Inserite nel “Catalogo di donne single” a loro insaputa: 50enne a processo per furto di 1.218 identità sui social

Inserite nel “Catalogo di donne single” a loro insaputa: 50enne a processo per furto di 1.218 identità sui social
MILANO La sorpresa è stata decisamente spiacevole. Decine di cittadine lecchesi e monzesi hanno presentato un esposto alle autorità per essere state inserite, a loro insaputa, in due pubblicazioni online intitolate “Donne single a Lecco” e “Donne single a Monza”. Gli ebook contenevano migliaia di profili creati con dati ricavati da Facebook come foto, età, situazione sentimentale. E ora si apre il processo nei confronti dell’autore: Antonio Nicola Marongelli, cinquantunenne originario di Reggio Calabria e residente a Lecco, che ha schedato ben 1.218 donne, tutte single.

RISCHIA FINO A SEI ANNI
I due opuscoli, venduti un prezzo di 7 euro, sono stati lanciati in rete con il seguente slogn: «Al costo di un singolo drink! Quanto tempo impiegheresti per cercarle tutte?». A diffonderlo per prima, lo scorso 23 aprile, sarebbe stata una associazione culturale non-profit di promozione sociale. L’autore, fin da subito, si è giustificato: «Sono profondamente femminista. Forse anche a causa di questa mia assenza di pregiudizi non vedo la malizia dove altri la colgono. Non ho fatto nulla di male, intendevo solo raccogliere fondi per il mio comitato culturale per organizzare concorsi letterari. Ho utilizzato dati accessibili a chiunque». Gli opuscoli sono stati ritirati non appena scoppiato il caso e ora l’uomo rischia fino a sei anni di carcere: è accusato di trattamento illecito di dati personali, diffamazione aggravata e sostituzione di persona. «Quello che chiediamo è molto semplice: nessuno può saccheggiare impunemente i dati di una persona affidati ad una piattaforma social con determinate clausole e utilizzarli per finalità diverse, svilenti e umilianti. Con questo processo, il primo di questo tipo in Italia, vogliamo sancire un principio di diritto destinato a fare giurisprudenza in merito ai reati sul web», afferma l’avvocato Marisa Marraffino, autrice di un manuale sui cyber crimini, alla quale si sono rivolte otto donne finite nell’opuscolo costituitesi parte civile con un’azione collettiva.

SUBISSATE DALLE AVANCE
Per effetto del reclamo formale inoltrato dallo stesso legale a Facebook, i dati relativi allo stato civile e all’orientamento sessuale degli utenti del social sono visibili solo su esplicito consenso. «Le mie assistite improvvisamente si sono trovate sommerse da richieste e messaggi ammiccanti: non sono uscite di casa per mesi, messe alla gogna perché dipinte come disponibili e sul mercato - spiega l’avvocato - Con questo processo dobbiamo riscrivere un principio di civiltà». Il difensore di Marongelli, Stefano Plizzari, annuncia che «non ci sarà alcun rito abbreviato. Abbiamo scelto di andare a dibattimento perché il mio assistito ha semplicemente fatto qualcosa ritenendo fosse lecito, come ci auguriamo di poter dimostrare durante il processo: i profili erano pubblici, una raccolta di dati disponibili in rete, per averli non è stato violato alcun dispositivo di sicurezza. E dunque, di cosa stiamo parlando?». Prossima udienza il 10 maggio, quando il giudice Maria Chiara Arrighi dovrà esprimersi sulla richiesta di costituzione di parte civile del consigliere di parità della Provincia di Lecco, Adriana Ventura, che fin da subito si è mossa a sostegno delle persone finite sul catalogo, e dell’associazione Telefono Donna.
Martedì 9 Aprile 2019, 20:23 - Ultimo aggiornamento: 09-04-2019 20:43
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