Amy Winehouse, Kurt Cobain, Jimi Hendrix e Jim Morrison: le quattro voci rivivono in un album grazie ad un algoritmo

Mercoledì 14 Aprile 2021 di Mattia Marzi
Amy Winehouse e Kurt Cobain

Fino a dove può spingersi l’intelligenza artificiale al servizio della musica? Lo dimostra l’esperimento fatto da Over The Bridge, organizzazione canadese che tramite l’algoritmo ha “resuscitato”, se così si può dire, artisti come Amy Winehouse, Kurt Cobain, Jimi Hendrix e Jim Morrison. In “Lost Tapes of the 27 Club”, mini album pubblicato su YouTube e sulle piattaforme di streaming il cui titolo è un riferimento al club che accomuna le grandi rockstar morte a soli 27 anni per via degli eccessi, l’organizzazione – che ha inserito il progetto in una campagna di sensibilizzazione sulla salute mentale dei musicisti – ha raccolto quattro canzoni che sembrano uscire fuori dagli archivi della diva soul britannica, dell’icona del grunge, del leggendario chitarrista e del frontman dei Doors (e che in effetti suonano come inediti). Realizzate però con un software.

IL PROGRAMMA

Si tratta di Magenta, programma di Google per la cosiddetta musica generativa dotato di intelligenza artificiale: lo stesso che la Sony utilizzò nel 2016 per realizzare un brano “nuovo” dei Beatles (“Daddy’s Car”) e con il quale il gruppo elettropop californiano degli Yacht compose nel 2019 un album intero, “Chain Tripping”. Non è la prima volta, d’altronde, che vengono fatti esperimenti del genere. Ma il progetto “Lost Tapes of the 27 Club” colpisce per la strettissima affinità, nello stile, nei suoni e anche nei testi, tra i brani realizzati con il software e le canzoni più conosciute di Amy Winehouse, Cobain, Hendrix e Jim Morrison. E d’altronde è da quelle che il computer è partito per realizzare i “nuovi” brani.

L’ANALISI

L’algoritmo ha analizzato i ritornelli, i ritmi, le armonie, le melodie e pure le parole dei testi di diverse canzoni selezionate dai rispettivi repertori degli artisti che “Lost Tapes of the 27 Club” ha scelto di omaggiare e ha utilizzato i vari elementi per comporre da zero nuove canzoni. «Più input dai al software, meglio è. Abbiamo scelto venti o trenta canzoni degli artisti e abbiamo fatto sì che il programma ne analizzasse tutti gli elementi. Certo, per il software non è semplice mettere in ordine i vari input: in 5 minuti compone riff inediti che però nel 90% dei casi sono inascoltabili. Si tratta di selezionare le parti più interessanti», ha spiegato Sean O’Connor, a capo di Over The Bridge. L’intelligenza artificiale, dunque, da sola non basta. Dietro a “Drowned in the Sun”, “Man, I Know”, “You’re Gonna Kill Me” e “The Roads Are Alive”, che se infilati in playlist con canzoni dei Nirvana, Amy Winehouse, Jimi Hendrix e i Doors si mimetizzerebbero benissimo con gli originali, c’è comunque il lavoro di un musicista umano, che ha messo in ordine gli elementi suggeriti dall’algoritmo e composto concretamente le canzoni. E umana è anche la voce, così simile a quella degli interpreti originali. A incidere i brani sono stati cantanti con vocalità e timbri affini a quelli degli artisti omaggiati. Come Eric Hogan, frontman della tribute band dei Nirvana, arruolato da Over The Bridge per simulare la voce di Kurt Cobain in “Drowned in the Sun”. Gli originali, insomma, non possono essere “resuscitati”. Con buona pace dell’algoritmo (per ora).

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Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA