Serie A, il governo pensa allo stop
ma sarà rinviata solo Genoa-Torino

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Pino Taormina
Inviato a Castel Volturno

Il caso Genoa scuote la serie A. Con il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri che è uno dei pochi a sbilanciarsi sul serio: «Se qualcuno del Napoli sarà positivo, il campionato va fermato per sette giorni». Non sarà semplice. E neppure scontato. D'altronde, persino il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, è del parere contrario: «Non vedo le condizioni per sospendere la serie A ma prima aspettiamo i risultati del Napoli». Al momento la Lega Calcio sta valutando solo di spostare Genoa-Torino, nel caso in cui oggi dovesse essere confermata la positività al Covid 19 di 11 calciatori della rosa. Ma la decisione di rinviare il match di Marassi (oggi previsto consiglio straordinario della Lega) è legata esclusivamente al fatto che il Genoa, per disposizione dell'Asl, non può allenarsi. Inevitabile, dunque, che la Lega debba pronunciarsi nella direzione di far slittare ad altra data la gara valevole per la terza giornata. A meno che il Torino non si opponga. Ovvio che a rischio c'è anche Juventus-Napoli: e sono gli esiti dei tamponi degli azzurri a poter modificare lo scenario. Ed è per questo che ieri è prevalsa la cautela, perché prima si attenderanno le risposte (già stamane si potrà avere una prima idea della situazione) e poi si inizierà a trovare una soluzione. Il presidente della Lega, Dal Pino, e quello della Federcalcio, Gravina, già si sono parlati ieri: si cerca una via che possa far contenti tutti, dal governo ai club. Serve il buonsenso, al di là di quello che dice la Uefa (ovvero che basta poter mettere a referto 13 persone e la partita va giocata) ed è plausibile che se pure oggi ci sarà divieto di allenamento per il Genoa (con calciatori da mettere in quarantena) il rinvio appare come l'ipotesi più probabile. Ma bisogna aspettare. Con un po' di ottimismo. D'altronde, qualche dubbio lo avanza anche Massimo Galli, responsabile malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano: «Che un intero gruppo si positivizzi a distanza di pochi giorni dal precedente test, tutto quanto insieme, con questa numerosità rispetto all'entità complessiva del gruppo, è qualche cosa che, finché non la vedo confermata, mi lascia dubbioso». È stata la Asl3 di Genova a chiedere al Genoa un nuovo giro di tamponi al ritorno da Napoli.

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Intanto gli arbitri designati per Benevento-Inter, recupero della prima giornata in programma oggi pomeriggio, cambiano. E il motivo è semplice: Francesco Fourneau, l'arbitro, e Federico La Penna, designato come quarto uomo, erano anche nella squadra che ha diretto Napoli-Genoa. È chiaro che si tratta di una misura precauzionale. Anche loro sono stati sottoposti a tampone in queste ore.
 
 

I presidenti della serie A si interrogano anche su un altro timore: che le Nations League possa diventare una potenziale bomba. I presidenti della serie A ma anche quelli di altre leghe sono pronti a un boicottaggio delle nazionali, preoccupati dalla difficoltà nell'applicazione dei protocolli. Ma serve una intesa tra tutti e la voglia, De Laurentiis in prima linea, è di non liberare i propri calciatori. Situazione senza dubbio esplosiva. Il presidente Preziosi si difende: «Il Genoa ha rispettato tutte le procedure». E la Procura Figc conferma: «I rossoblù hanno rispettato il protocollo anti Covid». Il presidente della Commissione medica federale, Zeppilli, spiega: «I club stanno manifestando grande scrupolosità e disponibilità, tanto da prevedere controlli ancora più stringenti (tamponi ogni due giorni), rispetto alle disposizioni attualmente in vigore». Ma proprio il vice ministro Sileri invita a una maggiore cautela: «Gli abbracci e l'esultanza in campo dovrebbero essere vietati. La distanza deve comunque essere mantenuta». Preoccupato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ospite di Porta a Porta: «È stata una vicenda sintomatica di una situazione che rimane francamente a rischio». E a Salerno il club granata annuncia che sarà ripetuto il tampone a due giocatori, ufficialmente perché «il materiale è insufficiente per una diagnosi».
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