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Eugenio Zuccarelli, il data scientist che a New York predice l'insorgenza di malattie con l'intelligenza artificiale

Giovedì 2 Giugno 2022 di Emma Onorato
Eugenio Zuccarelli

Dall'Italia a New York. Ha meno di 30 anni, eppure già ne ha fatta di strada il talentuoso e promettente Eugenio Zuccarelli, genovese, classe '94, recentemente inserito nella classifica di Forbes 30 under 30 per il settore Healthcare. 

«Sono originario di Sturla, ho iniziato la triennale in Italia, all'Università di Genova,  dove mi sono laureato in Ingegneria elettronica e Tecnologia dell'informazione. Qui, nella mia città natale, ho trascorso i primi vent'anni della mia vita. Successivamente mi sono spostato in Inghilterra per frequentare un Master all'Imperial Collage di Londra e studiare le intersezioni tra l'intelligenza artificiale e neuroscienze. Il master mi ha aiutato ad applicare le mie conoscenze in ingegneria elettronica, e softwer engineering, per avere un impatto positivo sulle persone. Era centrato sull'ambito della salute, infatti, oltre che a focalizzarsi sull'intelligenza artificiale e la neuroscienza era molto improntato su come possiamo imparare dal cervello umano per migliorare la tecnologia, e come possiamo utilizzare la tecnologia per migliorare la condizione umana. Questo secondo aspetto era quello che mi interessava di più». Risiede qui, infatti, la chiave della sua forte motivazione.

Ed è grazie al suo professore della tesi che Eugenio ha iniziato ad appassionarsi all'AI.  «Lui lavorava su come cercare di ridare le capacità originarie a persone che hanno avuto importanti amputazioni - come alle braccia o alle gambe - tramite delle protesi robotiche molto avanzate. Utilizzando l'intelligenza artificiale queste persone potevano controllare le protesi con il pensiero. Sembrava fantascienza. Sentivo di volerne sapere sempre di più in questo ambito. Ho iniziato a capire come la tecnologia, e soprattutto le tecnologie molto avanzate come l'intelligenza artificiale, possono apportare dei drastici cambiamenti nella vita delle persone grazie a protesi estremamente avanzate. Così la domanda che ci siamo posti è stata: come realizzare qualcosa di tecnologico, non per l'aspetto tecnologico in sé, ma per migliorare la condizione di vita delle persone? Questo mi ha portato a capire come sia importante avere sempre la persona come focus per cercare di sviluppare le tecnologie come strumento per migliorare la qualità della vita».

Per tre anni Eugenio ha lavorato a Londra in diverse realtà industriali - che operano nell'ambito della salute - prima come data analyst e poi come data scientist: «Cercavo dei modi per avere un impatto sulla vita delle persone, soprattutto cercando di continuare ad utilizzare strumenti come l'intelligenza artificiale e data science».  

Nel 2019 il suo percorso professionale continua con un volo diretto negli Stati Uniti: «Volevo un apprendimento più rigoroso nell'ambito del data science, in particolare applicato nell'area del Healthcare. Così mi sono trasferito a Boston dove ho frequentato un master al Mit di Boston, con vari corsi anche ad Harvard, in data science ma in particolare nell'ambito business. Il focus del master era meno dedicato alla ricerca e più a come possiamo creare tecnologie e soluzioni che non sono unicamente di search e development ma soluzioni che hanno il potenziale per diventare prodotti utilizzati dalle persone».

Ora Eugenio lavora a New York in Cvs Healt, una delle compagnie più prestigiose al mondo nell'ambito sanitario.  «Qui creo modelli che permettono di predire l'insorgenza di eventi - in campo medico - non favorevoli per la salute delle persone». Ad esempio, attraverso l'analisi dei dati e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale «riusciamo a predire se nell'arco di un anno, o in un determinato periodo di tempo, una persona svilupperà una specifica malattia, o se avrà delle possibili complicazioni a seguito di un intervento chirurgico, o ad esempio se una persona ha alte probabilità di essere di nuovo ricoverata in ospedale. I sistemi, i software a codice, guardano questi dati e cercano di capire quali sono le caratteristiche e come queste sono legate alle predizioni». Così l'intelligenza artificiale entra in gioco  quando si desidera creare un prodotto che di per sé riesce a capire quali sono le relazioni che legano la probabilità di rischio di una determinata patologia - come il diabete o l'ipertensione - con una specifica persona.

Eugenio guida un team di data scientist, e con il suo gruppo di lavoro sviluppa sistemi innovativi, in particolare si occupa di un progetto che utilizza l'AI per predire il diabete. «Ci relazioniamo anche con team nell'ambito business e finanziario per capire quali possono essere i prodotti che possiamo creare per ottenere il più alto impatto possibile sulla salute delle persone». 

Il suo percorso professionale non è di certo passato inosservato. Grazie al suo talento e le sue potenzialità è stato inserito nella classifica 30 under 30 di Forbes: «È stata una grandissima soddisfazione, direi inaspettata. Un'esperienza che mi ha reso particolarmente felice anche perché è molto interessante poter far parte di una comunità di innovatori estremamente capaci, poter avere delle conversazioni con delle persone che condividono questa attitudine. Ognuno di noi riserva grandi sogni da realizzare».

«Il mio consiglio è di puntare in alto, avere degli obiettivi che possano sembrare quasi irraggiungibili. Questo è sempre stato il mio punto fisso. Nella mia vita mi sono trovato ad affrontare diverse prove, non avevo alcuna certezza che sarei riuscito a superarle, ma non ho mai esitato perché la possibilità, anche se molto remota, c'era». E rivolgendosi ai giovani come lui aggiunge: «Quindi il mio consiglio è quello di puntare in alto e di non scoraggiarsi troppo».

Ma quali sono i suoi progetti per il futuro? Tra questi rientra anche l'idea di tornare in Italia? «Il desiderio di tornare in Italia c'è, vorrei poter dare il mio contributo al nostro Paese per cercare di migliorare la sua posizione a livello tecnologico e far diventare l'Italia un leader nel settore della tecnologia e dell'intelligenza artificiale». Poi spiega: «Al momento il mio prossimo progetto è di aprire una start up nell'ambito della salute e dell'intelligenza artificiale perché ho sperimentato come la tecnologia sia in grado di risolvere un gran quantitativo di problemi legati alla salute». E non esclude la possibilità di concretizzare questo progetto nel nostro Paese: «Credo che l'Italia stia andando nella direzione giusta per quanto riguarda gli investimenti nelle sturt up. Ora sto valutando quanto sia facile ed ideale aprire una start up in Italia», una valutazione che inevitabilmente mette in gioco anche la possibilità di realizzarla in America dove è evidente la grande maturità raggiunta a livello sanitario per opera di investimenti nel campo dell'innovazione.  

Per adesso la sua priorità è continuare a crescere professionalmente «In America ci sono forti incentivi, grandi possibilità di crescita, e fa sempre bene stare vicino alle sedi principali delle compagnie sopratutto in Tech. Sto cercando di portare avanti e in parallelo il progetto della start up, poi magari un giorno diventerà una parte più preponderante della mio tempo e della mia attività».

Ma Eugenio riserva anche altri progetti da concretizzare: «Una delle cose che mi piacerebbe fare in Italia è l'attività di public speaking e consulenza, per cercare di informare le persone su quello che fino ad oggi sono riuscito a capire ed imparare. L'idea è di condividerlo soprattutto con i giovani per informarli sulla realtà nell'ambito tecnologico e dell'intelligenza artificiale».     

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