La foto del buco nero e la scienziata napoletana: «È l'aspirapolvere dell'universo, dentro finisce di tutto»

Giovedì 11 Aprile 2019 di Ugo Cundari

Tra gli artefici della fotografia del millennio c'è la scienziata Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice associata presso la sede di Napoli dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare e docente di Astrofisica e Astronomia alla Federico II. De Laurentis ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell'esperimento. Nata ad Acerra, laureata a Napoli e specializzata a Torino, la studiosa e poi è andata a fare ricerca in Russia e in Germania. Ed è solo del 2018 il ritorno in Italia, a Napoli, per chiamata diretta. La scoperta era nell'aria, merito anche dei suoi studi ben noti nella comunità scientifica.
 


Professoressa De Laurentis, all'uomo della strada come spiega che cos'è un buco nero?
«Uso la definizione che mi ha regalato la mia nipotina, di cinque anni, dopo che avevo provato a spiegarglielo con termini semplici: il buco nero è l'aspirapolvere dell'universo. Dentro ci finisce di tutto, e una volta entrato non c'è via di uscita».

Perché questa foto è così importante?
«Per la prima volta ci fa vedere con buona risoluzione la corona di luce intorno al buco nero, e dunque anche i confini di questo oggetto esotico, visto solo nei film. È una scoperta importante anche perché conferma l'ipotesi di Einstein, e di alcuni scienziati venuti dopo di lui, che i buchi neri esistono».

Che fine farà quella luce intorno al buco nero?
«Quei fotoni potrebbero finire inghiottiti dal buco nero da un momento all'altro, oppure potrebbero gravitare intorno a lui per milioni o miliardi di anni, o addirittura riuscire a sfuggirgli».
 
Che succede dentro un buco nero?
«Non lo sappiamo. Qualcuno sostiene che lì sia possibile fare i viaggi nel futuro e nel passato, ma lascio queste ipotesi ai folli e agli scrittori».

Quanti buchi neri esistono nell'universo?
«Tantissimi, ogni galassia ne ha uno al suo centro».

È là che prima o poi andremo tutti a finire?
«Così dovrebbe essere. Ma non c'è niente di cui preoccuparsi, quando succederà sarà passato tanto di quel tempo che l'umanità non esisterà più. E poi prima di essere risucchiati dall'aspirapolvere la terra si sarà già distrutta».

Scenari apocalittici in vista?
«Solo in teoria, nessuno sarà là a fotografare la morte del nostro pianeta. Ma fotografare per la prima volta un buco nero, dopo cinque anni di duro lavoro, è stato commovente: mi sono sentita una bambina che ha coronato il suo sogno di archeologa».

Archeologa?
«Gli astrofisici sono archeologi che invece di scoprire oggetti del passato scoprono oggetti che spalancano le porte del futuro. Al di là della scoperta in sé, la tecnologia utilizzata presto entrerà nella vita quotidiana delle persone, con applicazioni in tanti campi, dalla medicina alle comunicazioni satellitari».

Insomma un grande passo in avanti per l'umanità?
«C'è spazio per farne ancora tanti, non sappiamo nulla del 73% della materia oscura dell'universo, invisibile con le strumentazioni attuali».

Nel mondo della scienza è stata raggiunta la parità di genere?
«È stato fatto tanto rispetto ad alcuni anni fa, ma c'è ancora moltissima strada da percorrere. Spesso ho avvertito i pregiudizi dei miei colleghi, e in più di una occasione ho dovuto dimostrare che oltre a essere piacente sono anche intelligente. Io sono arrivata pochi mesi fa a Napoli da professoressa di astrofisica, e sono la prima da quando esiste il dipartimento di Fisica. Oltre me, solo ricercatrici. Ora anche Napoli contribuisce alla parità di genere».

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