Scoperta acqua sulla Luna: è in un cratere accessibile

Martedì 27 Ottobre 2020 di Mariagiovanna Capone

Sulla superficie della Luna c'è acqua. Un annuncio clamoroso da parte della Nasa che ha diffuso i dati raccolti in due anni dal team di ricercatori americani e tedeschi del progetto Sofia (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy) in una conferenza stampa trasmessa in streaming sul suo canale Youtube. Per la precisione si tratta di acqua molecolare (H2O) presente nella regolite lunare (la roccia di cui è composta la superficie del satellite della Terra) scoperta per la prima volta nella parte illuminata dal Sole. Più o meno parliamo di una quantità pari a una lattina per un metro cubo di terreno. Questa scoperta indica che l'acqua può essere distribuita sulla superficie lunare e non limitata a luoghi freddi e ombreggiati, come si ipotizzava, e in particolare è stata trovata in luoghi facilmente accessibili alla prossima missione umana prevista nel 2024.

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GHIACCIO E IDROGENO
Quando gli astronauti dell'Apollo 11 tornarono dalla missione lunare, si pensava che il satellite fosse completamente asciutto. Le missioni orbitali e di impatto negli ultimi 20 anni, come il Lunar Crater Observation e il Sensing Satellite della Nasa, hanno confermato la presenza di ghiaccio nei crateri permanentemente in ombra attorno ai poli della Luna. Nel frattempo, diversi veicoli spaziali, tra cui la missione Cassini e la missione della cometa Deep Impact, oltre alla missione Chandrayaan-1 dell'Indian Space Research Organisation, avevano esaminato ampiamente la superficie lunare e rilevato presenza di idrogeno nella sottile atmosfera ma non sono state in grado di distinguere tra l'acqua e il suo parente chimico stretto, l'idrossile (OH), sempre in aree oscurate oppure in alte latitudini. Stavolta grazie al progetto Sofia e al suo telescopio a infrarossi volante (non orbitante come gran parte di quelli più utilizzati), ossia montato a bordo di un aero 747SP modificato in grado di spostarsi in varie zone della Luna, è stata individuata per la prima volta acqua molecolare, ovvero H2O, in una zona accessibile e illuminata dal Sole.
L'area individuata è nella parte sud-occidentale, nel cratere Clavius, uno dei più grandi crateri visibili dalla Terra. I risultati della scoperta sono stati pubblicati in «Molecular water detected on the sunlit Moon by Sofia» un articolo pubblicato ieri sulla rivista scientifica Nature Astronomy da sette scienziati americani. I dati provenienti da questo sito rivelano acqua in concentrazioni da 100 a 412 parti per milione - più o meno equivalenti a 340 grammi - intrappolata in un metro cubo di terreno sparsi sulla superficie lunare. «Avevamo indicazioni che molecole di H2O - che conosciamo normalmente come acqua - potessero essere presenti sul lato soleggiato della Luna. Ora sappiamo con certezza che è davvero lì. Questa scoperta pone nuove sfide circa la nostra comprensione della superficie lunare e solleva interrogativi intriganti riguardo le risorse utili all'esplorazione dello spazio profondo» ha detto Paul Hertz, direttore della divisione Astrofisica della Nasa.

LA MISSIONE UMANA 2024
L'acqua è una risorsa preziosa nello spazio profondo e un ingrediente chiave della vita come la conosciamo. Resta da determinare se l'acqua trovata da Sofia sia facilmente accessibile per essere utilizzata come risorsa. «Senza un'atmosfera densa, l'acqua dovrebbe essere persa nello spazio», ha detto Casey Honniball, autrice principale del lavoro. «Eppure in qualche modo qualcosa sta generando l'acqua e qualcosa l'ha intrappolarla lì». Per ora si suppone che l'acqua possa essere intrappolata in minuscole strutture a forma di perline nel terreno che si formano a causa del calore elevato creato dagli impatti delle micrometeoriti che trasportano acqua. Ma a fare chiarezza sarà il programma Artemis della Nasa, che fornirà dettagli utili prima della missione umana del 2024 quando si creerà una base sostenibile entro la fine del decennio. «Se possiamo usare le risorse sulla Luna, allora possiamo trasportare meno acqua a bordo e più attrezzature per consentire nuove scoperte scientifiche», ha affermato Jacob Bleacher, direttore della missione umana della Nasa del 2024.

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