Corea del Sud, ricercatori boicottano il centro che studia robot-soldato

Oltre 50 ricercatori di tutto il mondo, fra i principali nel campo dell'intelligenza artificiale, boicotteranno il Kaist (Korea Advanced Institute of Science and Technology), uno dei principali centri di ricerca al mondo che ha sede in Corea del Sud, che ha annunciato la creazione di un centro specializzato negli utilizzi bellici della tecnologia. La lettera che annuncia l'iniziativa è stata resa nota in vista di un meeting all'Onu sull'argomento. Il centro è stato aperto lo scorso febbraio in collaborazione con una delle principali aziende produttrici di armi della Corea del Sud. I firmatari dell'appello, il cui promotore è Toby Walsh della New South Wales University di Sidney, dichiarano nella lettera che cesseranno ogni collaborazione con l'istituto finché non cesserà di sviluppare armi «senza un adeguato controllo umano». «Se sviluppate - si legge - le armi autonome permetteranno di combattere guerre più veloci e con una scala maggiore di quanto mai fatto prima. Saranno armi di terrore». Tra i firmatari dell'appello ci sono anche alcuni italiani, Diego Calvanese dell'università di Bolzano, Nicola Guarino del Cnr, Bruno Siciliano dell'università di Napoli e Paolo Traverso, che dirige la Fondazione Fbk. L'istituto coreano si è difeso dicendo che svilupperà solo tecnologie che richiedano una guida umana. L'iniziativa degli scienziati richiama quella simile dei dipendenti di Google, che pochi giorni fa hanno stigmatizzato pubblicamente la partecipazione di "big G" ai programmi del ministero della Difesa. In generale ci sono stati negli scorsi anni diversi appelli a non sviluppare i cosiddetti "killer robots", macchine in grado di decidere se uccidere o no autonomamente.
Giovedì 5 Aprile 2018, 17:53 - Ultimo aggiornamento: 06-04-2018 19:21
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