Genoa-Napoli, Spalletti è carico:
«Ci siamo anche noi per lo scudetto»

Domenica 29 Agosto 2021 di Pino Taormina
Genoa-Napoli, Spalletti è carico: «Ci siamo anche noi per lo scudetto»

«Ci sono sette squadre per lo scudetto e non è che perché adesso non c'è più Ronaldo si può pensare che la Juventus torni a lottare per il quarto posto: è successo l'anno scorso, ma dopo 10 anni. E non succederà più». Giusto. Luciano Spalletti parla degli altri, ma in fondo parla anche a sé a poche ore dalla prima trasferta della stagione, in casa del Genoa. Le fauci spalancate per l'ambizione, del resto, le ha da sempre, anzi non si è mai creato il problema di ostentarle. Figurarsi se comincia adesso. E qui. Dunque l'appetito non si sazierà con la vittoria con il Venezia che per lui è solo l'olivetta dell'aperitivo. Di certo non è uno che si fascia la testa per le tante assenze di questa sera (Zielinski neppure è partito) al Ferraris, dove il Napoli va quasi con gli uomini contati. «Dobbiamo affrontare il Genoa senza pensare a come ha perso con l'Inter. Noi dobbiamo pensare a cancellare le cose sbagliate fatte con il Venezia dove, però, abbiamo mostrato di avere una mente forte». 

Certo, se ne sta sempre acquattato. Come se temesse di essere circondato da leoni pronti ad aggredirlo. «Ci sono forse troppe sentinelle appostate a guardare gli allenamenti», dice alla sua maniera (dunque scherzando, ma non troppo) riferendosi a qualche probabile fuga di notizie sulla formazione. «Ho visto nel passato fare al Napoli cose bellissime, poi appena gli altri alzavano un po' di polvere creavano delle difficoltà. Ecco bisogna avere la personalità di non andare dietro queste cose e di mantenere la lucidità. Come abbiamo fatto domenica scorsa dopo il rigore sbagliato di Insigne». De Laurentiis lo ha tolto da un freezer lungo quasi due anni a cui l'esonero dall'Inter l'aveva costretto. Ha una grande voglia di volare ma neppure si fa passare la mosca sotto al naso. «La catena per trattenere i big era lunghissima, come spesso mi capita nella vita sono fortunato e alla fine non è partito quasi nessuno. Ma ho visto che altre squadre si sono rafforzate», spiega quasi a voler mettere le mani avanti. Poi il tocco di fioretto, ma in fondo è il minimo visto il mercato azzurro in piena austerity. «In funzione di completezza della rosa sono partiti Hysaj, Maksimovic e Bakayoko che l'anno scorso in tre hanno giocato 100 partite. Quindi il segno che qualcosa hanno dato per il completamento della rosa. Vediamo se in questi giorni capita qualcosa di livello». Tradotto, a parte Juan Jesus altri per sopperire non sono ancora arrivati. E almeno un altro se lo aspetta. E non verrà deluso. Tra due settimane, non troverà alla ripartenza Cristiano Ronaldo nella Juventus che arriverà al Maradona: «Continueremo ad ammirarlo in Premier anche se non sarà più un nostro vicino di casa. C'è solo da imparare da lui, per le cose mostrate: bastava vedere la caparbietà con cui scendeva in campo. Gli equilibri della serie A non cambiano con la sua partenza, ci sono altri campioni: il nostro è un campionato che resta in ogni caso di primissimo livello e dove ci sono sette squadre di livello superiore, ma questa superiorità deve essere dimostrata sul campo. Sarà la forza della rosa, la sua profondità, a decidere i destini, ma anche gli infortuni, le fatiche per le varie trasferte». 

 

Non si tira indietro. Non è nel suo stile. Per questo stasera (si gioca alle 18,30) non può accettare scherzi dal suo Napoli, pur decimato da infortuni e dalla squalifica di uno dei suoi assi. «Siamo solo all'inizio di un percorso per fare cose importanti per noi stessi e per una città che chiede questo. Dobbiamo continuare così, con Lorenzo che è uno di quelli che vuole aggiungere nuove giocate al manuale del calcio, è normale ribattere un rigore per lui. Il capitano è condannato a dover dare sempre comportamenti corretti ai compagni, ai bambini allo stadio o a casa, lui fa questo e manda segnali importanti». 

Ultimo aggiornamento: 18:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA