Onde Gravitazionali: da oggi l'uomo
può guardare oltre materia e tempo

di Chiara Graziani

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Fino al 31 marzo 2019, l'uomo ha vissuto nell'era scientifica inaugurata da Galileo Galilei puntando il telescopio sulla luna e vedendola come mai prima nella storia dell'umanità. Dalle 17 (segnatevi l'ora) del primo aprile, con il comando "Science mode" dato in contemporanea ai tre grandi interferometri del pianeta portati al massimo della potenza al momento accessibile,  entriamo in quella in cui l'uomo guarda il cosmo senza più l'ostacolo della materia, della distanza dei corpi nello spazio e nel tempo.  Per dirla con una battuta che viaggiava  sul web ai tempi della prima rivelazione delle onde gravitazionali previste da Einstein - che ad un certo punto quasi stava quasi per ripudiare la sua splendida teoria -  trovate le onde, ora cominciamo a surfarle, verso l'ignoto.  E siamo appena agli inizi. Ligo - i due grandi interferometri negli Stati Uniti - e Virgo, nelle campagna toscane di Cascina, potenziati e appaiati inaugurano ora  l'era dell'astronomia multimessanger. Da Galileo ad oggi abbiamo visto con gli occhi, con tutti i limiti dell'osservazione basata sulla luce: innanzitutto quello di non vedere attraverso i corpi solidi e di non poterli esplorare dentro. Le onde gravitazionali, che alla velocità della luce viaggiano, ci arrivano da ovunque e da ogni sempre. Ossia da qualunque luogo dell'Universo e del tempo della sua vita. Attraversano la materia senza attrito o deformazioni. Sono loro che cercano noi e ci attraversano, finora impercepite, da ogni dove e da ogniquando.

Il primo aprile 2019 è il giorno in cui gli esploratori gravitazionali cominciano ad usare quella che Lepoldo Milano, dall'Infn di Napoli fra i pionieri del progetto Virgo, ha chiamato «la stele di Rosetta». La collisione fra stelle di neutroni osservata da Virgo e Ligo insieme il 17 agosto di due anni fa. Un evento paragonabile, per la ricerca scientifica, a quello della scoperta della stele incisa in greco, demotico ed egizio antico che consentì, attraverso due lingue note, di decifrarne una antichissima e perduta. Finora eravamo in grado di vedere qualcosa nel cosmo senza capire cosa fosse. Lo vedevamo esplodere, quel qualcosa, trascolorare, spengersi in tempi relativamente lunghi, ne leggevamo i raggi x. Il resto era ignoto. Il 17 agosto le onde gravitazionali ci hanno rivelato che si trattava della collisione fra due stelle di neutroni che si correvano incontro e si abbracciavano alla metà della velocità della luce, fondendosi e proiettando nel cosmo atomi pesantissimi, fucine di metalli pesanti e dell'oro. Fucine di materia e poi, per vie misteriose, della vita stessa. La stele di Rosetta ha le impronte digitali dell'avvento della materia, prima inanimata, poi animata, in un universo di gas.

Sarà questo un anno di esplorazione alla quale, poi, si uniranno i giapponesi che vogliono essere della partita con un altro interferometro gigante in costruzione, Kagra. Al dipartimento di fisica della Federico II di Napoli, il direttore Leonardo Merola,  ha voluto per studenti - ma anche per i giornalisti - un meeting che inaugurasse l'epoca al quale l'università e l'Infn di Napoli, hanno dato e danno un contributo indiscutibile. L'ex spokeperson della collaborazione Virgo, Fulvio Ricci, al quale fu affidato l'epocale annuncio unificato con gli Usa («Abbiamo preso le onde gravitazionali») ha fatto nell'aula Caianiello del Dipartimento, il punto dello stato dell'arte. Dove siamo arivati - alla stele di Rosetta - e dove andiamo.

E il futuro si chiama Et, Einstein Telescope, il superinterferomentro che l'infn - con il gruppo napoletano in testa - vuole in Italia, come già Virgo. Dieci chilometri di bracci, sottoterra, a bassissima temperatura e con una sensibilità mai raggiunta, Et cerca casa. Casa che, per l'Infn, dovrebbe naturalmente trovarsi nel sottosuolo ex minerario della Sardegna, regione non sismica e -  nel sito individuato - molto poco abitata. L'alternativa sarebbe la Finlandia con tutti i limiti delle situazioni estreme. Se l'Italia, dopo Virgo, riuscirà a conservare la presenza di una delle più grandi e preziose infrastrutture scientifiche del futuro sarà in gran parte merito del gruppo napoletano dell'Infn, al centro del progetto sardo che potrebbe essere il trampolino italiano verso l'altra via della Seta. Quella dell'esplorazione gravitazionale. 



 
Domenica 31 Marzo 2019, 21:36
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