Zeman: Insigne faccia l'attaccante
«E Sarri divertente ma complicato»

Martedì 27 Marzo 2018 di Pino Taormina
 Zeman è sempre Zeman. «Per sapere chi vince lo scudetto non dovete chiedere a me ma a un mago». Zeman è Zeman e dietro il lessico delle sue pause, della sue battute, dell’ironia che pare in certi momenti così fuori dal nostro calcio, spesso ci si dimentica che Zdenek Zeman è per prima cosa un grande tecnico, scopritore di Insigne (e di Immobile, Verratti giusto per restare agli ultimissimi), amante del gioco di attacco, studioso del calcio ma anche instancabile utopista. I più giovani degli allenatori che sono qui a Coverciano lo chiamano «maestro». Ma anche quelli più avanti negli anni. E non è una presa in giro: è davvero un maestro, il boemo.

La sua non proprio amica Juventus è ancora lì, al comando della serie A. Le spiace?
«Perché dovrebbe? Ha rosa che è quella più forte di tutti, ha voglia di vincere, ha sempre fame. Perché dovrebbe dispiacermi?».

La volata con il Napoli, dove, come e quando si decide?
«La Juventus non ha un calendario molto buono, ma ha tanti giocatori. E tra tanti giocatori ha anche campioni che possono vincere da soli una partita. Che poi è la cosa che sanno fare meglio. Però c’è la Champions, che non è un impegno di poco conto».

Napoli favorito, allora?
«Lo scontro diretto sarà importante, ma è importante anche che quelli del Napoli arrivino in buone condizioni alla partita di Torino. Il gioco di Sarri è molto faticoso e non è facile mantenere il ritmo fino alla fine. Poi non mi sembra che siano tantissimi».

Si decide tutto all’Allianz Stadium?
«Gli impegni della squadra di Allegri contro il Real Madrid possono togliere forza, anche nella mente. Che è quello che conta più di tutto. Non credo che in campionato ci saranno altri passi falsi... Ma neanche Napoli li farà perché c’è un abisso tra loro e le altre. Quindi si decide tutto in quei novanta minuti». 
In cosa la Juve è più forte del Napoli?
«La Juventus è abituata, è sempre la Juventus che sta davanti a tutti. Spero che il sorpasso in classifica non abbia indebolito il sogno dei napoletani ma io penso che era meglio arrivare a questo punto della stagione stando davanti. E non indietro».

Anche se solo di due punti?
«Non sono pochi. Ma se il Napoli vince a Torino azzera lo svantaggio e riequilibra tutto. Per questo si gioca tutto lì».

Il pubblico napoletano può essere l’arma in più?
«Lo è sempre stato e lo è ancora adesso. Anche se vedo sempre meno gente che va allo stadio. Non vorrei che la colpa sia di questo ruolo di inseguitore in cui bisogna calarsi. Non è questione di poco, perché tenere il passo o fare persino meglio mette una certa ansia. Poi la rosa di Sarri è meno numerosa di quella di Allegri».

In cosa può migliorare ancora Insigne?
«Vedo lo stesso impegno che aveva con me, ma mi piacerebbe vederlo fare più l’attaccante che il centrocampista».

Forse per questo non segna tantissimo?
«Il gioco del Napoli è fatto di possesso, tante palle corte, e questo spinge Insigne a tornare indietro, ad accorciare, a fare il centrocampista. E magari questa cosa non lo aiuta. Se fa più l’attaccante, tirerà più in porta e alla fine farà anche più gol».

Con l’Italia non è proprio lo stesso Insigne che c’è nel Napoli?
«A me non pare che soffra con l’Italia in maniera particolare. Ha sbagliato quel gol che con me non sbagliava, ma può succedere».

Il calcio italiano può fare lo sgambetto a quello spagnolo in Champions?
«In due partite tutto può succedere. Se fosse stato campionato, né la Juve né la Roma avrebbero avuto scampo: Real e Barcellona sono fatti da marziani».

Del calcio italiano, cosa la diverte?
«Poche cose. Purtroppo».

Neppure il gioco di Sarri? Non lo trova il più zemaniano di tutti?
«Vedere il Napoli è tra le cose più divertenti adesso in Italia. Ma è un gioco troppo complicato per uno come me che ama le cose più semplici. È un gioco fatto di troppo possesso, di tanti passaggi. Io ne farei sempre qualcuno in meno ma è colpa mia che non capisco... E poi vorrei vedere puntare più spesso la porta, con passaggi in verticale. Ma in ogni caso il suo Napoli è una delle poche cose per cui vale la pena accendere la tv per vedere la serie A».

Ma l’eventuale settimo scudetto di fila della Juve le darebbe fastidio?
«Certo che no. Però è giusto che vinca la migliore. Se Juve sarà la migliore, vincerà anche questo campionato».

Deluso da qualcuno?
«Dalla Lazio. Mi aspettavo di più da Inzaghi, ho l’impressione che in certi momenti non avessero benzina e questa cosa non deve mai succedere».

Il suo ct per l’Italia?
«Carlo Ancelotti. Ma non so se lo farà».

Si va allo stadio per vedere le reti che si muovono, non per vedere i bus davanti alla porta. Però vincono sempre quelli che non prendono gol. Perché?
«In Italia è così. Perché tutti inseguono il risultato, anche quando si gioca in cortile tra amici. Ma penso che in ogni partita bisogna mettere la propria idea di calcio, la propria iniziativa, la voglia di attaccare sempre. Poi si vince o si perde ma la regola è che bisogna segnarne sempre uno più degli altri». Ultimo aggiornamento: 09:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA