dal centrale francese Laurent Blanc e dal centrocampista svedese Jonas Thern.

La seconda volta di Perinetti a Napoli dal 2002 al 2004, presidente Naldi, la retrocessione evitata con un amichevole pareggio a Messina nell'ultima giornata del campionato 2002-2003 e poi la salvezza nel secondo campionato con i giocatori che misero in mora la società perché non ricevevano gli stipendi. L'anticamera del fallimento. Perinetti si sarebbe spostato a Siena, per lavorare con Paolo De Luca, costruttore napoletano che aveva fatto parte del consiglio d'amministrazione del grande Napoli. E qui avrebbe scelto come primo collaboratore tecnico di Gigi De Canio l'ex capitano della Juve Antonio Conte, con cui vinse poi il campionato di serie B a Bari. Conte, diventato commissario tecnico della Nazionale, lo avrebbe voluto al suo fianco nel Club Italia conoscendone la capacità di gestire i gruppi. Perinetti ha fiuto anche per gli allenatori. A Palermo, in serie B, offrì la panchina a Rino Gattuso; a Venezia, in Lega Pro, puntò su Pippo Inzaghi. Le carriere da tecnici di due campioni del mondo sono cominciate così. Dalla scorsa estate, il dirigente romano è a Brescia, dove c'è un altro di quegli strani presidenti, Massimo Cellino. Già cambiati quattro allenatori, adesso c'è Davide Dionigi, che fu attaccante nell'ultimo Napoli di Perinetti.

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