Google Play Store, scoperte dieci app pericolose: a rischio i dati di 105 milioni di persone

Martedì 25 Febbraio 2020 di Marta Ferraro
La scoperta: 10 applicazioni di Google Play consentono agli hacker di vedere tutto ciò che fanno più di 100 milioni di utenti
Gli esperti del portale VPNpro hanno scoperto che su Google Play Store ci sono dieci pericolose applicazioni VPN che presentano significative vulnerabilità, che interessano oltre 100 milioni di utenti, secondo un nuovo rapporto pubblicato sul loro sito.

Le apps sono SuperVPN Free VPN Client, che conta circa 100 milioni di download, TapVPN Free VPN, Best Ultimate VPN - Fastest Secure Unlimited VPN, Korea VPN - Plugin for OpenVPN, Wuma VPN-PRO, VPN Unblocker Free unlimited Best Anonymous Secure, VPN Download: Top, Quick & Unblock Sites, Super VPN 2019 USA, Secure VPN-Fast VPN Free & Unlimited VPN y Power VPN Free VPN. 

Le vulnerabilità riscontrate in queste applicazioni - che sono state scaricate in totale circa 120 milioni di volte - consentono agli hacker di intercettare facilmente le comunicazioni degli utenti di Internet, incluso vedere i siti Web che visitano e rubare i loro dati, quali: username, password, foto, video e messaggi.

«Al momento, a oltre 105 milioni di persone potrebbero aver rubato i dati delle carte di credito o filtrato o venduto online le loro foto e i loro video privati, oppure registrato e inviato a un server in un luogo segreto ogni minuto delle loro conversazioni private», hanno avvertito gli specialisti.

VPNpro ha riferito che le vulnerabilità nelle dieci applicazioni sono state rilevate nell'ottobre 2019 e sono state comunicate agli sviluppatori. Tuttavia, solo uno di essi, Best Ultimate VPN, ha patchato la sua app in base alle informazioni fornite dagli esperti, mentre gli altri non hanno risposto.

Finora, sei delle dieci applicazioni nominate dal portale sono disponibili sul Play Store, incluso SuperVPN Free, che in precedenza era stato segnalato. Nel frattempo, gli esperti raccomandano di rimuovere al più presto le app citate dagli smartphone. © RIPRODUZIONE RISERVATA