Sarri tra Napoli e Empoli:
ecco le stagioni del cuore

Martedì 12 Gennaio 2021 di Pino Taormina

Esce dalla sua bolla solo per un giro, piuttosto lungo, in bicicletta lungo la classica sette ponti del Valdarno una lunga strada che porta fino ad Arezzo. Una vecchia passione che gli ha trasmesso il papà Amerigo, ex gregario negli anni 50 del Toro del Mugello, quel Gastone Nencini che poi avrebbe vinto anche un Tour de France. Ovvio che Napoli-Empoli per Maurizio Sarri non è una partita come le altre, non può esserlo e non lo sarà mai. Perché nella sua vita da allenatore con la valigia, in nessun altro posto è stato più a lungo di Empoli e Napoli: tre anni ciascuno. Sarri è diventato Sarri proprio all'Empoli, in serie B. Prima era una specie di giramondo che non trovava pace e non trovava nessuno che avesse la pazienza di comprendere i tempi di apprendimento delle sue idee. Da lì ha iniziato la sua scalata che poi lo ha portato all'attenzione di tutti e infine alla corte di Aurelio De Laurentiis. Sono le squadre del suo cuore, c'è poco da fare e la gara la vedrà da casa, nella sua nuova abitazione di Castelfranco Piandiscò dove si è trasferito subito dopo l'estate. Da solo con moglie e figlio, perché vive tra tante precauzioni e preferisce, anche con i vecchi amici della zona, avere rapporti solo a distanza. Non è un esilio, il suo: la bicicletta e la tv sono compagne di questi lunghi giorni di quarantena che somigliano tanto a quelli di milioni di italiani. È come tanti di noi è sempre molto attento nelle sue rare uscite: la bici gli consente di tenersi in forma nei giorni in cui non ci sono divieti di spostamento tra un comune e un altro. Ma è il calcio sempre nella sua testa. Partite su partite, dalla serie A alla Premier. Con il solito tradizionale metodo per ricordare le cose: appuntarle su un taccuino.

Nessuno ha vinto quanto lui negli ultimi anni: un'Europa League con il Chelsea e lo scudetto con la Juventus. Ha smesso di pensare a perché la Juventus lo abbia esonerato. Questo momento di pausa non lo deprime, anzi. Il club bianconero ha provato ad anticipare la risoluzione del contratto ma lo ha fatto con tempi e modi che a Sarri non sono andati a genio. Dunque, il tecnico ha declinato l'invito. Resta tesserato per la Juventus fino al 30 giugno: se per il 30 aprile gli verrà pagata la clausola da 2,5 milioni di euro, non scatterà il terzo anno di contratto. E Sarri, al momento, non intende fare sconti. Anche perché non ha nessuna avventura che lo intriga sul serio. Corteggiato lo è tanto. Tantissimo. Soprattutto dalla Premier. Ed è lì che vorrebbe ricominciare. Ma anche la Liga lo intriga. E non poco. Ma adesso è il calcio senza tifosi che non lo affascina, che non gli dà calore, che non gli fa venire la voglia di gettarsi nella mischia. Meglio aspettare la fine di questa pandemia. Meglio attendere l'estate. E intanto guardare le partite. Con la passione di sempre.

 

A Empoli ha trovato un presidente, Corsi, che lo ha coccolato: dopo 9 partite aveva 4 punti e rischiava seriamente di finire in serie C. Stava per mandarlo via ma ebbe un attimo di riflessione. «Ma uno bravo come lui dove lo trovo?», disse Corsi. È stata la fortuna di entrambi. Sarri nell'estate del 2012 era disoccupato dopo l'esonero dal Sorrento, in Lega Pro. Bel coraggio. Ma andò bene. Sarri aveva scelto di vivere a Empoli, perché l'idea di fare su e giù (quasi 70 km) con casa sua non gli andava a genio. Ma come a Napoli non ha mai frequentato un posto, un locale, un ristorante. E quando è andato via, si è pure scelto il successore: Giampaolo. Quando è morto Maradona ha confidato la sua tristezza a qualche vecchio amico: lo aveva visto a Castel Volturno, poi a Madrid. Una specie di idolo, anche per lui. Era andato a vederlo a Reggello, nella prima estate in ritiro, nel 1984. Napoli ed Empoli, la partita di Sarri. 

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