Expo 2030, l'occasione di Roma Capitale: un volano da 45 miliardi di euro

Mercoledì 17 Novembre 2021 di Lorenzo De Cicco
Il Colosseo illuminato dal tricolore

Un volume d’affari da 45 miliardi di euro, 200 mila posti di lavoro potenziali (100 mila stabili a kermesse finita), e soprattutto una Roma rigenerata, con le metro che si allungano, i treni senza conducente che sfrecciano sui binari, i padiglioni che diventeranno incubatori di tecnologie, centri di ricerca e “case” delle start up. E l’Aniene navigabile. La Capitale crede nella sfida dell’Expo 2030. A partire dal governo, che già nella legge di bilancio ha deciso di mettere sul piatto 15 milioni in due anni per la candidatura, 5 milioni per il 2022 e 10 per il 2023. Solo un assaggio della pioggia di investimenti e risorse dell’indotto che, secondo le stime Luiss, valgono 45 miliardi. Un tesoro, un’occasione irripetibile dopo il filotto Pnrr-Giubileo.

LE AVVERSARIE

Roma se la gioca con Mosca, Odessa, Busan e Riad, l’ultima entrata in gara. Soprattutto la candidatura ucraina è stata accolta con un certo sollievo negli ambienti del governo italiano, perché depotenzia quella che è al momento la principale rivale di Roma, Mosca. L’asse largo tra Palazzo Chigi, Farnesina e Campidoglio ci crede, anche perché dopo l’edizione del 2020 a Dubai e quella del 2025 già affidata a Osaka, è facile ipotizzare che l’esposizione torni in Europa. C’è una tela di alleanze da tessere. Il governo conta sulla Ue, anche perché la Capitale è l’unica città del Vecchio continente in lizza. Roma si aspetta un aiuto da Bruxelles, per la moral suasion sui 170 Paesi del Bie, il Bureau International des Expositions che assegna l’Expo. C’è un’idea molto suggestiva, simbolica ma soprattutto politica: creare un comitato d’onore, accanto all’organismo promotore vero e proprio, dove far accomodare le più alte cariche dello Stato, ma anche figure d’alto prestigio europeo. Come la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. C’è anche un precedente: nel 2006 il governo Prodi chiese all’allora presidente Josè Barroso, di impegnarsi per l’Expo 2015 a Milano.

I PROGETTI

Che Roma sarà? Il 14 dicembre a Parigi l’Italia presenterà al Bie il dossier della candidatura, per il master plan definitivo la scadenza è il 30 aprile 2022. Ma in Campidoglio, sia con l’ex sindaca Raggi che ora con Roberto Gualtieri, ci sono già progetti più che abbozzati. Il modello è un Expo “diffuso”. Il tema è “la città orizzontale: rigenerazione urbana e società civile”. Nasceranno 3 hub, il principale dovrebbe essere realizzato all’altezza di Ponte Mammolo; il secondo nei pressi della stazione Tiburtina; il terzo nell’area del Parco agricolo di San Basilio. Intorno all’Expo, verrebbero rigenerati anche palazzi e strade: facciate degli edifici, marciapiedi, asfalto. A Tiburtina nascerebbe un incubatore di nuove tecnologie. A via Cave di Pietralata, le ex fabbriche del quartiere diventerebbero in seguito centri di ricerca e start up. Nei capannoni di Roma Est dovrebbe sorgere dopo l’Expo un laboratorio per la mobilità. Il fiume Aniene sarebbe finalmente ripulito e navigabile. La metro B si allungherebbe di 2,8 chilometri con due nuove stazioni (San Basilio e Torraccia-Casal Monastero), investimento da 500 milioni. Su questa linea viaggerebbero treni senza conducente, come avviene per la moderna metro C. Si chiuderebbe l’anello ferroviario, una circle line che toccherà i principali nodi del trasporto romano su ferro: Ostiense, Tiburtina, Trastevere, Nomentana e il nuovo scalo del Pigneto.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 12:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA