Cannucce di bambù anti-plastica, la scoperta della biologa napoletana

Lunedì 26 Agosto 2019 di Mariagiovanna Capone
Migliorare la vita delle persone e rendere il mondo un posto più pulito e sostenibile. Non è un'idea campata in aria ma l'obiettivo di una scienziata napoletana, che ha mollato lavoro stabile e certezze per contribuire fattivamente a migliorare la Terra creando cannucce di bambù, in grado di sostituire quelle di plastica. E per farlo ha coinvolto una comunità di giovani disabili che vive su un'isoletta a largo del Madagascar.

Lei si chiama Gabriella Silvestri e scorrendo il suo curriculum c'è da restare impressionati dai titoli accademici e collaborazioni internazionali. Biologa, con doppia laurea presa alla Federico II e all'Imperial College di Londra, Gabriella si è messa in evidenza con il dottorato di ricerca in biologia molecolare e biologia marina che le ha permesso di diventare responsabile dei settori ricerca e innovazione di varie aziende farmaceutiche.
 
Nonostante il successo nel lavoro, a un certo punto ha sentito che qualcosa le mancava. «Mi sono presa un anno sabbatico che poi sono diventati sei. Un lungo giro in Africa per creare progetti scolarizzanti per i bambini di Benin, Senegal, Kenya, Tanzania. Rientrata ho iniziato a lavorare ma sentivo forte il richiamo del volontariato». Gabriella era felice andando in Paesi in via di sviluppo e ogni volta si rendeva conto dell'assenza di un'educazione ambientale e dei danni che facevano i turisti, spesso l'unica fonte di reddito dei locali. «Mi sono detta: cosa posso fare per far mantenere intatti questi luoghi con equilibrio così delicato? Da sempre sono impegnata nell'ambiente e ho iniziato a informarmi di più e a partecipare a fiere internazionali in ambito di sostenibilità».

La scintilla è scattata alla vista di un piccolo stand che promuoveva l'isola Rodrigues nell'oceano Indiano, piccola ma preziosa per flora e fauna delle Mauritius, cui appartiene. Basti pensare alle innumerevoli specie endemiche che qui avevano il loro habitat e nel corso dell'arrivo dell'uomo ora sono estinte. «Arrivata lì ho trovato un'isola incantata, ma mi è bastato poco però per comprenderne la fragilità» racconta. «Mi offrirono l'acqua di cocco, da bere direttamente dal frutto appena colto con una cannuccia. Sulla spiaggia, a fine giornata, c'erano centinaia di cannucce, alcune andavano direttamente in acqua. Fu uno shock, perché i locali non si rendevano conto del danno ambientale di quell'oggetto che usavano per pochi minuti». Ha così iniziato a pensare cosa fare e la risposta è venuta dalla natura stessa del luogo. «Il bambù sull'isola è la pianta più diffusa, anzi un infestante per la velocità con cui cresce: qui raggiunge i 5 centimetri all'ora. Ma è anche la pianta più sostenibile del pianeta poiché intrappola più anidride carbonica di qualunque altra, contiene una molecola antibatterica, e ha bisogno di pochissima acqua». La forma del fusto permette inoltre di creare la cavità all'interno ed ecco che Gabriella Silvestri pensa a una cannuccia biologica, biodegradabile, a basso costo, riutilizzabile. «Ho contattato il ministro dell'Ambiente, e ho avuto il via libera per il progetto, e ho coinvolto un'associazione locale che aiuta i disabili. Questo progetto rientrerà negli obiettivi delle Nazioni Unite per l'agenda del 2030 dove sono elencati i 17 Sustainable development goals a livello mondiale».

Per l'idea della ricercatrice napoletana c'è bisogno di fondi e così ha istituito la campagna di crowfunding «BioStraw4Planet» sulla piattaforma GoFundMe. Servono fondi per la produzione, formazione tecnica, per l'acquisto dei macchinari, per dare uno stipendio alle persone e permettere l'esportazione delle cannucce al di fuori dell'isola. «Ho investito tutti i miei risparmi nel progetto ma ne servono altri. Sono un po' demoralizzata, perché dalla campagna ho raccolto pochissimo. Servirebbe un investitore attento e coinvolto in tematiche ambientali». E chissà se proprio da Napoli non arrivi il tanto atteso sponsor. © RIPRODUZIONE RISERVATA