Da Tonga al Marsili, i supervulcani sottomarini sono i più pericolosi

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Mariagiovanna Capone
Da Tonga al Marsili, i supervulcani sottomarini sono i più pericolosi

L'eruzione del Hunga Tonga Hunga Ha'apai nell'Oceano Pacifico ha mostrato a tutto il mondo quanto può essere potente e distruttivo un vulcano sottomarino. Va detto che l'80% dei vulcani sono sottomarini e le loro eruzioni sebbene siano le più frequenti in gran parte non sono percepibili se non agli strumenti nelle stazioni di monitoraggio vulcanologico. Molti temono gli tsunami, ma si tratta di eventi meno probabili rispetto agli tsunami innescati dai terremoti. 

Con l'eruzione dell'Hunga Tonga molti campani hanno pensato al Marsili, il gigantesco vulcano sottomarino del Tirreno su cui sono state costruite leggende metropolitane sul suo potenziale pericolo vista la vicinanza con le coste italiane. Lungo circa 70 chilometri, largo 30 e ampio circa 2.100 chilometri quadrati, il Marsili è adagiato a circa tre chilometri sul fondo e a 500 metri sotto il livello del mare. Pur essendo attivo, non è attualmente in eruzione, ma nel caso ciò accada, non si comporterebbe come l'Hunga Tonga. La massa d'acqua sovrastante infatti limiterebbe fortemente la sua attività eruttiva. A far paura invece sono le eventuali frane sottomarine dell'edificio vulcanico, che potrebbero (in teoria) innescare tsunami capaci di raggiungere le coste del Tirreno. Il vero mostro dei mari è a 1.500 chilometri al largo delle coste del Giappone. Si chiama Tamu è alto circa 4 chilometri, largo 650 e ha un'area di 260mila chilometri quadrati, ed è il più grande al mondo, ma la sua cima si trova a quasi 2.000 metri sotto il livello del mare.

Nel Mediterraneo ricordiamo il terribile vulcano Thera a Santorini, che con l'eruzione del 1630 a.C., provocò la fine della civiltà minoica. A pochi chilometri però c'è Kolumbo, il più grande di un insieme di 20 vulcani sottomarini che si estendono a nord-est dall'isola greca. Fu scoperto nel 1649, come spesso avviene, in concomitanza con la sua eruzione di tipo esplosivo che provocò la morte di 70 abitanti di Santorini per uno tsunami. L'arco vulcanico dell'Egeo meridionale è tra i più attivi e dinamici d'Europa. 

Il West Mata è un vulcano sottomarino a 1.100 metri di profondità a 200 chilometri a sud-ovest delle isole Samoa. Le sue eruzioni non sono pericolose ma dal punto di vista scientifico molto importanti perché attualmente le più profonde osservate utilizzando dei sommergibili. Tutta un'altra storia per il Kick em Jenny (che tradotto sarebbe Dagli un calcio Jenny) situato nel Mar dei Caraibi, a 8 chilometri da Grenada. Il vulcano non era conosciuto prima dell'eruzione del 1939, ma sicuramente ce ne sono state delle altre in precedenza. Quell'attività provocò una serie di piccoli tsunami alti circa un paio di metri, che raggiunsero Grenada, Grenadine e anche le Barbados ma senza vittime. Dopo piccole fasi eruttive poco intense, nel 2015 si è temuto il peggio e si dovette alzare il livello di allerta all'arancio. L'eruzione arrivò ma per fortuna senza danni. Surtsey in Islanda emerse nel 1963 diventando in pochi anni un'isola. Le sue eruzioni sottomarine sono dette surtseyane, e sono studiate ancora oggi dai vulcanologi perché le prime a essere registrate in video. È un luogo unico al mondo su cui l'ecosistema si è formato da zero e sede di studi. L'Axial Seamount è situato lungo la Dorsale di Juan de Fuca, circa 480 chilometri a ovest della cittadina di Cannon Beach, nello Stato americano dell'Oregon. Alto circa 1.100 metri è il più giovane vulcano tuttora attivo della catena sottomarina di Cobb-Eickelberg e grazie alle sue attività ha aiutato gli scienziati a dimostrare che i terremoti che avvengono lungo le dorsali oceaniche sono collegati alle maree.

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L'eruzione del 2011 di El Hierro alle Canarie produsse oltre tre milioni di tonnellate di zolfo, che trasformarono il mare di Las Calmas in una macchia verde e pestilenziale che si sparse in tutto l'Atlantico per alcuni anni. Da quell'eruzione nacque ex novo il vulcano sottomarino Tagoro, che i vulcanologi ebbero la possibilità di seguire in diretta. L'eruzione fu senza vittime ma non per l'ambiente: fu calcolato che le enormi emissioni sottomarine di anidride carbonica alzarono del 20% l'acidità delle acque più vicine al vulcano. 

Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA