Salisburgo-Napoli, che bello
l'abbraccio tra Insigne e Ancelotti

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Francesco De Luca
Quattro colpi in una notte. Vittoria esterna in Champions dopo tre anni, Napoli a 7 punti e vicinissimo alla qualificazione agli ottavi, doppio Mertens che scavalca Maradona nella classifica dei cannonieri azzurri di tutti i tempi e Insigne che fa pace con Ancelotti dopo aver chiuso la partita a Salisburgo. Gli azzurri si sono ritrovati dopo settimane grigie e possono guardare con rinnovato entusiasmo al futuro perché vincere in Austria, con una difesa malmessa, ha quasi il senso di un'impresa.

Ancelotti ha schierato l'undicesima formazione in 11 partite, rinunciando a Milik nonostante i due gol al Verona e il suggerimento presidenziale e inizialmente a Insigne, che però si scatenato quando è entrato in campo al posto dello spento Lozano. Scelte tecniche, queste. Obbligati, invece, la rinuncia a Manolas (problemi fisici) e l'allestimento di una terza linea di emergenza - neanche un difensore in panchina - di cui ha approfittato il Salisburgo, ribaltando il meritato vantaggio firmato da Mertens con una prodezza (assist di testa di Callejon, of course: a lui e al compagno belga il presidente De Laurentiis aveva tirato le orecchie a proposito del rinnovo del contratto poche ore prima) e la collaborazione del portiere Stankovic. Gli azzurri hanno mostrato personalità alla Red Bull Arena e, trovato il vantaggio, avrebbero potuto raddoppiare. La squadra ha inevitabilmente sofferto in difesa e Meret è stato decisivo due volte, prima di capitolare su rigore, trasformato da quella perfetta macchina che è il diciannovenne norvegese Haaland. Gli azzurri hanno penato sul lato destro, com'era accaduto anche col Verona perché Malcuit non è Di Lorenzo: e infatti è stato il francese a provocare il fallo sanzionato dall'arbitro Turpin.
 
 

Il Napoli non ha avuto un atteggiamento remissivo: ha attaccato con personalità e difeso con intelligenza. E ha raddoppiato, con Mertens, che grazie a questa doppietta ha scavalcato Maradona nella classifica cannonieri di tutti i tempi: 116 reti lui, 115 Diego. Si è parzialmente riscattato Malcuit, autore dell'assist. È stato un secondo tempo avvincente, con un minuto di fuoco in cui ha prima raddoppiato Haaland - dimenticato da Koulibaly - e ha poi segnato Insigne, che ha cancellato tre settimane d'angoscia stringendo in un fortissimo abbraccio Ancelotti, proprio lui che a Genk lo aveva spedito in tribuna. È stata una scena emozionante, tutto il gruppo azzurro intorno a Carlo e Lorenzo, più che mai uniti. Il capitano voleva recuperare la scena e c'era un solo modo per farlo: un gol pesantissimo e un chiarimento pubblico, non solo a favore di telecamera, con il suo allenatore, che ha evidentemente toccato le corde giuste nei giorni scorsi, dopo lo strappo in Belgio. Si è ritrovato, il Napoli, in campo e fuori, con una squadra che si è liberata di tutte le sue ansie e si è scatenata negli ultimi venti minuti a Salisburgo, ipotecando la qualificazione agli ottavi. Perché, ora che il Napoli è a 7 punti, basterebbe la vittoria sugli austriaci il 5 novembre a Fuorigrotta per chiudere i conti con questa fase a gironi che si era rivelata maledetta un anno fa. E sarebbe il primo obiettivo stagionale centrato da Ancelotti, che dopo aver fatto le scelte giuste ha finalmente rivisto la squadra correre, lottare, segnare. Lo ha fatto in Europa e deve ripetersi in campionato per avvicinarsi a Juve e Inter.

Prima della partita, De Laurentiis aveva parlato di mercato. Lanciando altri messaggi chiari a Callejon e Mertens: si rinnovano i contratti eventualmente alle sue condizioni, non influenzabili da eventuale pressing di club stranieri e considerando l'età dei due giocatori, classe 1987. Il belga ha risposto come sa, con i gol. Il presidente ha poi tirato fuori quella parola magica: Ibra. Sabato scorso il bomber svedese - 38 anni, nove squadre (tre italiane: Juve, Inter e Milan), 472 gol in 786 partite - ha raccontato alla «Gazzetta dello Sport» quanta voglia abbia di serie A, perché un autentico giramondo come lui potrebbe non accontentarsi di un'altra stagione nei Los Angeles Galaxy. Si è fatto avanti Mihajlovic, che lo vorrebbe a Bologna; altrove, frasi di circostanza. Ma non da parte di De Laurentiis, che potrebbe farsi questo regalo anche se Ancelotti ha tanti attaccanti. «Dipende da lui», ha detto il presidente, tre parole adoperate anche nella scorsa primavera quando ipotizzò il ritorno di Quagliarella (36). L'età non è un problema e lo dimostra Llorente (34). Sorprende che De Laurentiis possa ragionare su un attaccante che percepisce attualmente 7 milioni all'anno, oltre ai bonus. Ma è stato colpito dalla suggestione di questa operazione. Sia chiaro: non dipende solo da Ibra perché deve essere il Napoli a fare la prima mossa per un colpo tecnico, non soltanto pubblicitario, anche se la doppietta di Mertens e il gol di Insigne sono messaggi più che rassicuranti per il futuro: luci che si sono riaccese. Ultimo aggiornamento: 12:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA