Sarri torna a Napoli con la Lazio:
c'era una volta il comandante

Sabato 27 Novembre 2021 di Marco Ciriello
Sarri torna a Napoli con la Lazio: c'era una volta il comandante

Torna Maurizio Sarri e fa un altro giro di allontanamento dall'amore che generò. Ogni volta che rimette piede a Napoli si distacca ancora un po', perché da uomo di parte ormai è diventato uomo della trasversalità. Ieri Juventus, oggi Lazio, l'altro ieri Chelsea anche senza tornare allo stadio, le sue cartoline inglesi erano una tessitura di amorosi sensi calcistici, da Londra provava a tenere in piedi un legame con Napoli perduta la squadra confidava nella città, distinguendole , poi con la Juventus tutto si è perduto, trasformato, ed è diventato infingimento.

Il comandante di ieri, è un ricordo stucchevole, una delle tante illusioni napoletane, piena di formalismi, di citazioni, orgoglio, straordinarietà e irripetibilità. Aveva fatto colpo, si era creato uno spazio all'interno dell'albo d'oro dei Masaniello, tra relazioni intellettuali e clan d'amicizia, ideologia e progetti utopistici, parlava alla curva e ai salotti, in una ambiguità crescente, poi il cambio, una lenta trasformazione, dalla bellezza all'astuzia, dalla poesia della sconfitta al canto vittorioso e grigio. 

Un uomo di progresso, tattica e poca fede. Tutti i suoi teoremi, dal dopo Napoli non contemplano più la fede, appunto, e in questa perdita va contata anche la passione. Ha accelerato, tradito sé stesso almeno quello che diceva di essere è entrato nel Palazzo, l'ha fatto suo, ed ha scoperto che ci stava maluccio, il resto è Lazio, un appartamento in centro, da dove ricominciare la scalata, questa volta con meno proclami, i soliti lamenti contro il numero esagerato di partite, il caos Var e arbitrale, e quello sulla ricerca se non della bellezza assoluta almeno di quella relativa. Difficile tornare alla tuta dopo le giacche, è un pretaporter col trapezio. In pratica arriva a Napoli un Sarri dimezzato, uno da stagione di mezzo, che ha investito nei titoli sbagliati, e ora deve ricominciare tutto daccapo. La sua irrazionalità lo ha reso meno affascinante, non ha avuto la coerenza di Zeman, né la fortuna di Sacchi, eppure era il Profeta, forse poi andrà in Nazionale, o forse no, ma intanto sta nel guado, e ha perso la capacità di sedurre, non è Mourinho, anche se continua ad avere una (auto)ironia quella toscana che lo aiuta molto nei suoi avvitamenti tattici e politici. Arriva un uomo che non si sente più fuori posto come quando allenava il Napoli, che ha i tituli, ma arriva anche un allenatore che non è più portatore di un sogno, e non ha ancora trovato il tempo e/o la voglia e/o la capacità per generarne un altro. La sua Lazio oscilla tra sprazzi di relativa bellezza e incupimenti, verticalizzazioni che rimandano alla memoria gli estetismi calcistici che l'hanno portato in Premier League e gli sbandamenti difensivisti che comunque hanno generato uno scudetto.

La Lazio macina gioco e poi si perde, sta lì, nel guado, di fianco al suo allenatore, uno ingoiato dal grigio bancario, rimesso in riga dalla ricerca di fama, dalla voglia di affermarsi, non importa come, di arrivare in cima, un irrequieto borghese che doveva andare oltre senza poter più aspettare, che doveva cambiare il suo status, e chissà se poi l'infelicità va messa a bilancio, o le umiliazioni juventine, o peggio il suo volerne orchestrare la storia, rispetto a certi progetti d'eversione, seppure solo calcistica. Sarri, il suo fraseggio pallonaro, le sue invettive, la sua forza sovvertitrice si sono normalizzate, sono implose, ha avuto la meglio il parametro esistenziale, rispetto all'utopia pallonara. Non è Marcelo Bielsa, che infatti alla Lazio non c'è andato, e non stiamo pensando alle implicazioni politiche, alle venature mussoliniane, no, ma perché uomo pacificato, senza rivincite adolescenziali da compiere. Sarri era un partigiano, poi ha scelto l'attendismo delle zone grigie, dopo aver sventolato la purezza è diventato testimonial delle svolte, stabilendo che la portata delle sue trasgressioni era finita, e che cominciavano gli anni del conformismo tattico e dei trofei senza bellezza. 

Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 08:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA