Il mio compagno di banco è un robot: in 5 scuole l'assistente smart supporterà la didattica

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Nando Santonastaso
Il mio compagno di banco è un robot: in 5 scuole l'assistente smart supporterà la didattica

Il conto alla rovescia volge ormai al termine.

A metà febbraio “ClassMate Robot”, l’umanoide ideato e sviluppato dall’azienda napoletana Protom, con il supporto del Dipartimento di Scienze sociali dell’università Federico II, entrerà nelle classi di cinque scuole di tutta Italia, all’avanguardia nell’utilizzo di strumenti digitali per la didattica, con cui è stata concordata la sperimentazione. È la prima e finora unica al mondo in questo ambito. Un robot come compagno, uno studente e amico dotato di Intelligenza Artificiale per supportare la didattica e l’esperienza di crescita in classe. Non il robot che saluta e risponde come si è abituati ormai a conoscerli, ma di cui in fondo non si sa bene poi che fare. Quello di Protom, la prima KTI Company italiana è un robot autonomo, capace di interagire e comunicare con gli esseri umani, docenti e studenti nella fattispecie, seguendo comportamenti sociali e regole. Nella visione dei progettisti e degli innovatori, “ClassMate Robot” dovrà migliorare la vita dello straordinario ecosistema classe, facendo crescere in professori e compagni «la consapevolezza del rapporto con l’intelligenza artificiale», spiega Fabio De Felice, docente universitario a Cassino e patron di Protom. Un domani, chissà, avrà anche la sua bella pagella e ovviamente un nome meno obbligato di quello attuale, ma per ora lo aspettano le sue ore di lezione e i nuovi amici con cui, come detto, dovrà interagire.

IL PERCORSO

L’installazione del primo esemplare è prevista a Napoli, presso la Scuola alle Stimate: subito dopo toccherà alle classi dell’ITIS Marconi di Dalmine, in provincia di Bergamo, del liceo Vittoria Colonna di Roma, dell’Istituto comprensivo Oderda Perotti di Carrù, in provincia di Cuneo, e della Scuola alle Stimate di Verona. Ogni classe è già stata dotata di un device di Intelligenza Artificiale e il relativo corpo docenti preparato in questi mesi alla sperimentazione. Ma a cosa serve in concreto un robot come compagno di classe? Il quesito chiave di tutto il percorso ideato da Protom è stato affidato al Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II, che con le 5 scuole coinvolte ha definito le funzioni da affidare all’umanoide. È partendo da qui che gli ingegneri dell’azienda napoletana hanno progettato il device ed il software in grado di soddisfare le attese, in collaborazione con PRISCA Lab (Project of Intelligent Robotics and Advanced Cognitive System). Il device, realizzato a partire dal “voice kit” del progetto “Do-It-Yourself Artificial Intelligence” di Google, ad attivazione manuale, consente appunto di avere un “assistente smart” in ogni classe al cui ruolo in chiave didattica ed educativa si è giunti, come spiega il professore Emiliano Grimaldi, del Dipartimento di Sociologia dell’università partenopea, «con una co-progettazione che ha visto la contaminazione di più voci: gli ingegneri, gli esperti di robotica, gli informatici, i sociologi dell’educazione ma anche e soprattutto gli insegnanti». Progettisti, università e scuole si sono sforzati, in altre parole, «di immaginare possibili utilizzi del robot e percorsi didattici che ne valorizzino il potenziale sia per lo sviluppo delle competenze cognitive, socio-emotive e digitali degli studenti che per il miglioramento del clima di classe». «A differenza di altri dispositivi tecnologici impiegati a supporto del ruolo degli insegnanti e tutor, quali ad esempio tablet, smartphone o computer che isolano lo studente davanti ad uno schermo, un robot è una entità fisica che deve essere in grado di interagire col mondo reale autonomamente», spiega Silvia Rossi, docente associata presso il Dipartimento of Ingegneria elettronica e Information Technology della Federico II. «La possibilità per un robot di muovere il suo stesso corpo e di interagire con l’utente in linguaggio naturale consente di identificarlo come un agente sociale con cui interagire dato che la percezione del robot da parte dell’interlocutore dipende anche dal suo comportamento non verbale. Di conseguenza lo studio delle intelligenze sociali dei robot dal punto di vista ingegneristico, informatico e delle scienze sociali risulta un passo fondamentale sia per una piena valorizzazione dei robot come supporto educativo per docenti e genitori sia per migliorare l’apprendimento degli studenti attraverso un supporto tecnologico». 

Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 09:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA