Stromboli, tre esplosioni e una colonna di cenere: «Ma non è come un anno fa»

Lunedì 20 Luglio 2020 di Mariagiovanna Capone

Un primo sussulto c'era stato alle tre di notte, non molto forte da destare dal sonno cittadini e turisti abituati agli sbuffi dello Stromboli. Poi, qualche ora più tardi (alle 5 e soprattutto alle 6.23) Iddu ha ruggito due volte, svegliando gli isolani con forti esplosioni avvertite perfino sulle coste calabre intorno a Capo Vaticano, per poi tornare nei ranghi qualche ora dopo. L'Osservatorio Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fa sapere che l'esplosione e stata di intensita maggiore rispetto alla normale attivita stromboliana di questi giorni e ha interessato area centro-sud della terrazza craterica. Attività in ripresa dalla sera dell'11 luglio, quando intorno alla Bocca della Sella, ubicata tra il vecchio e il nuovo cono del Cratere di Sud-Est dell'Etna, è iniziata un'attività stromboliana che ha illuminato di rosso il cielo notturno.

Nulla a che vedere con quanto accaduto l'anno scorso, con due eruzioni parossistiche a distanza di meno di due mesi (evento piuttosto raro), la prima delle quali portò alla morte dell'escursionista di Milazzo Massimo Imbesi. Poca paura tra gli isolani, abituati ai boati del vulcano, come dichiara don Giovanni Longo che ha pure battezzato un bimbo: «Siamo abituati a convivere con i boati, seppure di minore intensità. Non creiamo allarmismi», e dal sindaco di Lipari Marco Giorgianni.
 


Nell'ultimo bollettino dell'Osservatorio Etneo relativo alla settimana dal 6 al 12 luglio, si evidenziava «una normale attività esplosiva di tipo stromboliano accompagnata da attività di degassamento e di spattering». Dalla sera stessa dell'11 luglio invece, lo Stromboli ha iniziato a dare uno spettacolo visibile sia dal mare sia da quota 290 ossia il limite che non può essere valicato dagli escursionisti per motivi di sicurezza. Poi nella notte tra sabato e domenica qualcosa cambia, sebbene rientri in una normale attività del principale vulcano eoliano: prima un sussulto intenso intorno alle tre del mattino, e in seguito due boati all'alba forti al punto da svegliare gli strombolani, alle 5 e alle 6.23. La prima esplosione (quella più intensa delle due) ha prodotto una colonna di cenere alta circa un chilometro e materiale di grosse dimensioni (superiore ai 50 centimetri) che ha raggiunto Pizzo. Parte del materiale spiegano dall'Osservatorio Etneo cui compete il monitoraggio dello Stromboli - si è riversato lungo la Sciara del fuoco raggiungendo il mare. Dai primi dati ottenuti da rilievi su terreno, si e osservato che il materiale emesso ha raggiunto anche le localita Liscione e Roccette. Intorno alle 10.45, l'attivita esplosiva e rientrata a rango di normale attivita «stromboliana». Le esplosioni sono state riprese dalla telecamera termica di Pizzo sopra la Fossa, ripristinata dall'Ingv poche settimane fa dopo che era andata distrutta durante l'eruzione del 2019.

Allo stato attuale nulla fa pensare che possa ripetersi il fenomeno «parossistico» del 3 luglio dello scorso anno, quando intorno a mezzogiorno Iddu iniziò un'attività assai violenta che costò la vita al 35enne Imbesi, colpito a morte da proietti infuocati esplosi dal cratere poco distante dal percorso escursionistico che stava battendo insieme a un amico, e ora interdetto come tutta l'area craterica. Stavolta il materiale si è riversato nella Sciara fino al mare senza provocare danni. Un recente studio su quel drammatico evento parossistico, ha dimostrato come lo Stromboli abbia lanciato dei segnali anomali pochi minuti prima. Ad affermarlo un gruppo di ricercatori dell'Ingv e i colleghi spagnoli dell'Observatorio Geofìsico Central dell'Instituto Geogràfico Nacional che applicando un opportuno algoritmo che ha comparato i dati di un dilatometro da pozzo installato sull'isola e quelli sismici, hanno evidenziato una variazione del segnale 10 minuti prima del parossismo del 3 luglio e 7,5 minuti prima del parossismo del 28 agosto 2019. Un punto di partenza che in futuro potrebbe aiutare a evidenziare fasi di attività sismica anomala che possono precedere di settimane l'attività parossistica.

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