Sinner perde la finale a Miami nel Master 1000, ma è un passo falso che lo farà crescere ancora

Domenica 4 Aprile 2021 di Piero Valesio
Sinner perde la finale a Miami nel Master 1000, ma è un passo falso che lo farà crescere ancora

Piano con la disperazione.  Jannik Sinner gioca la peggiore partita da mesi a questa parte, Hurkacz vince 2-0 a Miami  il Master 1000, ma era perfettamente prevedibile che un giocatore con  più esperienza nel circuito e tutto sommato meno aspettative gestisse meglio una giornata particolare. Non c’è di che disperarsi perché a questa punto della carriera di Sinner ogni passo falso in realtà è un passo avanti. Certo: avremmo voluto, in una giornata pasquale, concentrare sulla vittoria di Sinner tutta la voglia di festeggiare e di esultare che coviamo da oltre un anno. Ma se il risultato è stato un altro, pazienza. L’avventura di Sinner è appena cominciata e da oggi Sinner sarà n. 22 al mondo nella classifica Atp. Mica è poca cosa.

 

 

 

Difficile giocare a tennis quando, improvvisamente, ti ritrovi sulle spalle uno zaino misterioso e pesantissimo. Sinner è uomo di montagna, sicuro: ma le montagne le ha frequentate soprattutto scendendo con gli sci, dove la leggerezza è fondamentale. Invece giocare a tennis ma carichi come uno sherpa himalayano non è semplice. E’ quasi proibitivo.

 

E che nello zaino di Jannik ci fossero sassi, per lui inediti, di origine mentale profonda è parso chiaro se non dalla prima palla, quasi. Un peso del genere ti blocca piedi gambe e braccio, è come fare il pieno di acqua nel serbatoio di un’automobile. E Jannik è rimasto da subito bloccato per la sorpresa: cosa mi sta succedendo, è parso dirsi a più riprese. Ha talmente confidato che prima o poi quel peso scemasse e i suoi piedi tornassero a mulinare come 48 prima da quasi riuscirci: da 0-3 sotto ha imposto al suo cervello di non pensare troppo e senza crederci nemmeno lui si è issato fino al 6-5 a suo favore. E qui si è verificato il game, sul suo servizio, che è stato l’esatto opposto di quello che in semifinale gli aveva consentito di chiudere con quattro vincenti il match con Bautista: quattro errori banali inaugurati da un dritto alto che poche ore prima gli avrebbe fruttato il punto a occhi chiusi. Da lì in poi il peso non solo è diventato insopportabile ma lo ha anche schiacciato. Perso il tie break e conseguentemente il primo set per sfinimento praticamente non ha giocato l’inizio del secondo mettendo davanti agli occhi di tutti una realtà inoppugnabile: ho 19 anni ragazzi e sarò pure bravo a gestire la mia rabbia ma non chiedetemi troppo.

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La seconda frazione di gioco e la partita sono volate via con la stessa leggerezza che a Jannik è mancata. L’altoatesino ha comunque avuto una reazione positiva quando è andato sotto 0-4. Pazienza. Non è successo nulla. Mettiamola al positivo con tutto il sorriso possibile: se Jannik avesse vinto, nel suo cervello avrebbe potuto trovare ospitalità il pensiero pericolosissimo che con le armi di cui dispone oggi avrebbe potuto raggiungere qualsiasi risultato. Invece così anche lui ora sa che il cammino di crescita sarà ancora lungo. E le possibilità di diventare un campione vero e dalla lunga carriera non solo non sono scemate, ma addirittura aumentate. Mai sconfitta fu più beneaugurante.

Piero Valesio

 

Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 09:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA