Udinese-Napoli, il derby di Marino:
«Il mio Spalletti condottiero vero»

Lunedì 20 Settembre 2021 di Pino Taormina
Udinese-Napoli, il derby di Marino: «Il mio Spalletti condottiero vero»

C'era lui nel primo Napoli che incontrava Maradona. E c'era lui al fianco di Ferlaino nell'anno del primo scudetto. E c'era lui anche nei primi anni della rinascita dopo il fallimento, al fianco di De Laurentiis. «La partite con il Napoli sono sempre il mio derby del cuore. Perché ogni volta ricordo le domeniche al San Paolo con mio padre a vedere gli azzurri, Sivori, Altafini, Montefusco. Non riesco mai a vivere questa partita con il Napoli come se fosse una partita normale». Pierpaolo Marino, ora direttore dell'area tecnica dell'Udinese, racconta la stagione che inizia e la sfida di questa sera alla Dacia Arena.

Direttore, è un campionato che possiamo definire normale?
«Diciamo che è semi-normale perché le ferite economiche lasciate dal lockodown, dagli stadi chiusi sono ancora lì che fanno male, non sono semplici da guarire. Non è semplice neppure per i tifosi venire allo stadio, tra obbligo di Green pass e contolli. Ma anche i calciatori faticano a convivere con una normalità fatta di tamponi periodici. Però, abbiamo ripreso ed è già un passo importante. Anche se ripartiamo con tutti i club, grandi e piccoli, che fanno i conti con metà degli incassi».

Che Udinese trova il Napoli questa sera?
«Ci simo rinnovati nella rosa nel suo complesso, magari l'undici titolare è cambiato un po' di meno. Abbiamo fatto un mercato in linea con quelle che sono le nostre tradizioni e le nostre politiche. Ma questa Udinese è alla ricerca di scoprire dove può collocarsi. E questa cosa è intrigante».

Le dà fastidio sentir parlare di sette sorelle e poi delle altre soprattutto quando nelle altre c'è anche l'Udinese?
«Perché mai? È la realtà. Ma sempre meglio di prima quando c'era solo la Juventus e poi tutto il resto. Ora magari c'è un po' più di equilibrio tra le migliori, ce ne sono parecchie che possono lottare per il titolo. Ma è evidente che è questa la serie A attuale».

Il Napoli ha cambiato allenatore ma è a punteggio pieno. Sorpreso?
«Conosco Spalletti, so cosa è capace di dare. Conosco la sua verve, la sua qualità. So bene come sia in grado di calarsi nell'ambiente dove va a vivere. Quindi, sarei rimasto sorpreso se non fosse partito così forte. Il Napoli ha in lui un condottiero giusto per poter lottare fino alla fine per lo scudetto: la città, peraltro, ha sempre apprezzato i tecnici con personalità. E lui è uno che di carattere ne ha da vendere».

Ecco, lo dice da vecchio tifoso che il Napoli può vincere lo scudetto?.
«Lo dico perché è la verità. Ha una squadra che è molto forte fatta di giocatori che stanno assieme da anni. E questo è un vantaggio. E guidati da un allenatore che non lascia nulla al caso. Peraltro in una stagione dove per vincere il campionato ci vorranno meno punti che nel passato. Quindi...».

Lei e Spalletti a Udine nel 2002/2003 avete compiuto una specie di miracolo.
«Fu un anno ricco di soddisfazione. Io avevo scelto Luciano qualche tempo prima, prendendolo al posto di De Canio. Lo avevo seguito all'Empoli e sulle sue capacità innovative, le sue doti caratteriali, avevo pochi dubbi. Lo proposi a Pozzo e lui seguì le mie indicazioni. Arrivammo in Coppa Uefa. E giocando un gran calcio».

Peccato che De Laurentiis non ascoltò il suo suggerimento per Spalletti nel 2009 quando andò via Reja.
«In realtà De Laurentiis mi ascoltò e disse di andarlo a ingaggiare. Fu Luciano che declinò, perché da poco si era lasciato con la Roma e non aveva tutta questa voglia di rientrare in serie A. E infatti poi andò allo Zenit qualche mese dopo».

Secondo lei, litigheranno De Laurentiis e Spalletti?
«Nel calcio la risposta è semplice: dipende dai risultati. Nei rapporti tutto dipende da quello che poi succede sul campo».

Lo immagina Insigne lontano da Napoli?
«È impossibile per me pensarlo senza la maglia azzurra addosso. Io credo che sia in corso una partita a scacchi dove alla fine De Laurentiis saprà piazzare il colpo finale».

Ma può essere anche una faccenda di cuore?
«Prima della Bosman forse ogni tanto il cuore poteva avere un ruolo in questo genere di trattative che coinvolgevano le vecchie bandiere. Dopo no. Il cuore non può prendere il sopravvento sul pragmatismo, sulla freddezza dei conti, sulle valutazioni economiche. Ma anche sotto questo aspetto, sono convinto che alla fine Insigne e De Laurentiis troveranno un punto di incontro».

È Osimhen una delle stelle di questa serie A?
«Ha tutto quello che hanno i grandi cannonieri. E per dirla tutta: nello scatto ricorda Careca, nel tiro Bruno Giordano e il colpo di testa sembra tanto quello di Cavani. Ho proprio l'impressione che non gli manchi nulla». 

Ultimo aggiornamento: 20:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA