Peccioli, la discarica diventa teatro e dà dividendi alle famiglie. E sbarca alla Biennale di Venezia

Mercoledì 14 Luglio 2021 di Valeria Arnaldi
L'anfiteatro nella discarica di Peccioli

I rilievi “scavati”, il paesaggio lunare, l’illusione di un non-luogo sprofondato in un non-tempo. Una scultura monumentale di uomo pare emergere con fatica dal terreno, il tramonto allunga le sue ombre. E quando il buio cala all’orizzonte, la voce di Toni Servillo si alza da un anfiteatro a dare corpo a nuove fantasie. Poi, l’alba illumina lo scenario inatteso di una discarica. Nel medesimo luogo, con le stesse sculture, dove si trova il teatro, costruito con la sua terra di riporto. A Peccioli, in provincia di Pisa, i rifiuti stanno facendo storia. E cultura. La discarica è stata trasformata in un impianto avveniristico, che produce ricchezza per i residenti del comune, alimenta un’articolata stagione culturale – Servillo, il 12 luglio, ha portato qui, in prima nazionale, “Poco più che persone-Candido”, regia di Marco D’Amore, nel FestiValdera organizzato da Fondazione Peccioliper, Fondazione Teatro della Toscana e Teatro Era – e finanzia la realizzazione di progetti di restauro e valorizzazione del centro storico, nonché interventi di artisti contemporanei italiani e stranieri, da Hidetoshi Nagasawa a Vedovamazzei, da Vittorio Messina a David Tremlett, che diventano nuove attrattive per il turismo. Un’economia circolare che premia i cittadini, al contempo azionisti e beneficiari. Merito del più volte sindaco Renzo Macelloni.

LA STORIA

L’intuizione risale a fine anni Ottanta. «Era il 1988 – dice Macelloni – ragionavamo sulla chiusura della discarica. Non si poteva solo smettere di usarla, occorreva bonificare la zona, intervento cui all’epoca non si pensava e troppo costoso per la nostra amministrazione. A Firenze venne chiuso un bruciatore altamente inquinante. Chiesi fondi alla Regione per bonificare l’area della nostra discarica, mettendo delle volumetrie a disposizione dell’emergenza fiorentina. Adottammo una gestione nuova, recuperando percolato e trasformando in energia il biogas». Dalla buona gestione al guadagno per la comunità il passo è stato breve e ben ragionato. «Nel ‘97, ho creato una Spa e nel 2000 abbiamo coinvolto i cittadini come azionisti. Poi abbiamo istituito una Fondazione. Oggi, i ricavi dell’attività della discarica ci permettono di finanziare progetti d’artista, organizzare eventi, valorizzare il borgo. Gli azionisti, tutti piccoli, hanno dividendi e abbiamo creato un dividendo sociale per le prime cento famiglie con il reddito più basso. Ora lavoriamo alla costruzione di un impianto per la produzione di biometano». Nel frattempo, la discarica è diventata pure un “caso” per il mondo dell’arte. Storia e modello sono protagonisti al Padiglione Italia, alla Biennale di Architettura di Venezia, come esempio di comunità resiliente. E museo a cielo aperto. Sì, perché negli anni Peccioli si è arricchita di opere e installazioni site specific, da Alberto Garutti a Patrick Tuttofuoco e tanti altri. Sergio Staino ha dipinto personaggi fantastici su dieci pannelli, per una lunghezza totale di cento metri, sulle pareti esterne dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico. Tremlett ha portato la sua firma sui muri dell’Impianto di Smaltimento Rifiuti. E così via. «Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita», scriveva Georges Duhamel. E gli scenari che sa immaginare.

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Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 09:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA