Hitman 3, la recensione: il ritorno del sicario più famoso dei videogame

Lunedì 8 Febbraio 2021 di Raffaele d'Ettorre
Hitman 3, la recensione: il ritorno del sicario più famoso dei videogame

Siamo a Dubai, sull’edificio più alto del mondo. Il vento spezza le nuvole di un tramonto mozzafiato. In mano abbiamo solo un cavo di fibra, uno dei migliori amici dell’Agente 47, killer di professione, e una foto dei nostri obiettivi: due bersagli di alto profilo che andranno fatti fuori senza destare sospetti. Sotto di noi, il vuoto; davanti a noi, un gioco di intrighi, di pazienza e di pedinamenti, o più semplicemente una grande carneficina.

Si apre così "Hitman 3", ottavo capitolo della saga e terzo – nonché ultimo - della trilogia "World of Assassination" della IO Interactive, lanciata nel 2016. Un “simulatore di sfortunati incidenti” unico nel suo genere, Hitman 3 ci accoglie con una vista imponente e la solennità delle occasioni importanti: era inevitabile, visto che la serie ha appena festeggiato i suoi vent’anni.

LA STORIA
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel "Codename 47" che, insieme a "Thief" e "Metal Gear Solid", contribuì a cementare il genere dei videogiochi stealth (quelli in cui cioè bisogna trovare il modo di eliminare i nemici senza essere visti, utilizzando una serie di strategie) nell’immaginario collettivo. Rispetto ai due capolavori di Hideo Kojima e dei Looking Glass Studios, la saga dell’Agente 47 però si è sempre posta in modo molto particolare: in un periodo in cui si prendevano tutti troppo sul serio, Hitman vestiva i panni dello zio alticcio che rovina cene e compleanni con le sue boutade maldestre.

Perché Hitman è divertente. Oltre la cerimoniosità dei briefing e il tono torvo degli attori, Hitman è dannatamente divertente. C’è qualcosa di terribilmente liberatorio nel travestirsi da pollo gigante e prendere a padellate in faccia i dignitari di un summit dove il minimo comun denominatore prevede smoking e mocassini, dentro un universo – credibile e incredibile – fatto di contrasti mutuati dalla migliore slapstick comedy americana. «Le persone tendono a notare le uniformi, più che le facce» ci viene fatto notare nel gioco; e allora via al carnevale dei travestimenti, in un avvicendarsi di costumi fantasiosi e interazioni goffe che rasentano la critica sociale senza mai abbracciarla veramente.

 

È questa leggerezza, unita a una libertà di approccio totale, ad aver reso Hitman sempre più interessante nel corso dei suoi vent’anni. Vestire i panni di 47 è come ritrovare un vecchio amico dopo tanto tempo, chiacchierare con lui e scoprire che in fondo non è mai cambiato. Lanciare una missione è come scrivere la pagina di una commedia, dove far muovere gli attori nei modi più incredibili.

LA GRAFICA
"Hitman 3" non va quindi valutato come un’opera a sé ma come la fine di un percorso ventennale che ci ha portati in giro per il mondo, vivendo avventure grottesche nei panni di un assassino con cinque padri e un codice a barre tatuato sulla nuca. Tutto è lasciato all’inventiva del giocatore, con l’ossessione di dover lanciare la missione un’ultima volta per paura di aver perso qualche dettaglio, qualche macabra interazione, qualche divertente riferimento alla pop culture (in "Hitman 2" uno degli obiettivi nel mirino è l’attore Sean Bean, idolo di Hollywood e famoso per morire in quasi tutti i suoi film).

Dal punto di vista tecnico, il Glacier Engine di "Hitman 3" brilla anche oggi, in un frangente storicamente complesso come è il passaggio tra una generazione di console e l’altra. La versione PS5 si avvale del supporto al feedback aptico e del 4K, mentre il ray tracing (una tecnica di render propria della grafica 3d professionale che è stata implementata anche sulle console di nuova generazione) sarà disponibile per Xbox Series X con una patch che uscirà a breve. Su pc il titolo gira agile anche su configurazioni di fascia media.

All’interno di "Hitman 3" sarà possibile rigiocare direttamente anche i primi due capitoli, rivisti e migliorati usando la nuova versione del motore, ma solo a patto di averli già acquistati in precedenza. Sarà così possibile vivere l’intera trilogia come un unicum, in tutta la sua coerenza artistica e nella visione ideata dagli sviluppatori danesi.

LA NARRAZIONE
C’è da dire che il comparto narrativo non è il punto forte dell’opera: una spy story senza infamia e senza lode, con 47 che veste a volte i panni di Jason Bourne, altre quelli di Ace Ventura, altre ancora quelle di un fenicottero rosa. Divertente quando non dovrebbe ed esilarante quando si impegna ad esserlo, "Hitman 3" pone l’accento piuttosto sulla giocabilità, reiterando la formula vincente di "World of Assassination" e cementandola senza rischiare nulla. Ma va bene così: l’ultimo tentativo di IO Interactive di reinventare la ricetta ("Hitman: Absolution") non è andato benissimo, mancando tanto gli obiettivi di vendita quanto il responso della critica.

Con quest’ultima trilogia appare in modo solare come la storia di 47 sia in fondo quella che decidiamo di inventare noi, improvvisando e respirando il suo mondo in tutte le sue contraddizioni, senza mai prenderci troppo sul serio e senza scordare a casa il costume da fenicottero.

Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 17:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA