Crew Dragon, riparte la corsa dell'uomo alla Luna: la capsula della SpaceX di Elon Musk ha agganciato la Iss

Crew Dragon, riparte la corsa alla Luna: la capsula della SpaceX di Elon Musk ha agganciato la Iss
di Paolo Ricci Bitti

Il successo della missione della navicella Crew Dragon della SpaceX di Elon Musk, riuscita ad attraccare automaticamente alla stazione internazionale, riapre per gli Stati Uniti la possibilità di portare astronauti nello spazio per ora nell’orbita terrestre e più avanti sulla Luna, con l’obiettivo finale che per il visionario imprenditore sudafricano resta comunque Marte. Ne parliamo con il romano Paolo D’Angelo, storico delle imprese spaziali, divulgatore di temi aerospaziali e collaboratore dell’Agenzia spaziale italiana.

Il “clack” - nelle riprese in diretta seguite trattenendo il respiro - non si è proprio sentito, perché nel vuoto dello spazio i rumori non si propagano, ma non avrebbe potuto essere più dolce l’attracco fra la navicella Crew Dragon e il boccaporto della stazione internazionale. Gli astronauti Anne McClain, americana, David Saint-Jacques, canadese, e il cosmonauta Oleg Konenenko hanno raccontato di una leggerissima vibrazione che ha confermato la riuscita della manovra mai tentata finora. Successo pieno al primo tentativo, nonostante i dubbi del russi.

Nessun commento, invece, da Ripley, il manichino imbottito di sensori per renderlo il più simile possibile a un essere umano, ovvero l’unico componente dell’equipaggio della navicella che rivoluzionerà le missioni spaziali. 
Bel tipo, Elon Musk, fondatore di SpaceX appena 17 anni fa: ha già mandato una sua Tesla a perdersi nell’infinito fra le stelle e per questa sua nuova avventura zeppa di incognite ha voluto rendere omaggio al film cult Alien, insomma non proprio una pellicola che sprizza serenità.

«E’ il suo stile - dice Paolo D’Angelo, 58 anni, storico delle imprese spaziali - ama rischiare, ama stupire, lancia annunci roboanti come quella colonizzazione di Marte, ma anche questa volta non resta che togliersi il cappello perché davvero torna a portata di mano, dopo la riuscita di questa missione-pilota, la possibilità per gli Stati Uniti di portare in orbita i propri astronauti».

Orgoglio e business a braccetto.
«Già, basta leggere le dichiarazioni di Jim Bridenstine, il capo della Nasa che si è alleata con SpaceX per rompere il monopolio dei russi sui “taxi” per la stazione internazionale che dura dal 2011, quando gli Usa abbandonarono gli Space Shuttle. “Presto dal suolo americano, a bordo di razzi e navicelle americane torneranno nello spazio astronauti americani”, ha detto».


Una frase in un giorno non casuale?
«Sì, anche se non è stato sottolineato, nello stesso giorno di 50 anni fa sempre dalla rampa 39A del Kennedy Space Center in Florida decollò l’Apollo 9, la prima missione a testare in orbita lo sgancio e l’aggancio tra navicella e lem lunare: un successo che lanciò lo sbarco sulla Luna».

Per adesso si resta tuttavia a una quota più bassa, i 400 chilometri che separano la Terra dalla stazione spaziale internazionale.
«E’ solo l’inizio e i presupposti appaiono assai incoraggianti: la Crew Dragon di Musk si è rivelata efficiente e sicura e potrà essere sviluppata anche per spingersi oltre. Ha 7 posti, come lo Shuttle, è riutilizzabile, come del resto il primo stadio del razzo Falcon 9 sempre della SpaceX, ed ha molto spazio per l’equipaggio rispetto alla minuscola Soyuz: pur priva di toilette, è adatta anche al turismo spaziale».

Priva di toilette?
«Potranno anche aggiungerla, ma non servirà perché a pieno regime impiegherà poco più di tre ore per compiere il tragitto Terra-Iss. Questa prima volta le orbite impiegate per rendez-vous sono state 18 (ciascuna di 90 minuti a 28.800 chilometri orari), ma poi si taglieranno i tempi come già fanno i russi con le Soyuz».

Care e vecchie Soyuz.
«Soprattutto care: detto che la tecnologia russa, con la sua estrema essenzialità, resta magnifica e affidabile nell’arco ormai di mezzo secolo, bisogna ricordare che un posto sulle navicelle Soyuz viene venduto a più di 80 milioni di dollari. Prendere o lasciare, però, perché per adesso altri sistemi per portare uomini orbita non ce ne sono. Sì, abbiamo anche i cinesi con la Shen Zou, ma quello resta per ora un mondo a parte anche se la stessa Samantha Cristoforetti potrebbe un giorno farne parte. Fatto sta che in luglio Luca Parmitano, astronauta dell’agenzia spaziale europea e dell’agenzia spaziale italiana, tornerà sull’Iss su una Soyuz e che la stessa Nasa, per stare sul sicuro, ha comunque comprato dai russi qualche altro posto in attesa che la Crew Dragon di SpaceX entri in esercizio».

Con Musk i costi si abbasseranno?
«Di parecchio, perché appunto la navicella è riusabile. E poi volete mettere la comodità, anche strategica, di partire da casa vostra quando vi fa comodo invece di doversi mettere in coda laggiù a Bajkonur per la prossima Soyuz?».

Che emozione quando l’equipaggio dell’Iss è entrato nella navicella, sia pure con le maschere per respirare perché non si sa mai, che si era da poco agganciata in piena autonomia.
«Tanta: è l’immagine che dà inizio a una nuova era per le missioni spaziali. E’ il segno che un colosso come gli Stati Uniti, sia pure alleandosi con un’impresa commerciale come la SpaceX, riparte davvero verso lo spazio con le esplorazioni affidate all’uomo e non solo alle sonde e ai rover”. 

Le prossime tappe?
«Intanto l’orbita lunare che dal 2028 dovrebbe accogliere la Lunar Orbital Platform-Gateway, una stazione più piccola dell’Iss che comunque avrà componenti italiane. Per essa la Nasa userà soprattutto navette Orion, mentre la Boing, altro attore privato, è vicina al collaudo già quest’anno della Cst 100 Starliner, sempre con equipaggio umano. Ma è indubbio che Musk ha bruciato tutti con la Crew Dragon che pare anche molto allettante per un turismo spaziale ancora più entusiasmante di quello che la Virgin Galactic si appresta ad offrire portando passeggeri a una quota fra gli 80 e i 100 chilometri di altezza al costo di 250mila dollari».

Poi sarà la volta della Luna?
«E’ presumibile che una base permanente con astronauti venga realizzata entro i prossimi venti anni perché poi da lassù sarà più facile sperimentare tecnologie per allontanarsi abbastanza dalla Terra e tentare il balzo su Marte entro il 2050. L’esploratore spaziale Musk parla di molti anni in meno per raggiungere e persino abitare sul Pianeta Rosso e sta già provando i motori del super razzo Bfr, il più potente mai costruito: vedremo. Oggi, con la Crew Dragon, una grande scommessa l’ha vinta».
Lunedì 4 Marzo 2019, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 04-03-2019 13:00
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