«Il mare invaderà Napoli», gli effetti choc dei cambiamenti climatici

Venerdì 6 Settembre 2019 di Mariagiovanna Capone
Quest'estate la ricorderemo per gli allarmi ambientalistici. Il dito puntato è sull'uomo e la sua incapacità di trovare un equilibrio tra natura e sfruttamento delle risorse, e il timore principale di alcuni scienziati è che lo scioglimento dei ghiacciai porti a un innalzamento del livello del mare al punto da inondare le città costiere e far sparire isole. D'Altro canto c'è anche una parte della comunità scientifica che non imputa questo scioglimento all'intervento dell'uomo, che lo favorirebbe solo in percentuale minore, poiché le fasi di glaciazione e periodo interglaciale (cioè con temperature medie globali molto più elevate) si sono sempre susseguite nelle ere geologiche.
 
Tanti gli studi sull'argomento, e sicuramente quello più ampio è «Mediterranean Unesco World Heritage at risk from coastal flooding and erosion due to sea-level rise» che tradotto significa «Patrimonio mondiale dell'Unesco nel Mediterraneo a rischio di inondazioni costiere ed erosione dovute all'innalzamento del livello del mare». Pubblicato su «Nature Communications» dedicata ai dossier della prestigiosa rivista scientifica, il lavoro è stato gestito da Lena Reimann dell'Università tedesca di Kiel in partnership con università inglesi. Quello che è emerso è assai preoccupante: quasi tutti i siti patrimonio dell'umanità che si affacciano sul Mediterraneo sono già a rischio inondazione, ma a causa dell'innalzamento del mare questo rischio aumenterà del 50 per cento nel 2100. In Italia sono tredici i siti ad alto rischio, ovvero Venezia, l'area archeologica di Aquileia, Ferrara e delta del Po e poi, con rischio medio e innalzamento teorizzato tra 1.6-1.8 metri, anche aree inattese come il centro storico di Napoli, costiera amalfitana, Paestum, Velia e gran parte del Cilento, Pompei, Ercolano e Torre Annunziata.

Secondo il lavoro commissionato dall'Unesco, i siti costieri del Mediterraneo classificati come patrimonio dell'umanità sono quindi a rischio di catastrofiche inondazioni a causa dell'aumento del livello marino dovuto al riscaldamento globale. Dei 49 siti costieri mediterranei che non si trovano in una posizione sopraelevata, già ora ben 37 sono a rischio di un'alluvione «centennale», ossia di un evento estremo che tipicamente si verifica ogni cento anni, ma che entro il 2100 potrebbero ridursi a 40 anni. Il maggior numero di questi siti è purtroppo in Italia (13), seguita da Croazia e Grecia. Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno sviluppato una serie di simulazioni sulla base dei dati storici relativi agli eventi alluvionali del passato (prima del 2000) e ai fenomeni di elevata erosione costiera legati a eventi eccezionali e delle previsioni di innalzamento del livello del mare, che può rendere quegli eventi ancora più distruttivi. I ricercatori hanno quindi elaborato un indice di rischio che tiene conto dell'estensione dell'area inondata e dell'altezza dell'inondazione.

Sul tema innalzamento del mare e cambiamenti climatici potremmo saperne di più al prossimo congresso nazionale congiunto di Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, Società Geologica Italiana e Società Geochimica Italiana che si terrà all'Università di Parma dal 16 al 19 settembre prossimi. Una sessione dedicata ai rischi naturali affronta il problema della prevedibilità dei rischi geologici e delle loro conseguenze nel contesto dei cambiamenti ambientali, climatici e economici. Ultimo aggiornamento: 16:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA