Serie A, stipendi ai calciatori:
dai maxi tagli allo scontro totale

Martedì 7 Aprile 2020 di Pino Taormina
«Il settore calcio vivrà una situazione estremamente difficile, anche in caso di ripresa» della stagione sospesa. I presidenti della serie A avevano bisogno di un documento per iniziare a trattare con i propri calciatori. E ieri, in assemblea, lo hanno ratificato. La Juventus si è defilata, perché quell'accordo per il taglio degli stipendi lo ha già in cassaforte. Ma poiché tutti hanno bisogno di un minimo di certezza finanziaria in questi giorni dove il buio è totale, ecco che arriva: ai calciatori verrà (prima proposto e poi imposto) di decurtarsi per questa stagione travolta dal Coronavirus almeno un sesto del proprio ingaggio annuo. Tradotto: due mensilità. Questo nel caso in cui torni un briciolo di sereno e si possa tornare in campo, a maggio o giugno. Nell'altra nefasta ipotesi, legata a una pandemia ancora in pieno corso con l'obbligo dello stop definitivo, la mannaia per i calciatori sarà di 4 mensilità omnicomprensive (dunque anche i premi), ovvero la riduzione di un terzo del totale annuo lordo. Anche se non esplicitato, è naturale che l'accordo riguarderà anche gli allenatori e i dirigenti di prima fascia. L'intesa tra i presidenti prevede adesso l'incontro con l'Aic. Ma la bocciatura arriva prima dal vicepresidente Calcagno («È una proposta vergognosa e irricevibile») e poi dal presidente Tommasi: «Se le società di serie A si devono trovare in assemblea per dire che non pagheranno gli stipendi, quando in realtà a tu per tu con i giocatori i singoli club stanno cercando accordi di buon senso, è molto preoccupante». Tommasi aggiunge: «Come ha detto Messi, non riesco a capire la logica imprenditoriale alla base di questo comportamento: mettere in cattiva luce i giocatori, principali protagonisti dello spettacolo, quando tutti o quasi stanno già discutendo con i club come uscire insieme da questa crisi. Mi pare una follia». E infine: «Si dice che gli stipendi non vengono pagati, sono finiti i soldi ma occorre continuare ad allenarsi. Mi viene il dubbio che il nostro sistema stia spendendo più di quel che può, e che in questi anni si sia vissuto al di sopra delle proprie possibilità».

«Il Coronavirus ha costretto il mondo intero ad affrontare una crisi senza precedenti». Ma quando, anche per dare il senso del collasso economico della serie A a causa del Covid-19, nel comunicato il presidente Dal Pino e l'ad De Siervo volevano inserire i dettagli delle perdite (peraltro, già rese note dalla Figc: dai 313 milioni in caso di ripresa a porte chiuse agli oltre 700 milioni per lo stop definitivo) De Laurentiis ha urlato la sua indignazione. «Che senso può esserci a certificare queste perdite? Perché dobbiamo far sapere i fatti nostri? Perché sponsor, tifosi e fornitori devono conoscere questi dati?». Una sfuriata con il numero uno del Napoli che ha minacciato di non firmare il documento e di non prendere più parte alle assemblee di Lega. Un po' tutti hanno iniziato a dare ragione al patron azzurro. E le cifre del crac del sistema calcio sono sparite dal documento finale della Lega. Il Napoli ora procederà alla comunicazione dei tagli: si inizierà con le prime due mensilità, quelle minime. Marzo e aprile.

Il Napoli ha un monte ingaggi di poco superiore ai 100 milioni (102 milioni di euro, per l'esattezza). Dunque, ogni mese in stipendi De Laurentiis paga alla sua rosa 8,5 milioni di euro. La decurtazione minima sarà per un totale di 17 milioni, quindi (il totale delle due mensilità). Quella peggiore, perché la serie A non riprende, 34 milioni. Dunque, in caso di stop Koulibaly si vedrebbe ridurre l'ingaggio di 2 milioni, Insigne di 1,150 milioni, Manolas e Lozano di 1,125 milioni e Mertens di 1 milione. E così via. Meglio trovare una intesa, un accordo sul buon senso.  © RIPRODUZIONE RISERVATA