L'avviso dei grandi terremoti arriva (solo) 15 secondi prima

Lunedì 17 Giugno 2019 di Mariagiovanna Capone
La tecnologia e l'uso di strumentazioni sempre più sofisticate stanno facendo fare passi da gigante ad alcuni settori scientifici e tra questi c'è la Sismologia. Prevedere un terremoto è allo stato attuale ancora impossibile, ma dall'Università dell'Oregon arriva una ricerca molto innovativa che apre scenari incredibili: gli scienziati hanno scoperto che un sisma di magnitudo molto elevate può essere previsto. Dieci, quindici secondi prima di un terremoto superiore alla magnitudo 7, c'è un tremore caratteristico registrato dai sismografi e rilevati anche dalle stazioni Gps. Ancora poco per poter mettere in allerta la popolazione, ma gli autori sono convinti che si può e si deve investire molto di più nella ricerca perché «sebbene i nostri risultati alimentano un futuro positivo per la previsione dei pericoli sismici, essi evidenziano anche l'urgente necessità di nuove e più diverse tecniche di misurazione. Il monitoraggio in tempo reale potrebbe migliorare l'allarme tempestivo del terremoto». Cauto ma ottimista Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia «questa informazione non ha un'applicazione pratica immediata, ma ci aiuta a fare luce sui meccanismi alla base dei grandi terremoti».
 
Diego Melgar dell'Università dell'Oregone Gavin P. Hayes dell'U.S. Geological Survey stavano cercando un database per creare una simulazione su come sarebbe il terremoto di Cascadia, una zona di subduzione lungo la costa pacifica nordamericana che va dal Canada meridionale alla California. Invece, hanno trovato un indizio che ha dato il via a una ricerca molto più importante, sui precursori di un megaterremoto. E così hanno pubblicato sulla rivista «Science Advances» uno studio dal titolo «Characterizing large earthquakes before rupture is complete» (Caratteristica dei grandi terremoti prima che la rottura sia completa) che apre nuovi e interessanti scenari nel campo della Sismologia. Il loro lavoro si basa sull'analisi di oltre 3 mila terremoti registrati a partire dai primi anni Novanta negli Stati Uniti, in Europa e in Cina, con magnitudo superiori a 6, e hanno rivelato dei segnali indicativi di un'accelerazione nello spostamento o slittamento del terreno tra due faglie entro i primi 10-15 secondi. Una prima parte del lavoro è stato quello di analizzare due database dell'Usgc risalenti ai primi anni '90, dodici terremoti di magnitudo superiore a 7, di cui tre che avevano superato la magnitudo 8, tra il 2003 e il 2016. Hanno trovato lo stesso schema nei database europei e cinesi. Il picco del dislocamento predice se un evento si trasformerà in un piccolo terremoto o darà luogo a un evento di magnitudo 7 o maggiore. Una finestra temporale assai piccola ma indicativa. In pratica, i dati suggeriscono che la rottura della faglia che dà luogo al sisma, manifesta precocemente (10-15 secondi, appunto) delle proprietà meccaniche che permettono di prevedere come evolverà il sisma. Si tratta di un elemento importante per i ricercatori, che da anni cercano di capire se i mega terremoti siano radicalmente diversi da quelli più piccoli, o se le differenze emergano durante il processo di rottura.

Il Gps rileva il movimento iniziale lungo la faglia simile a un sismometro che rileva i primi più piccoli iniziali momenti di un terremoto. Tuttavia, mentre il Gps è in grado di rilevare spostamenti all'interno di centimetri lungo una linea di faglia, la tecnologia non è ampiamente utilizzata nel monitoraggio dei rischi in tempo reale. Tali informazioni potrebbero potenzialmente aumentare il valore dei sistemi di allarme precoce dei terremoti, come «ShakeAlert». Le stazioni Gps infatti si trovano lungo molte faglie, anche in località vicino alla zona di subduzione Cascadia al largo della costa nord-occidentale degli Stati Uniti, ma il loro uso non è ancora comune nel monitoraggio dei rischi in tempo reale. «È uno studio interessante, perché finora nessuno poteva dire se una rottura appena iniziata potesse evolvere in un piccolo o grande terremoto», spiega Doglioni, presidente Ingv. «I risultati della ricerca indicano che nei primi secondi dell'evento c'è una differenza nella frequenza delle oscillazioni delle onde sismiche, che permette di fare una previsione. Tra l'impulso iniziale dato dalla rete Gps e la grandezza del terremoto c'è proporzionalità. E sebbene questa informazione non abbia un'applicazione pratica immediata, ci aiuta a fare luce sui meccanismi alla base dei grandi terremoti». Ultimo aggiornamento: 12:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA