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Vega C, missione compiuta al primo lancio: 7 satelliti in orbita, un altro successo storico per Avio

Giovedì 14 Luglio 2022 di Paolo Ricci Bitti
Vega C, missione compiuta al primo lancio: 7 satelliti in orbita, un altro successo storico per Avio

dal nostro inviato

KOUROU (GUYANA FRANCESE)  “Fratelli d’Italia” riecheggia ancora nella giungla amazzonica: i tecnici di Avio sventolano le bandiere tricolori e quelle dell’azienda di Colleferro. Il lanciatore di satelliti Vega C è decollato con un boato fra la bruma di un acquazzone tropicale dallo spazioporto europeo di Kourou (Guyana Francese) e ha scodellato in orbita sette satelliti con la precisione di un chirurgo.

Doveva scalare il cielo dalle 13.13 (ora italiana di ieri, 13 luglio, le 8.13 in Guyana) ma per due volte, a 90 secondi dal lancio, i computer hanno fatto scattare il “rouge” segnalando in automatico anomalie in una batteria, un’inezia da +0.3 ampere subito individuata e riallineata dai tecnici di Avio dalle coronarie fortissime. Poi però ci si è messo anche il temuto “gabarit” al quale quell’aggiustamento fatto in corsa non risultava.

Chi è il “gabarit”? Sta a significare “giusta traiettoria” ed è impersonificato da un tale, un francese del Cnes (Centres national d’etudes spaciales) ovvero l’effettivo padrone di casa allo spazioporto, che durante i lanci ha un solo compito: tenere un dito su un bottone rosso. Se, a suo indiscutibile parere (sta persino in una stanza da solo per evitare i giudizi altrui) c’è qualcosa che non va dopo il decollo, lui pigia il bottone e il razzo da 40 milioni di euro esplode perché altrimenti, viaggiando a oltre 28mila chilometri orari, potrebbe raggiungere in fretta qualche zona abitata. Certo una soluzione drastica per una bagattella come quella batteria lievemente sovraccarica, ma ai tecnici di Avio non restava che sudare freddo, ripensare al consueto cero acceso in una piccola chiesa locale e lavorare a tutta velocità per ricalibrare quei dati. Fatto. 


AUTODISTRUZIONE
Al terzo riavvio del conto alla rovescia, ovvero all’ultimo secondo della “finestra di lancio” di due ore, Vega C si è alzato scaricando a terra fiammate da 1.500 gradi: un potente bagliore che ha squarciato la nebbia e che ha accompagnato il razzo fino a sopra le nubi plumbee che sfioravano la foresta verde smeraldo.

Dopo 40 secondi il fragore del decollo ha investito a 14 chilometri di distanza la terrazza della sala di controllo Jupiter dalla quale Vittorio Colao si è preso in faccia, come tutti, una bella razione di pioggia tiepida: è la prima volta che un ministro italiano sorvola l’Atlantico fino all’ex bagno penale francese (ricordate Papillon?) per capire che cosa c’è dietro i primati di Avio e del comparto aerospaziale italiano. Bisogna sapere che nel campo della missilistica viene considerato accettabile il fallimento del 50, anzi pure del 60% dei primi lanci dei nuovi razzi, macchine favolosamente complesse. Pensate solo ai razzi sfasciati da Elon Musk prima di realizzare una missione completa.

Beh, Avio nel 2012 ha lanciato sempre da Kourou il debuttante Vega: un successo diventato poi persino storico e mondiale perché il piccolo lanciatore ha infilato in maniera immacolata le prime 14 missioni. Assolutamente unico. Dieci anni dopo Avio si ripresenta a Kourou con Vega C, dove C sta per Consolidation. Un fratello maggiore di Vega alto 35 metri (5 di più) e in grado di trasportare 2.2 tonnellate di satelliti invece di 1.5 tonnellate, ma sempre allo stesso prezzo. Un miracolo di tecnica e di business nel momento in cui la new space economy mondiale reclama disperatamente lanciatori per portare in cielo costellazioni anche di 12mila satelliti: sempre Musk con Starlink, ma c’è anche Bezos di Amazon con Kuiper, altri 8mila satelliti.

Allora: primo lancio (maiden flight) anche per Vega C e anche questa volta subito un trionfo. I numeri non mentono: a Colleferro sanno fare come nessun altro i razzi commissionati dall’Agenzia spaziale europea e con il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana.

Grazie alla famiglia di razzi Vega, l’Italia resta saldamente fra i 7 paesi al mondo in grado di accedere direttamente allo spazio: i primi tre sono Stati Uniti, Russia e Cina. Verso la fine della missione di 2 ore e 15 minuti, il quarto stadio Avum Plus ha lasciato elegantemente in orbita a 5813 chilometri di quota (altro record di giornata) il satellite passivo italiano Lares 2 definito Disco Ball (la palla con gli specchietti delle discoteche) a dispetto dei compiti che l’aspettano, ovvero, fra l’altro, approfondire gli studi della teoria della Relatività di Einstein. Spettacolari le immagini della grande sfera luccicante scagliata come una palla da bowling. Poco dopo, a quota più bassa, il rilascio dei sei cubesat (cubi dallo spigolo di 10 centimetri, un chilo il peso) fra cui Astrobio e Greencube, realizzati per l’Asi da Inaf e Sapienza e sempre destinati alla ricerca scientifica.


L’APPLAUSO
Un ultimo liberatorio applauso con cori da stadio ha scosso la sala di controllo: l’ad di Avio, Giulio Ranzo, e l’ingegnere Ettore Scardecchia si sono abbracciati, occhi lucidi, via finalmente la tensione di 10 anni di lavoro. E ancora, come nel 2012, sotto gli occhi dei francesi amici, alleati e padroni di casa, si è risentito l’Inno di Mameli cantato dal centinaio di “trasfertisti” da Colleferro. Avio è un’impresa privata, quotata in Borsa, in cui manager come Giulio Ranzo e altri hanno messo capitali e faccia senza poter contare su alcun paracadute sia pure in un’attività così esposta ad alti rischi finanziari e con una concorrenza che spaventa.

«Abbiamo ordini di acquisto per i prossimi 2 o 3 anni - ha detto Ranzo - Un successo per l’intero settore spaziale italiano frutto del nostro lavoro in collaborazione con Esa, Asi e Cnes. Oggi queste competenze si rinnovano e si aprono anche opportunità per i giovani: lavoro, studio e crescita».

E Vittorio Colao: «Una grande emozione e un grande orgoglio per l’Italia. Vega C è anche un punto di ripartenza: grazie ai fondi del Pnrr e a un tessuto industriale nazionale che vanta una completa competenza di sistema, il governo italiano è al lavoro per progredire nello sviluppo dei prossimi modelli di Vega e di altri lanciatori con significativi investimenti nelle tecnologie di propulsione liquida e di riusabilità».


Paolo Ricci Bitti
 

LA VIGILIA, LA MISSIONE, IL VOLO E LA FELICITA' DEI TECNICI DI AVIO

Kourou (Guyana francese)

Ore 17.28 Missione compiuta: il quarto stadio di Vegea C libera in orbita i sei cubesat. Un applauso scuote la sala di controllo. Avio ha centrato un nuovo successo storico: un altro lanciatore effettua una prima missione impeccabile a 10 anni dal lancio perfetto di Vega sempre da Kourou.

Ore 16.35 Il quarto stadio Avum Plus scodella perfettamente in orbita a 5983 chilometri di quota il satellite passivo Lares 2 definito Disco Ball (la palla con gli specchietti delle discoteche) a dispetto dei compito che l'aspettano ovvero, fra l'altro, ad approfondire gli studi della teoria della relatività di Albert Einstein. Spettacolari le immagini della grande sfera luccicante che si allontana dal quarto stadio che pare avere lanciato una palla da bowling. Un altro applauso scuote la sala di controllo: l'ad di Avio Giulio Ranzo e l'ingegnere Ettore Scardecchia si abbracciano. Avio è un'impresa privata, quotata in Borsa, in cui manager come Ranzo e altri hanno messo capitali e faccia senza poter contare su alcun paracadute sia pure in un'attività così esposta ai rischi come la fabbricazione di lanciatori di satelliti. 

Video

Ore 16 Il ministro Vittorio Colao dalla sala di controllo Jupiter, tra uno sturnuto e l'altro ché il passaggio tra l'umidità al 100% della giungla amazzonica e l'aria condizionata "polare" è micidiale : "Che emozione e che orgoglio per questo lancio, la prima missione di Vega C deve essere ancora completata ma già gran parte di essa ha offerto risultati eccezionali: i motori di nuova concezione hanno funzionato alla perfezione e anche la procedura di lancio è stata entusiamante. E' la conferma di quanto lavorino bene e con passione all'Avio, è la dimostrazione che l'Italia è in grado di rafforzare ancora di più la sua posizione nella new space economy nonostante la concorrenza sempre più forte. E' giusto e proficuo destinare a queste attività i fondi del Pnrr: ho voluto essere qui a Kourou per il primo lancio di Vega C anche per dimostrare il sostegno del Governo a questyo comparto. E poi c'è la fondata speranza che queste imprese siano di ispirazione alle nuove generazioni perché sempre più giovani italiane ed italiani si occupino di spazio studiando materie scientifiche, ma non solo: lo spazio richiede competenze magnificamente vaste”.  

 

E ancora: «Oggi celebriamo - continua Colao - il successo di un importante investimento per l'Italia. Un progetto perseguito con determinazione negli ultimi 7 anni per garantire al nostro Paese e all'Europa, alla sua industria e alla sua comunità scientifica, una capacità strategica: l'accesso autonomo allo spazio. Il lancio di Vega C conferma, infatti, la leadership dell'Europa nello Spazio e ci rende orgogliosi per il contributo determinante dell'industria italiana in questo settore che ora può contare su un lanciatore di media taglia più avanzato e competitivo. Con Vega C l'Italia è oggi l'unico Paese in Europa insieme alla Francia, e uno dei pochi nel mondo, ad avere un accesso indipendente allo Spazio. Ma Vega C è anche un punto per una nuova partenza. Grazie ai fondi del Pnrr e a un tessuto industriale nazionale che vanta una completa competenza di sistema, il governo italiano è al lavoro per progredire nello sviluppo del Vega E e della futura famiglia dei lanciatori europei sempre più sostenibili e performanti, con significativi investimenti nelle tecnologie di propulsione liquida e di riusabilita».

Ore 15.20 Vega C ha raggiunto quasi quota 400 chilometri, la stessa della stazione spaziale internazionale con Samantha Cristoforetti. I primi tre stadi a combustibile solido hanno esaurito i loro compito, con il quarto stadio Avum Plus che continua a salire portando i satelliti Lares 2 e i sei cubesat. Dovrà raggiungere inizialmente quota 5.983 chilometri, la più alta mai toccata da un razzo della famiglia Vega, per poi scendere grazie complessivamente a 5 "spari" ovvero accensioni possibili grazie al motore a combustibile liquido.

Ore 15.13 Vega C decolla dallo spazioporto di Kourou. Le fiamme sprigionate dal primo stadio P120 squarciano la bruma amazzonica e la pioggia battente. Un'esplosione rosso vivo che si staglia sulle nuvole che sfiorano la foresta. Il boato fragoroso arriva quasi 40 secondi alla terrazza della sala di controllo Jupiter distante 14 chilometri dalla rampa: il pavimento trema pure un po' mentre Vega C continua ad arrampicarsi come un sprinter nel cielo sopra la Guyana Francese. Un applauso scioglie la fortisima tensione innescata da due rinvii, affacciato alla balaustra il ministro Vittorio Colao sorride. A pochi passi sorride anche Diane Leyre, Miss France 2022. Per i tecnici di Avio non è ancora tempo di esaurire le scorte di adrenalina, bisogna attendere ancora due ore perché anche l'ultimo satellite sia agganciato all'orbita. Alta tensione anche  a Colleferro, in città e nello stabilimento di Avio.  

Ore 14.50 Riparte il conto alla rovescia: decollo alle 15.13

Ore 14.11. Di nuovo "rosso", il lancio di Vega C è stato di nuovo sospeso, questa volta a 89 secondi dal "go". Di nuovo un'anomalia tecnica rilevata in automatico. Si attendono informazioni dalla sala controllo. Su Kourou, dopo due giorni di sole, continua a piovere.

Ore 13.12 Alle 13.12 e 30 secondi il primo lancio di Vega C è stato sospeso per un'ora, fermato il conto alla rovescia "per un problema tecnico" quando mancavano solo 90 secondi al decollo del nuovo razzo dell'Avio di Colleferro. "Rouge" hanno detto dalla sala di controllo Jupiter mentre anche Vittorio Colao - e mai si era visto un ministro italiano allo spazioporto -  si prendeva in viso tutta la pioggia tropicale traguardando dalla terrazza la ben poco visibile rampa di lancio distante 13 chilometri e in mezzo alla giungla amazzonica di Kourou (Guyana Francese) dove è stato costruito la base europea 500 chilometri a nord dall'equatore. Tutti al coperto, allora, ad attendere un'ora. Il lancio era previsto alle 13.13 e quindi ora si aspettano le 14.13. Il conto alla rovescia riprenderà da meno 4 minuti.

Sui grandi schermi della sala di controllo il countdown è cerchiato in giallo (problema tecnico), se fosse una questione di maltempo sarebbe cerchiato in rosso. E' accaduto che la lsterninata lista di controlli in automatico ha rilevato un'anomalia tecnica che poi i tecnici di Avio hanno individuato. Il count down poteva riprendere in mezz'ora ma per scrupolo si è deciso di ripartire dopo 60 minuti. A 5 secondi dal lancio il sistema automatico di controllo del razzo riassegna il comando al tecnico della sala di controllo incarica di avviare il decollo. Poi farà tutto Vega C grazie al software ideato dall'Avio a Colleferro.

La tensione, soprattutto fra i tecnici di Avio, è fortissima, in realtà si tratta di una situazione di routine: solo anche quando il 100% dello scenario è favorevole si accende la luce verde per un lancio, soprattutto se si tratta di un nuovo razzo.

Video

La vigilia

Mario Cioeta ci pensa un po' e dice: “Dal primo al quarto stadio e poi all'ogiva porta-satelliti saranno almeno 14mila pezzi, ma contando solo quelli che assembliamo noi per “comporre” Vega C, perché poi ci sono i pezzi che compongono parti già costituite, per non dire delle parti delle apparecchiature elettroniche, per non dire dei 5mila chilometri di filo di carbonio con cui sono “tessuti” gli stadi”, conclude il tecnico dell'Avio, responsabile dell'architettura del razzo che oggi 13 luglio alle 13.13 decollerà dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana francese.

Tutti quei 13 non sono casuali perché anche nel mondo rigoroso degli ingegneri aerospaziali c'è bisogno di sfruttare tutte le possibilità per la riuscita di un evento spaventosamente difficile come la prima missione di un nuovo razzo. Così anche per Vega C, come avvenne 10 anni fa per Vega, una delegazione di tecnici è partita in pellegrinaggio per una chiesetta cattolica di Kourou: obbiettivo l'accensione di un cero in parte rallentata dalla celebrazione di un battesimo, evento considerato di buon auspicio.Anche perché per i razzi lanciatori come Vega C, ovvero come tutti gli altri razzi, una volta avviato il decollo non si può fare altro che sperare ed eventualmente pregare. Il razzo funzionerà per tutta la missione da solo in base alla programmazione senza la possbilità di intervenire da terra.

Aurelio Riciputi ci pensa un po' e dice: “Nel primo stadio di Vega C, ovvero il “motore P120”, vengono “colate” 140 tonnellate di combustibile solido: perclorato di ammonio e di polvere di allumio mescolate con un legante polimerico. Avete in mente quei bastoncini che si accendono per carnevale per fare le scintille? Ecco, qualcosa del genere. Per “impastare” questi componenti usiamo quel miscelatore altro 15 metri che, sì, ricorda un robot da cucina, solo un po' più grande. Qui a Kourou ne abbiamo 2 dei 5 che esistono al mondo. E poi al P120 carico di, sì, possiamo dire di esplosivo, facciamo anche i raggi X per cercare eventuali difetti tipo piccole crepe e “bolle” nel combustibile: usiamo un macchina da 12 milioni di elettronvolt, la teniamo in questo capannone bunker con una porta di acciaio e cemento spessa 60 centimetri”, conclude il responsabile di Regolus, la società mista Avio (40%) e Ariane Groupe (60%) che alla fine degli anni 80 raccolse e tramandò l'arte dei “colatori” di carburante solido (chiamato in gergo “grano”) della storica societa Bpd di Colleferro.

Vittorio Colao ci pensa un po' e non dice niente. Si aggiusta il caschetto blu e inizia la risalita della colossale rampa di lancio alta 50 metri da dove decollerà Vega C scaricando nei canali di sfogo di cemento armato fiammate che raggiungeranno i 1500 gradi, come in una fonderia. Dentro i motori (gli stadi) la temperatura sarà doppia per sprigionare l'energia necessaria a far raggiungere i 28.800 chilometri orari al razzo che al decollo pesa 210 tonnellate. Anche Colao è stato fornito di scarpe di gomma ed è stato inviato a lasciare in auto il cellulare durante la visita alla rampa che permette quasi di toccare Vega C, di vedere sotto la protezione ternica bianca le “trecce” di filo di carbonio con cui sono tessute le pareti degli stadi che sono così leggeri ed iper-resistenti: una delle caratteristiche vincenti dei razzi Vega. E ancora una volta si torna da questi sopralluoghi con negli occhi la preparazione e la passione contagiosa dei tecnici coinvolti in avventure che collegano manualità artiginali millenarie a visione futuristiche della tecnologia. Dieci anni fa, dopo il decollo di Vega, i tecnici di Avio cantarono "Fratelli d'Italia" in mezzo alla giungla non solo per scaricare la tensione accumulata in decenni di lavoro, ma anche per ricordare ai francesi che da quel giorno la vita allo spazioporto di Kourou comprendeva un protagonista in più da affiancare ai razzi Ariane ai quali, peraltro, Avio continuerà a fornire i booster (i razzi ausiliari), ovvero i motori P120.

Il ministro dell'Innovazione tecnologica con delega allo Spazio non dice inizialmente niente perché si resta senza parole la prima volta che si vede un razzo come Vega C sulla rampa di lancio. Il gigante alto 35 metri “imprigionato” nella torre della rampa in mezzo ai 4 piloni antifulmini. Camicia bianca griffata Avio e appiccicata alla pelle, Colao è il primo ministro italiano che si è preso la briga di attraversare l'oceano Atlantico e di sbarcare nell'afa tropicale dell'ex bagno penale 500 chilometri a sud dell'Equatore per capire che cosa c'è dietro i primati dei razzi dell'Avio di Colleferro, che cosa c'è al vertice del comparto aerospaziale dell'Italia che grazie ai missili lanciatori della famiglia Vega è fra le 7 nazioni al mondo che hanno accesso diretto allo spazio. Le prime tre sono Stati Uniti, Russia e Cina... Vega merita questa attenzione, merita di crescere ancora grazie ai fondi del Pnrr stanziati dal Governo che punta a garantire stabilità al comparto aerospaziale italiano sempre all'avanguardia in fatto di capacità tecnologiche, ma negli anni penalizzato dalle frenetiche alternanze di governi a differenza di quanto avviene ad esempio proprio in Francia.

Qui la diretta streaming dell'Esa

 

Lo spazioporto

A Kourou sembra di essere tornati indietro nel tempo fino al 2012, alla vigilia del primo lancio del razzo Vega (Vettore europeo di generazione avanzata). Lo spazioporto di 100mila ettari strappati al muro verde della foresta tropicale è definito “europeo”, ma si capisce subito – allora come oggi - che ci si trova in casa dei francesi che vanno accontentati anche se pretendono che gli “ospiti” mettano le pattine sul loro territorio di oltremare. Ma c'è un modo infallibile per non rompere l'etichetta con gli amici ed alleati francesi che affidano la difesa dello spazioporto ai massicci legionari: fare come e meglio di loro. E Vega, progettato e costruito al 70 per cento dall'Avio a Colleferro per conto dell'Agenzia spaziale europea, l'ha fatto infilando con successo le prime 14 missioni consecutive (record mondiale) e completando 18 missioni su 20 (altro record). Adesso è il turno del fratello maggiore, Vega C, alto 35 metri (5 in più di Vega) e capace di issare in orbita, anzi, in più orbite, fino a 2,2 tonnellate di satelliti (una in più del fratello minore) e per di più, e soprattutto, mantenendo invariati i costi. Un razzo lanciasatelliti che ha già 7 lanci prenotati e altri 7 in trattativa e che si mette in prima linea nel mercato mondiale dei lanciatori attraversato da un enorme boom di richieste anche perché il nostro modo di vivere attuale non sarebbe più replicabile senza le informazioni fornite dai satelliti.

“Vega C - ha ricordato l'ad di Avio, Giulio Ranzo, nella sala di controllo Jupiter, può accogliere il 90% dei tipi di satelliti, mentre Vega si fermava al 50%”. E anche Vega C (C sta per Consolidation) resta un esempio virtuoso di collaborazione internazionale”.

L'Italia, anche per Vega C, è capofila del progetto dell'Esa che coinvolge Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Spagna, Svezia e Svizzera. Le squadre al lavoro dalla progettazione alla realizzazione sono 24 e inoltre vi sono fornitori di ulteriori nazioni come ad esempio l'Ucraina che firma il motore del quarto stadio, l'Avum, l'unico a carburante liquido che consente più accensioni (“spari”, termine usato anche per i fuochi di artificio). Al momento Avio ha in deposito alcuni di questi motori, con la speranza che il conflitto termini al più presto.

Il coordinamento è affidato all'Agenzia spaziale italiana con Avio che realizza a Colleferro il 70 per cento del lanciatore.

La missione

Per il suo volo di qualifica (Maiden flight) che durera 2 ore e 15 minuti (ma i primi tre stadi a carburante solido fanno il loro lavoro in poco meno di sei minuti).

L'unico comando impartibile: l'autodistruzione

Una volta impartito il comando di accensioone decollato, Vega C deve fare tutto solo, anche le plurime accensioni del quarto stadio, anche perché non sarebbe facile fornire tempestivi ed efficaci comandi a una “macchina” che vola a 28.800 chilometri orari. Da terra gli si può impartire un solo comando: l'autodistruzione. In una sala riservata del centro di controllo Jupiter c'è un tecnico del Centres national d'etudes spaciales (Cnes, l'agenzia spaziiale francese padrona di casa nello spazioporto) che ha il compito di seguire la “nominalità” (regolarità) della traiettoria di Vega C: se il razzo sgarra anche di pochissimo viene premuto il pulsante rosso perché a quella velocità il missile può raggiungere zone, abitate o meno, molto lontane.

Le bandierine viola

Proprio la necessità di rendere perfetto Vega C per consentirgli di volare in piena autonomia ha spinto i tecnici a studiare sistemi ridondanti di controllo e di verifica delle millanta fasi di assemblamento. Ogni volta che viene completata un'operazione viene meticolosamente staccata la bandierina viola ad essa assegnata. Se alla fine restano bandierine vuole dire che bisogna controllare quella determinata operazione. Un po' come se resta in mano una vite quando si è montato un mobile dell'Ikea: qualche passaggio delle istruzioni non è stato evidentemente seguito con attenzione. Stessa cosa, un filo più complicato, con le oltre 150 bandierine viola impiegate per Vega C.

Disco Ball

Il razzo Vega C ha un carico in gran parte italiano in cui spicca il satellite scientifico Lares 2, dell'Agenzia Spaziale Italiana. Anche 10 anni fa il il primo volo di Vega decollò con il satellite Lares. Ora siamo al Lares 2 (LAser RElativity Satellite 2) è stato concepito e progettato dal team scientifico del Centro Fermi e La Sapienza Università di Roma e stato realizzato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Fra gli scienziati coinvolti Paolo Bellomi, Richard Matzner, Ignazio Ciofolini (Centro Fermi di Roma), Antonio Paolozzi e Vahagn Gurzadyan. Lares 2 E' una sfera in lega di nickel ad alta densità dalla massa di 300 chilogrammi sulla quale 303 retroriflettori (ricorde le sfere tutte di specchietti appese ai soffitti delle discoteche) che permetteranno di tracciare la sua orbita con grande accuratezza: i dati permetteranno di verificare sperimentalmente alcuni aspetti della relatività previsti da Einstein e di eseguire misure di geodesia spaziale attraverso il Centro Spaziale dell'Asi ai Matera. Il Sistema Lares 2 è stato sviluppato da OHB Italia, sotto la guida e il coordinamento dell'Asi. Da terra vengono, in altre parole, inviati segnali che verranno riflessi dai retroriflettori: calcolando, in andata e ritorno, i tempi dei segnali, è possibile effettuare una vasta parure di esperimenti. Lares 2 verrà portato molto in alto (6mila chilometri) rispetto alle orbite basse dei satelliti finora agganciati al cielo da Vega quasi sempre sotto i mille chilometri di quota

I Cubesat

Vega-C rilascerà inoltre in orbita, più in basso di Lares 2, sei cubesat (cubi di 10 centimetri di spigolo pesanti al massimo un chilogramma) selezionati dall'Agenzia Spaziale Europea e realizzati da università e centri di ricerca europei, tra cui anche gli italiani Astrobio (realizzato da Inaf, Sapienza Università di Roma e dalla Scuola di Ingegneria Aerospaziale della Sapienza), un cubesat che ospita un laboratorio miniaturizzato basato su un'innovativa tecnologia che eseguirà autonomamente esperimenti bioanalitici nello spazio, con una serie di potenziali applicazioni in missioni di esplorazione planetaria sia umana che robotica; GreenCube (realizzato da Sapienza Università di Roma), promossi e guidati nello sviluppo dall'ASI, e Alpha di ArcaDynamics. Gli altri tre cubesat sono: Trisat-R dell'Università di Maribor (Slovenia) e MTCube-2 e Celesta entrambi dell'Università di Montpellier (Francia).

Paolo Ricci Bitti

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 22:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA