Il Napoli di Gattuso
dal ringhio iniziale alla confusione

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Francesco De Luca

La sconfitta in Supercoppa contro la Juve ha fatto sprofondare il Napoli. Inguardabile, esclusi i primi 25 minuti. Inaccettabile tecnicamente e tatticamente a Verona, dov'era passato in vantaggio dopo 9 secondi e ha subito una pesantissima rimonta. Il sesto ko in campionato apre una crisi a cui Gattuso deve porre, e subito, rimedio. Assumersi le responsabilità, come anche ieri ha fatto il tecnico, non basta più: ci sono i problemi da risolvere. Il Napoli è in uno stato di preoccupante confusione e urgono interventi. Che non possono essere schierare, sotto di un gol, tutte le punte a disposizione, come è accaduto con Juve e Verona perché non sempre questo consente di ribaltare le partite. Occorre testa, ci vuole un'organizzazione tattica che la squadra ha mostrato soltanto in alcune giornate: brillante e solida contro la Fiorentina, appena una settimana dopo è crollata a Verona. Ci sono 20 gare da giocare, compreso il recupero con la Juve, e il quarto posto - l'ultimo utile per la zona Champions - è a due punti ma è l'unico conforto in una domenica disastrosa che non è soltanto l'effetto di un contraccolpo psicologico per la Supercoppa. Insigne, dopo l'errore dal dischetto a Reggio Emilia, avrebbe dovuto spaccare il mondo e invece ha offerto una prestazione negativa, correndo tanto ma a vuoto e abbandonando il campo a testa bassa ad inizio ripresa per fare posto a Mertens, l'ombra del bomber ammirato nelle scorse stagioni: da un errore del belga è partita l'azione del terzo gol del Verona, firmato Zaccagni, mezzapunta nel mirino del Napoli per la prossima stagione. Ma si pensi, anzitutto, a migliorare questa perché già giovedì c'è il quarto di Coppa Italia allo Stadio Maradona contro lo Spezia, una delle squadre più in forma e peraltro in grado di vincere in campionato tre settimane fa. È tutto ancora in gioco, però ulteriori cedimenti rischiano di far scivolare il Napoli verso una stagione mediocre, con un sensibile danno economico sul progetto tecnico che De Laurentiis intende affidare a Gattuso fino al 2023.

Il Napoli è passato subito in vantaggio con Lozano, bravo a sfruttare l'errore di Dimarco, che avrebbe poi firmato il pareggio. Ma non ha saputo difendere il risultato perché non ha un assetto equilibrato. È vero che Demme dà più sostanza al centrocampo ma con il 4-2-3-1 si concedono troppi spazi agli avversari: a Verona è mancata la copertura sui lati e Bakayoko è stato evanescente, peraltro con una grave responsabilità sul raddoppio di Barak, condivisa con Maksimovic. Il 4-3-3 darebbe maggiore stabilità, invece Gattuso insiste su un modulo che rende aggressiva la squadra se ci sono uomini in buone condizioni fisiche, altrimenti la indebolisce. Diverso sarà magari il discorso quando Osimhen, al rientro ieri dopo 76 giorni ed dunque ingiudicabile, recupererà la piena forma e il Napoli avrà un attaccante in grado di bruciare sul tempo gli avversari e colpire in contropiede. Quanto a Mertens, c'è da augurarsi che la mediocre prova a Verona sia da attribuire a una condizione fisica ancora imperfetta dopo la distorsione alla caviglia e non il segnale di un passo indietro del bomber che ha scritto la storia recente del Napoli: a 33 anni, dopo stagioni esaltanti, quanto ha ancora da dare?

L'approccio alla partita era stato positivo, oltre che fortunato. Ma, quando ha recuperato lucidità, il Verona ha avuto gioco facile, sfruttando gli spazi offerti a centrocampo - evidenti le difficoltà fisiche di Bakayoko - e i puntuali errori della difesa, che ha regalato i tre gol, a cominciare a quello del riscatto di Dimarco, ignorato dai difensori azzurri. Gattuso aveva concesso un turno di riposo a Manolas per fare posto a Maksimovic, che ha commesso una serie di errori. Il serbo è in scadenza di contratto, De Laurentiis e il direttore sportivo Giuntoli hanno deciso di non rinnovarlo né a lui né a Hysaj: due ottimi professionisti ma destinati a liberare gli armadietti di Castel Volturno tra pochi mesi, qual è il loro stato d'animo? C'è Rrahmani, che è stato un investimento da 14 milioni firmato da Giuntoli: perché non dargli spazio? Sulla fascia sinistra l'albanese equivale a Rui, perché la società non ha acquistato un migliore mancino ritenendo sufficienti le due mosse che hanno integrato il mercato di gennaio 2020, ovvero gli acquisti di Bakayoko e Osimhen. A questo gruppo non manca solo un terzino: vi è da tempo un difetto di personalità, che si costruisce nel tempo o con giocatori di esperienza, quelli che sembrano piacere poco a De Laurentiis perché hanno carattere e contratti robusti. La squadra al primo gol subito va in difficoltà psicologica e tattica e ci vorrebbe un leader in campo: non possono bastare le urla di Gattuso dalla panchina.

Lascia profonda amarezza la conclusione del girone d'andata del Napoli, terminato nel segno di Milan e Inter. È tutto da scrivere il secondo capitolo del campionato, su cui inevitabilmente peseranno le partite a distanza ravvicinata per le squadre iscritte alle coppe. Un vantaggio che può sfruttare l'Inter, esclusa dalla Champions, se non si abbandonerà agli isterismi che si sono visti a Udine, con la lite tra Conte e l'arbitro Maresca (negli spogliatoi si sarebbe ascoltato un insulto dell'ex ct della Nazionale) e il comportamento di Oriali verso l'internazionale napoletano che non fa onore a un dirigente del Club Italia: Gravina che ne avrà pensato? Messo da parte il Papu Gomez, l'Atalanta è tornata alle prestazioni e ai risultati di un anno fa e la Roma, pur creandosi un problema dietro l'altro, è la più vicina alle milanesi. C'è ancora tanto da fare nei prossimi quattro mesi, però Gattuso e il Napoli non perdano altro tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA