Facebook, un braccialetto prevederà le nostre azioni e ci farà interagire con la realtà aumentata. Ecco come funziona

Giovedì 18 Marzo 2021 di Raffaele d'Ettorre
Facebook, un braccialetto prevedrà le nostre azioni e ci farà interagire con la realtà aumentata. Ecco come funziona

Addio smartphone: la comunicazione uomo-macchina presto avverrà con la sola forza del pensiero. Ne sono convinti i ricercatori di Facebook Reality Labs, che in una videoconferenza hanno presentato il prototipo di un'interfaccia per la realtà aumentata che ci permetterà di interagire in maniera istantanea con tutti i dispositivi connessi. Due i punti chiave di questa innovazione: un braccialetto che interpreterà gli impulsi elettrici trasmessi dal midollo spinale al polso e un’intelligenza artificiale che li decodificherà, adattandoli in maniera dinamica alla nostra vita di tutti i giorni.

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Come funziona?

«È come fare molte foto e scegliere di condividerne solo alcune», affermano i ricercatori. «Allo stesso modo, si hanno molti pensieri ma si sceglie di agire solo su alcuni di essi. Quando questo accade, il cervello invia segnali alle mani e alle dita indicando loro di muoversi in modo specifico, per eseguire azioni come digitare e fare swipe. Si tratta di decodificare quei segnali al polso e tradurli in comandi digitali per il proprio dispositivo». L’esempio che viene fatto durante la videoconferenza è quello del lancio di un una canzone sul cellulare: prendi il telefono, digita il codice di sblocco, naviga verso la app e apri il brano. Con l’interfaccia pensata da Facebook, questi passaggi non saranno più necessari e il tutto avverrà in maniera pressoché istantanea.

Al cuore dell’innovazione c’è infatti un’intelligenza artificiale progettata per interpretare il mondo che ci circonda, con lo scopo di metterci al centro di un’esperienza ritagliata su misura per noi. Oltre al braccialetto, dovremo indossare anche degli appositi occhiali per la realtà aumentata, più altri sensori (presumibilmente degli auricolari) utili a captare il nostro quotidiano. Così bardati, l'IA cercherà a questo punto di dedurre le attività che intendiamo svolgere in base al contesto in cui ci troviamo, proponendoci un insieme di scelte su misura. Comunicare con la macchina sarà allora tanto semplice quanto cliccare su un pulsante virtuale, disponibile con un leggerissimo movimento delle dita; movimento che, secondo i ricercatori, non sarà più necessario man mano che la tecnologia andrà avanti e gli utenti si abitueranno a questa nuova forma di comunicazione.

 

Durante la presentazione, ci vengono mostrati alcuni esempi pratici. Mettiamo di volerci avvicinare ai fornelli per cucinare. L’i.a. ci chiederà, in maniera del tutto autonoma, quale ricetta ci interessa, impostando il timer per la cottura a seconda delle istruzioni contenute nella ricetta stessa. Ci troviamo per strada e ci siamo persi? Il braccialetto ci guiderà con delle vibrazioni verso la nostra meta, in una sorta di caccia al tesoro virtuale in cui non sarà più necessario consultare alcuna mappa. Dobbiamo scrivere un email? L’interfaccia interpreterà i movimenti delle nostre dita, interponendo tra noi e il mondo circostante una tastiera virtuale senza l’attrito di quella fisica, consentendoci così di scrivere molto più velocemente.

Implicazioni etiche

Il progetto è talmente imponente che un quinto dei dipendenti di Zuckerberg ci sta lavorando proprio in questo momento, per un totale di circa 10000 persone. La ricerca è attiva già da 4 anni e andrà avanti ancora per molto tempo; non ci sono ancora scadenze ma, considerando la mole di risorse impiegate, non bisognerà attendere molto per vedere le prime applicazioni pratiche. «Credo sia opportuno per noi investire così tante risorse nello sviluppo di quella che a mio avviso sarà la piattaforma del futuro», ha recentemente dichiarato il ceo del colosso californiano in un’intervista a “The Informer”.

Il futuro sembra dunque essere già qui. Ma è un futuro che vogliamo? Quali sono le implicazioni etiche di un’innovazione di questa portata? Indosseremo occhiali che vedranno ciò che vediamo noi, auricolari che ascolteranno ciò che sentiamo, sensori che interpreteranno i nostri stimoli e guideranno continuamente la nostra esperienza sensoriale, cucendola a misura del nostro quotidiano, rendendo il pensiero autonomo obsoleto: sarà infatti la macchina a pensare per noi. Tutte queste informazioni verranno poi presumibilmente inviate al quartier generale di Facebook: nonostante le continue rassicurazioni dei ricercatori in tal senso (la tecnologia sarà open source, quindi a disposizione di tutte le aziende interessate), resta difficile non avvertire una punta di scetticismo se consideriamo che il flusso finanziario di questa ricerca punta dritto a Palo Alto.

Ultimo aggiornamento: 19:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA