Samantha Cristoforetti star della tv in Cina per sopravvivere dopo l'ammaraggio Video cult

Domenica 27 Agosto 2017 di Paolo Ricci Bitti
Ascoltato con attenzione e più volte il servizio dell'imperioso tg, non resta che rassegnarsi: gli speaker e i cronisti cinesi non dicono mai "Clistofoletti" e nemmeno "astloSamantha".

La delusione è forte, ma bisogna pur andare avanti verso l'infinito e oltre ed ecco allora che il morale si risolleva quando si ascolta la provvisoriamente taikonauta Samantha Cristoforetti tenere testa all'intervistatore cinese rispondendo fluentemente in Mandarino, aggiungendo quel toni oriantaleggianti e quel piglio lievemente marziale (lei del resto è capitano dell'Aeronautica) che agli interlocutori e agli spettatori devono essere piaciuti un sacco.  Che sicurezza, che padronanza. E poi la mimica facciale e l'uso insopprimibilmente spontaneo del gesticolare esplicativo con le mani che nella prima e finora unica astronauta italiana fieramente resiste nonostante la vita da anni spesa in tre continenti e, per 200 giorni consecutivi (record), nello spazio. Senza dimenticare l'infanzia trascorsa in un ambiente esposto ai turisti stranieri come l'hotel dei genitori a Malé, nel Trentino.

Si sa che la Cristoforetti, 40 anni, ingegnere aerospaziale, pilota di caccia, astronauta dell’Agenzia spaziale europea e dell’Agenzia spaziale italiana, ci vede lungo ed è così innamorata dello spazio che da anni si è dedicata per scelta personale allo studio della lingua cinese. Un bell’impegno, considerato il massacrante ritmo di apprendimento multidisciplinare e fisico richiesto agli astronauti e che intanto aveva aggiunto il russo a tedesco, inglese, francese e spagnolo. Un bel viatico, in attesa che qualcuno costruisca il traduttore cerebrale simultaneo per tutte le lingue dell'universo usato dal dottor Spock in Star Trek, serie prediletta dalla Cristoforetti.

E’ che i posti per volare in orbita attorno alla Terra (poi, chissà, sulla Luna e, dalle prossime generazioni, su Marte) sono pochi, pochissimi. E molto costosi. Talmente costosi che spesso sono oggetto di trattative tra agenzie spaziali, e adesso anche private, basate sul cambio-merce, qualcosa tipo “Io ti costruisco una parte della stazione internazionale e tu mi dai due biglietti (sempre andata e ritorno, eh) per i miei astronauti”.

E poi la corsa allo spazio sempre più richiede una cooperazione globale: Paolo Nespoli ripete come un mantra che andremo su Marte e oltre appena il mondo unirà le forze senza tenere conto dei confini che dallo spazio non si vedono.

Tra questi accordi c’è anche quello del 2015 tra Esa e Cnsa (l’agenzia spaziale cinese) che ha portato in questi giorni la Cristoforetti in Cina e che prevede la possibilità in futuro di ospitare un astronauta europeo nel nuovo Palazzo celeste, ovvero Tiangong-2, perché poi sarà meglio abituarsi all’Abc della terminologia cinese come ha fatto da ben prima di quell’accordo astro-Samantha, conscia che imparare il Mandarino le avrebbe fornito un asso pesante per una possibile missione nei prossimi anni.

E senza dovere ricorrere, nell’evenienza impellente di salvare la pelle, alla conta Ambaramba Cicci Coccò come capita a Sandra Bullock che nel film Gravity dove manovrare, spingendo a caso i tasti della plancia, la navicella spaziale Thianzhou1 (o forse era, perdonate, una Shenzhou). Tutti veicoli che i cinesi hanno con lungimiranza costruito rendendoli compatibili con i portelli di attracco alla Stazione spaziale internazionale, l’Iss su cui sta viaggiando adesso Paolo Nespoli. E anche nel romanzo, nonché nel film con Matt Damon, The Martian, è determinante la collaborazione con la Nasa dei cinesi per il salvataggio dell’astronauta sopravvissuto sul Pianeta rosso.

Fantascienza non così lontana, insomma e che tiene conto dei formidabili progressi della Cina in cui il settore spaziale, inizialmente controllato dai militari, sta recuperando gli anni perduti rispetto alle altre grandi potenze: frantumatasi l’alleanza con l’Urss alla fine degli anni Cinquanta, i cinesi riuscirono a mandare un satellite in orbita solo nel 1970, poi nel 2003 il primo taikonauta, Yang Liwei, divenuto eroe nazionale. Taikonauta equivale all’occidentale astronauta e al russo cosmonauta, sia pure con varie sfumatire purché, come insegnerebbe la Cristoforetti, i cinesi preferiscono dire “taikongren” oppure “yuhan gyuan” per indicare il "navigatore dello spazio". In questi ultimi anni, poi, la Cina, che ha allestito ben quattro cosmodromi, ha fatto passi da gigante nel campo dei razzi lanciatori, dei satelliti e delle sonde (Luna, prima di tutto) esploratrici.

Ma, alla fine, che cosa è andata a fare in Cina l’astronauta italiana, lasciando per qualche giorno a Colonia la piccola Kelsey Amal al papà Lionel Ferra? In base all’accordo tra Esa e Cnsa, insieme al collega tedesco Mathias Maurer ha partecipato a un corso per imparare a cavarsela nel caso di ammaraggio della navicella di ritorno dal Palazzo Celeste. Come riporta il sito dell’Esa, nel Mar Giallo di fronte alla città di Yantai (che è pure di fronte, sulla riva opposta, a Pyong Yang, in piena frenesia missilistica di ben altro genere), l’astronauta trentina ha preso le misure della tuta spaziale Shenzhou imparando a sfilarsela in fretta (un’impresa nelle ristrettezza della navicella) e a indossare una tuta galleggiante con imbragatura per essere recuperata dall’elicottero una volta tuffatasi in mare. Nel film Gravity Sandra Bullock risolveva la questione in pochi attimi non mancando di esibire succinte coulotte, una delle maggiori incongruenze tecniche del magnifico film smascherate dalla stessa Cristoforetti, per una volta nel ruolo di critica cinematografica.

In realtà questo sopravvivere in mare per gli astronauti risulta una vera faticaccia fisica, anche se la Cristoforetti ha detto – come si legge nel sempre puntualissimo sito astronautinews.it – che l’organizzazione cinese è stata superba così come l’accoglienza da parte dello staff e degli altri taikonauti fra i quali lo stesso Yang Liwei. Taikonati fra l'altro non così "stangoni" come molti degli astronauti occidentali. E chissà come ha riso (dentro di sé, figuriamoci) quando il collega tedesco ha aggiunto “che la lingua, come previsto, si è rivelata l’ostacolo più impegnativo”. Per lui, mica per astro-Samantha.

Ah, ecco il tg cinese che racconta la vicenda: l’intervista all’astronauta italiana inizia al minuto 6 e 51 secondi, ma non è male vedere i servizi precedenti e successivi così per tentare di capire un po’ di più, anche se non si comprendono le parole, quel mondo.


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 Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 17:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA