Arriva «Between Science & Society» a Napoli: come sopravvivere alle fake news

Martedì 8 Ottobre 2019 di Rossella Grasso
Come cambierà il mondo nei prossimi anni? Come affrontare le nuove sfide del futuro? Le preoccupazioni sono tante ma basta conoscere per essere preparati ad affrontarle. Per questo motivo gli scienziati aprono le porte per studiare un nuovo modello di dialogo tra la comunità scientifica e i cittadini, per renderli consapevoli e sentirsi coinvolti nelle grandi sfide e trasformazioni che ci aspettano ni prossimi anni. È questo l'obiettivo del primo convegno internazionale «Between Science & Society» che si svolgerà a Napoli, nel Complesso di San Domenico Maggiore, giovedì 10 e venerdì 11 ottobre 2019, organizzato dall’ItalianInstitute for the Future, con il patrocinio della Città Metropolitana di Napoli, il  Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II,Inaf- Osservatorio di Capodimonte, Ingv, Airicerca, Associazione Donne e Scienza, Appost e il contributo di Graded e Cicap.

Il 2030 è l’orizzonte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, l’ambizioso programma per affrontare e risolvere le grandi sfide dell’umanità attraverso una combinazione di innovazione tecno-scientifica e nuove politiche sociali. Anche l’Unione europea, nel suo report «Global Trends to 2030: Can the EU meet the challenges ahead», identifica una serie di sfide-chiave (innovazione tecnologica, cambiamento climatico, risorse energetiche e sostenibilità), a cui si aggiungono quelli dal report Who 2030 dove figurano il gene editing e la resistenza antimicrobica. Per vincere queste sfide occorrono nuovi modelli di dialogo tra scienza e società, al fine di governare l’accelerazione del progresso scientifico e tecnologico – uno degli aspetti più evidenti e dirompente della nostra epoca – e metterla al servizio del bene comune. Sempre di più negli ultimi anni, infatti, emergono fenomeni di resistenza agli sviluppi tecno-scientifici, che rischiano di compromettere l’obiettivo di un progresso inclusivo, creando una spaccatura insanabile tra scienza e società. I cambiamenti in corso e quelli che possiamo prevedere all’orizzonte del 2030 rendono indispensabile avviare una riflessione sulle dinamiche del rapporto scienza e società in una prospettiva in grado di coglierne le tendenze di lungo periodo al fine di elaborare nuovi modelli di convivenza per il futuro.

«Il nostro Istituto - spiega Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute for the Future - si occupa di sfide del futuro, ed è innegabile che quelle poste dall’innovazione scientifica e tecnologica siano in cima alla lista delle priorità, dato che il ritmo dell’innovazione caratterizza la nostra epoca contemporanea. Prima con l’osservatorio sulle frontiere scientifiche e tecnologie, successivamente con altri progetti specifici, ci siamo occupati dell’impatto sociale del progresso tecnoscientifico, a cui abbiamo dedicato in passato un numero della nostra rivista Futuri. Ci è sembrato naturale avviare pertanto un percorso che avrà nel convegno di ottobre a Napoli una prima, importante tappa per riunire i tanti studiosi e professionisti che in Italia si occupano di dialogo scienza-società». 
 

Il 2030 è l’orizzonte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, l’ambizioso programma per affrontare e risolvere le grandi sfide dell’umanità attraverso una combinazione di innovazione tecno-scientifica e nuove politiche sociali. Anche l’Unione europea, nel suo report «Global Trends to 2030: Can the EU meet the challenges ahead», identifica una serie di sfide-chiave (innovazione tecnologica, cambiamento climatico, risorse energetiche e sostenibilità), a cui si aggiungono quelli dal report Who 2030 dove figurano il gene editing e la resistenza antimicrobica. Per vincere queste sfide occorrono nuovi modelli di dialogo tra scienza e società, al fine di governare l’accelerazione del progresso scientifico e tecnologico – uno degli aspetti più evidenti e dirompente della nostra epoca – e metterla al servizio del bene comune. Sempre di più negli ultimi anni, infatti, emergono fenomeni di resistenza agli sviluppi tecno-scientifici, che rischiano di compromettere l’obiettivo di un progresso inclusivo, creando una spaccatura insanabile tra scienza e società. I cambiamenti in corso e quelli che possiamo prevedere all’orizzonte del 2030 rendono indispensabile avviare una riflessione sulle dinamiche del rapporto scienza e società in una prospettiva in grado di coglierne le tendenze di lungo periodo al fine di elaborare nuovi modelli di convivenza per il futuro.

«Il nostro Istituto - spiega Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute for the Future - si occupa di sfide del futuro, ed è innegabile che quelle poste dall’innovazione scientifica e tecnologica siano in cima alla lista delle priorità, dato che il ritmo dell’innovazione caratterizza la nostra epoca contemporanea. Prima con l’osservatorio sulle frontiere scientifiche e tecnologie, successivamente con altri progetti specifici, ci siamo occupati dell’impatto sociale del progresso tecnoscientifico, a cui abbiamo dedicato in passato un numero della nostra rivista Futuri. Ci è sembrato naturale avviare pertanto un percorso che avrà nel convegno di ottobre a Napoli una prima, importante tappa per riunire i tanti studiosi e professionisti che in Italia si occupano di dialogo scienza-società». 


Si parlerà di vulcanologia e di quanto sia importante informarsi per capire bene i rischi e le opportunità che offre il pianeta in cui viviamo. Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sottolinea come lo studio dei terremoti, dei vulcani e più in generale sulla mitigazione dei fenomeni naturali catastrofici, abbia un impatto sociale fondamentale, oggi più che mai sentito; specialmente in un territorio, quello Italiano, estremamente fragile e densamente popolato. «Spesso siamo vittime di fake news - ha detto - Addirittura una volta ci hanno accusati di star provocando la fine del mondo. Stavamo facendo un importante esperimento scientifico per studiare l'interno di un vulcano con un pozzo che stava dando risultati importantissimi. Dissero che noi stavamo provocando terremoti catastrofici, eruzioni che avrebbero colpito l'intera Europa. Su tanti siti italiani e stranieri comparivamo tra i primi posti delle cause della fine del mondo del 2012 come aveva predetto il calendario Maya. Queste notizie hanno un impatto incredibile e bisogna combatterle con l'informazione e con l'educazione alla scienza» 

«È diventato indispensabile un linguaggio comune che permetta alla scienza e alla società di parlarsi in modo chiaro ed efficace - spiega Mirella Orsi, giornalista scientifica e co-organizzatrice del convegno - Londra è sempre stata vista come un gioiello della comunità scientifica grazie al lavoro della Royal Society e di tanti altri enti che si sono impegnati a mantenere aperto il dialogo tra scienza e società. Tuttavia anche Napoli in passato era vista come un punto di riferimento scientifico, venivano da tutta Europa scienziati di tutti i tipi. Noi speriamo con questo evento di riportare la luce su Napoli e rendere giustizia a un passato così glorioso».   

Come evidenzia Antonio Camorrino, docente di Sociologia dei processiculturali presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, «I temi trattati nel convegno hanno una rilevanza sociale decisiva relativa a fenomeni che toccano la quotidianità di ciascuno, basti pensare alla spinosa questione delClimateChange», e aggiunge , «Il Dipartimento di Scienze Sociali, dove insegno, patrocina il convegno a riprova dell’urgenza di una riflessione scientifica matura su alcune delle principali problematiche tipiche della società del rischio». «In un mondo dove la tifoseria di opinione domina sul dibattito costruttivo - aggiunge Luca Cassetta, Presidente di Airicerca - ritengo che sia davvero importante patrocinare eventi come questo, che ha come principale scopo quello di trovare nuovi modelli di dialogo tra scienza e società». Ultimo aggiornamento: 16:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA