Internet, gli Usa cedono
il controllo della rete

di Anna Guaita

NEW YORK – Dopo dieci anni di negoziati e discussioni, la gestione dell’indirizzario internet diventa indipendente. L’Icann – sigla che sta per “Internet Corporation for Assigned Names and Numbers – non sarà più sotto l’egida del Dipartimento del Commercio americano, ma sarà gestito esclusivamente da una Commissione di 16 membri, a loro volta aiutati da varie organizzazioni internazionali che rappresentano gli interessi dei singoli Paesi e di varie fasce della società.
 
In verità l’Icann è già un ente non profit, e il suo compito è di gestire i domini internet - cioè quei suffissi come .com, .it, .gov, - e garantire che possiamo viaggiare sulla rete senza intoppi. Ma quando è stato creato, nel 1998, l’Icann era stato posto sotto la supervisione del governo federale Usa, per il semplice motivo che l’internet era stato inventato dagli Usa e la sua gestione tecnica era stata fino ad allora nelle mani di un unico scienziato, Jon Postel, presso l’University of Southern California.
 
Ma sin dai primissimi anni di vita del web, o meglio della “information highway” com’era nota nei primi anni Novanta, tutti, perfino gli americani, erano convinti che bisognasse garantire che internet diventasse una rete unica, libera, internazionale, dove tutti potessero essere liberi di fare commercio e informazione. Sin dalla presidenza di Bill Clinton, e poi quella di George Bush si stava negoziando con il resto del mondo per il ritiro del controllo statunitense. Un passo necessario anche per evitare che si moltiplicassero gli “internet autarchici”, e invece di un unico web ce ne fossero tanti. Il motto dell’Icann infatti è “One World, One internet”.

Il passaggio di mano veniva attivamente discusso sin dal 2005. L’ultimo passo è stato compiuto al Convegno di Marrakesh, lo scorso marzo, quando è stata finalizzata la proposta della transizione, che diventa operativa dal primo ottobre. In realtà, nessuno di noi dovrebbe notare nessun cambiamento. L’unica vera diversità sta nel fatto che da oggi se qualcuno volesse inventare un nuovo dominio, ad esempio .Marte o .Pizza (potete sbizzarrirvi a immaginarne) l’ultima parola non la dirà il governo Usa, ma la Commissione dei 16 amministratori dell’ente, che a loro volta ascolteranno le opinioni di centinaia di esperti, docenti universitari, aziende, associazioni non profit e governi. E' probabile che uno dei primi passi di questa nuova indipendenza sarà la creazione di un dominio .gay, in cui tutti gli omosessuali di tutto il mondo possano trovare immediatamente informazione e protezione.
 
Ma il passaggio di consegne indigna alcuni politici americani, che accusano il presidente Obama di mettere a rischio la libertà di internet, che ora “potrebbe cadere sotto il controllo della Cina”, lamenta ad esempio il senatore texano Ted Cruz. Difatti, proprio su ispirazione di Cruz, quattro stati hanno presentato un’ingiunzione per bloccare l’uscita del Dipartimento del Commercio dalla gestione dell'indirizzario Web. Anche Donald Trump si è associato alla richiesta. Hillary Clinton invece è d’accordo con Obama (e con molti politici ed economisti Usa) che si dicono certi che la rete  - proprio per il suo bene - non debba essere controllata da nessun Paese, neanche gli Stati Uniti.

 
Venerdì 30 Settembre 2016, 21:35 - Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 20:58
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